AI Act: le nuove regole UE su chatbot, deepfake e contenuti AI

04 Agosto 2026 - 14:00
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AI Act: le nuove regole UE su chatbot, deepfake e contenuti AI

D’ora in poi, se si parla con un chatbot in Europa, l’azienda è tenuta a dirlo. Se un’immagine è stata generata dall’AI, deve essere etichettata. Se un video è un deepfake, deve essere etichettato come tale. Se un audio è sintetico, deve contenere metadati leggibili dalle macchine che lo identificano come artificiale.

Le nuove regole di trasparenza dell’AI Act europeo sono appena entrare ufficialmente in vigore. Le aziende che non si adeguano rischiano multe fino a 15 milioni di euro, o il 3% del fatturato annuo globale.

AI Act, cosa richiedono le regole UE

Le regole fanno distinzione tra fornitori (chi sviluppa e commercializza i sistemi AI) e distributori (piattaforme e servizi che li usano). Alcune aziende, come Meta e SpaceXAI, sono entrambe le cose.

I fornitori devono progettare i sistemi AI per avvisare esplicitamente gli utenti quando stanno interagendo con l’AI invece che con un essere umano, a meno che non sia ovvio. Devono anche includere etichette leggibili dalle macchine su audio, immagini, video e testo sintetici, così che possano essere rilevati come generati o manipolati dall’AI.

I distributori devono etichettare qualsiasi immagine, audio e video deepfake generato o manipolato dall’AI progettato per sembrare reale.

La Commissione Europea ha sviluppato un set di icone di divulgazione AI che le piattaforme possono adottare, simili alle etichette già introdotte da TikTok, Instagram e Facebook. Le icone UE sono opzionali. I requisiti di etichettatura non lo sono.

Il rapido sviluppo di sistemi AI generativi sta rendendo sempre più difficile distinguere le interazioni AI e i contenuti generati dall’AI da quelli creati dagli esseri umani, dice la Commissione. Le persone dovrebbero sapere quando interagiscono con l’AI o sono esposte a contenuti generati dall’AI.

I tempi

Le regole sono immediatamente applicabili per i nuovi sistemi AI. I modelli e i servizi lanciati prima del 2 agosto hanno un periodo di grazia di quattro mesi, fino al 2 dicembre, per adeguarsi.

Il contesto italiano ed europeo

Per l’Italia e l’Europa, le regole di trasparenza sono il primo pezzo dell’AI Act che tocca direttamente l’esperienza quotidiana degli utenti. Quando si chiede qualcosa a un chatbot su un sito di e-commerce italiano, il sito deve dire che è AI. Quando si vede un’immagine su Instagram che sembra una foto ma è generata da Muse Image di Meta, deve essere etichettata.

Google ha appena aggiunto l’etichetta “creato con l’AI” alle pubblicità su Ricerca e YouTube, ma solo per i propri strumenti, con autodichiarazione per gli altri. L’UE va oltre: l’etichettatura è obbligatoria per tutti, con sanzioni per chi non si adegua.

La differenza tra l’approccio europeo e quello americano è la stessa di sempre, l’UE regola per legge, gli USA lasciano che le piattaforme si autoregolino. Le etichette Google sono volontarie. Le etichette UE sono obbligatorie. Le multe da 15 milioni rendono la differenza molto concreta.

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