Roundhouse, il tempio della musica a Camden
Nel cuore di Camden, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di Chalk Farm, sorge un edificio che racconta quasi due secoli di storia londinese. Oggi il Roundhouse è una delle più prestigiose music venue di Londra, capace di ospitare concerti dei più grandi artisti internazionali, spettacoli teatrali, festival, performance di danza e iniziative dedicate ai giovani creativi. Tuttavia, la sua storia non nasce con la musica, bensì con il rombo delle locomotive a vapore che contribuirono alla rivoluzione industriale britannica.
Pochi luoghi della capitale possono vantare una trasformazione tanto radicale. Nato come deposito ferroviario vittoriano, il Roundhouse è diventato negli anni Sessanta uno dei simboli della controcultura londinese, ospitando concerti destinati a entrare nella leggenda e contribuendo alla nascita della moderna scena musicale britannica. Artisti come Jimi Hendrix, Pink Floyd, David Bowie, The Doors, Led Zeppelin e molti altri hanno calcato il suo palcoscenico, rendendolo una tappa obbligata per ogni appassionato di musica.
Oggi il Roundhouse continua a reinventarsi senza rinnegare il proprio passato. La sua architettura industriale, perfettamente restaurata, ospita una programmazione che spazia dal rock alla musica elettronica, dal jazz alla poesia, trasformando ogni evento in un’esperienza immersiva. Visitare questa venue significa entrare in uno spazio dove storia, cultura e innovazione convivono in perfetto equilibrio.
Da deposito ferroviario a simbolo della Londra culturale
Quando si osserva oggi il profilo circolare del Roundhouse, è difficile immaginare che questo edificio sia nato per uno scopo completamente diverso dalla musica. La sua costruzione risale al 1846-1847, nel pieno della rivoluzione ferroviaria britannica, quando Londra stava vivendo una trasformazione senza precedenti grazie all’espansione delle linee ferroviarie. Il progetto fu affidato all’ingegnere Robert Benson Dockray, che lavorava sotto la supervisione di Robert Stephenson, uno dei maggiori protagonisti dell’ingegneria ferroviaria del XIX secolo e figlio del celebre George Stephenson, considerato il padre delle ferrovie moderne.
L’edificio venne realizzato come deposito circolare per locomotive della London and Birmingham Railway. La sua particolare forma non era una scelta estetica, ma una soluzione perfettamente funzionale. Al centro della struttura era infatti installata una piattaforma girevole che permetteva di ruotare le locomotive a vapore e indirizzarle verso uno dei numerosi binari disposti radialmente lungo il perimetro dell’edificio. È proprio da questa caratteristica che deriva il nome Roundhouse, letteralmente “casa circolare”. Ancora oggi la pianta perfettamente rotonda rappresenta uno degli elementi architettonici più riconoscibili della struttura. La storia dell’edificio è raccontata anche sul sito ufficiale del Roundhouse, organizzazione culturale che oggi gestisce la venue e i suoi programmi educativi.
Paradossalmente, il Roundhouse svolse la funzione per cui era stato progettato soltanto per circa un decennio. Lo sviluppo tecnologico delle locomotive rese rapidamente obsolete le dimensioni dell’edificio, che non era più in grado di ospitare i nuovi modelli, sempre più lunghi e potenti. La struttura venne così convertita in deposito e magazzino per merci, in particolare per liquori e altri prodotti commerciali, perdendo progressivamente la sua importanza strategica. Per molti decenni rimase un semplice edificio industriale, fino a cadere in uno stato di semiabbandono che sembrava destinato a decretarne la scomparsa.
La svolta arrivò soltanto negli anni Sessanta, un periodo in cui Londra stava diventando uno dei principali laboratori culturali del mondo occidentale. Nel 1964 il drammaturgo Arnold Wesker, figura di spicco del teatro sociale britannico e fondatore del progetto Centre 42, intuì le enormi potenzialità dell’ex deposito ferroviario. L’idea era rivoluzionaria: trasformare un edificio industriale inutilizzato in uno spazio dedicato alle arti, accessibile non soltanto alle élite culturali ma anche al pubblico più ampio possibile. Non si trattava semplicemente di aprire un teatro, bensì di creare un luogo dove musica, letteratura, danza, arti visive e sperimentazione potessero convivere.
Il progetto si inseriva perfettamente nello spirito della cosiddetta Swinging London, l’epoca in cui la capitale britannica diventava il centro mondiale della moda, della musica e della creatività giovanile. Mentre Carnaby Street rivoluzionava il modo di vestire e i Beatles conquistavano il mondo, il Roundhouse iniziava lentamente a costruire la propria identità come spazio alternativo rispetto ai teatri tradizionali del West End.
L’atmosfera che si respirava al Roundhouse era completamente diversa da quella dei luoghi dello spettacolo più convenzionali. Gli ambienti conservavano gran parte dell’architettura industriale originale, con enormi pilastri in ghisa, pareti in mattoni e una vasta copertura che conferiva agli spettacoli un carattere quasi monumentale. Proprio questa combinazione tra passato industriale e sperimentazione artistica contribuì a renderlo uno dei luoghi più affascinanti della Londra culturale.
Uno degli episodi che consolidò definitivamente la fama del Roundhouse fu l’arrivo di Oh! Calcutta, spettacolo ideato dal celebre critico teatrale Kenneth Tynan, figura centrale della critica teatrale britannica del Novecento. Messo in scena nel 1969, lo spettacolo suscitò enorme scalpore per la presenza di scene di nudo integrale, allora considerate estremamente provocatorie. Più che per il contenuto in sé, l’evento rappresentò un simbolo della nuova libertà artistica che caratterizzava la Londra degli anni Sessanta. Il Roundhouse divenne così uno dei principali punti di riferimento della controcultura britannica, attirando artisti, musicisti, scrittori e intellettuali provenienti da tutto il mondo.
Questa nuova identità avrebbe presto aperto le porte a una straordinaria stagione musicale che avrebbe trasformato il Roundhouse in una delle venue più leggendarie del pianeta.
Il palco delle leggende: quando il Roundhouse ha scritto la storia della musica
Se il recupero culturale degli anni Sessanta trasformò il Roundhouse in uno dei luoghi più innovativi di Londra, fu la musica a renderlo una vera leggenda. Nel giro di pochi anni l’ex deposito ferroviario si trasformò in uno dei palcoscenici più ambiti del Regno Unito, attirando artisti destinati a cambiare la storia del rock, del blues, del jazz e della musica contemporanea. La sua architettura unica, unita a un’acustica sorprendente e a un’atmosfera informale, offriva infatti qualcosa che nessun’altra venue londinese poteva garantire: la sensazione di assistere a un concerto all’interno di uno spazio fuori dal tempo, dove pubblico e musicisti sembravano condividere la stessa esperienza senza le barriere tipiche dei grandi teatri.
Tra gli artisti che contribuirono a costruire il mito del Roundhouse figura naturalmente Jimi Hendrix, considerato ancora oggi uno dei più grandi chitarristi della storia della musica. Le sue esibizioni nella venue londinese sono ricordate per l’intensità della performance e per il rapporto quasi fisico instaurato con il pubblico. La particolare forma circolare della sala amplificava la sensazione di immersione sonora, rendendo ogni concerto un’esperienza coinvolgente. Molti appassionati di rock considerano ancora oggi il Roundhouse uno dei luoghi simbolo della breve ma straordinaria carriera europea di Hendrix.
Negli stessi anni salirono sul palco anche i Pink Floyd, allora protagonisti della stagione psichedelica londinese. La struttura del Roundhouse si prestava perfettamente alle sperimentazioni visive della band, che iniziava già a utilizzare proiezioni luminose, effetti speciali e installazioni artistiche per accompagnare la musica. La venue divenne così uno dei laboratori ideali per un nuovo modo di concepire il concerto, non più soltanto come esecuzione musicale, ma come esperienza multisensoriale.
Anche The Doors lasciarono un segno indelebile nella storia del Roundhouse. Il loro concerto londinese è rimasto famoso perché rappresentò una delle rarissime occasioni in cui il gruppo di Jim Morrison si esibì nel Regno Unito. Ancora oggi molti fan visitano il Roundhouse proprio per il legame con quella storica performance, entrata nell’immaginario collettivo del rock internazionale.
Nel corso degli anni Settanta il palco continuò a ospitare alcuni dei nomi più importanti della musica mondiale. Led Zeppelin, David Bowie, Elton John, Jefferson Airplane, The Ramones, Blondie, The Jam, Motörhead e New York Dolls contribuirono ad arricchire un calendario che oggi rappresenta una vera enciclopedia della musica contemporanea. Ogni decennio ha lasciato il proprio segno, trasformando il Roundhouse in un luogo capace di adattarsi all’evoluzione dei gusti musicali senza perdere la propria identità.
Tra tutti questi artisti, David Bowie occupa un posto speciale. Il legame tra Bowie e Camden è profondo, e il Roundhouse rappresenta uno dei luoghi simbolo della sua lunga carriera. Qui il cantante trovò un ambiente perfettamente in sintonia con la propria ricerca artistica, fatta di continue sperimentazioni e trasformazioni. Ancora oggi il quartiere conserva numerosi riferimenti alla sua figura, e molti visitatori inseriscono il Roundhouse all’interno di un itinerario dedicato ai luoghi legati alla vita dell’artista.
Questa straordinaria stagione sembrava però destinata a interrompersi. A partire dagli anni Ottanta il Roundhouse attraversò un lungo periodo di difficoltà economiche e organizzative. L’edificio venne utilizzato solo occasionalmente per concerti ed eventi speciali, mentre il progressivo deterioramento della struttura alimentava il timore che uno dei simboli culturali di Londra potesse andare definitivamente perduto. Per molti anni il suo futuro rimase incerto, nonostante il forte valore storico e architettonico riconosciuto anche dalle istituzioni britanniche.
La svolta arrivò grazie a un ambizioso progetto di recupero avviato nei primi anni Duemila. L’intervento, concluso nel 2006, non si limitò a restaurare l’edificio, ma ne ripensò completamente la funzione. I progettisti decisero di conservare gli elementi architettonici che raccontavano la storia industriale del Roundhouse — i grandi pilastri in ghisa, le murature vittoriane e l’imponente copertura circolare — integrandoli con le più moderne tecnologie per l’audio, l’illuminazione e la produzione di spettacoli. Il risultato fu uno degli esempi più riusciti di recupero del patrimonio industriale britannico, capace di coniugare memoria storica e innovazione tecnologica.
La rinascita fu immediata. Il nuovo Roundhouse tornò rapidamente a ospitare alcuni dei maggiori artisti internazionali, riconquistando un ruolo centrale nel panorama musicale londinese. Negli anni successivi sono saliti sul palco musicisti appartenenti ai generi più diversi, dal rock all’elettronica, dall’indie al jazz, dimostrando come la venue abbia saputo rinnovarsi senza rinunciare alla propria identità. Manifestazioni come l’iTunes Festival, poi diventato Apple Music Festival, hanno ulteriormente rafforzato la sua reputazione internazionale, portando sul palco artisti del calibro di Lady Gaga, Foo Fighters, Ed Sheeran, Alicia Keys, Elton John e molti altri.
Oggi il Roundhouse continua a essere considerato una delle migliori sale da concerto del Regno Unito anche per motivi strettamente tecnici. La particolare conformazione circolare garantisce infatti una visuale eccellente da quasi ogni punto della sala, mentre l’acustica, affinata attraverso i lavori di restauro, permette di valorizzare sia le grandi produzioni rock sia i concerti più intimi. È proprio questa capacità di mettere in comunicazione passato e presente, tradizione industriale e creatività contemporanea, ad aver trasformato il Roundhouse in molto più di una semplice music venue: è un luogo dove la storia della musica continua ancora oggi a essere scritta.
Molto più di una sala concerti: il Roundhouse oggi e il suo ruolo nella cultura londinese
Il successo del restauro del 2006 non ha semplicemente restituito a Londra una storica sala concerti. Il Roundhouse è diventato un centro culturale a tutto tondo, capace di coniugare spettacolo, formazione e inclusione sociale. Questa evoluzione rappresenta forse la sua trasformazione più importante: da edificio industriale prima e music venue poi, a istituzione culturale che investe concretamente sulle nuove generazioni di artisti.
Accanto ai grandi concerti internazionali, il Roundhouse dedica infatti una parte fondamentale della propria attività ai giovani tra gli 11 e i 30 anni, offrendo corsi, laboratori e programmi di formazione nelle discipline creative. Attraverso la Roundhouse Creative Studios & Business Centre, centinaia di ragazzi ogni anno possono sviluppare competenze nella produzione musicale, nella scrittura, nella regia, nella fotografia, nel video making, nel podcasting, nelle arti circensi, nella danza contemporanea, nella recitazione e persino nelle nuove tecnologie digitali applicate allo spettacolo. Non si tratta di semplici corsi amatoriali, ma di percorsi professionali che hanno contribuito alla crescita di numerosi artisti oggi attivi nel panorama culturale britannico.
Questa attenzione verso i giovani rende il Roundhouse diverso da quasi tutte le altre grandi venue londinesi. Se luoghi come la O2 Arena o la Royal Albert Hall concentrano la loro attività principalmente sugli spettacoli, il Roundhouse svolge anche una funzione educativa, contribuendo allo sviluppo della futura scena artistica del Regno Unito. Sul sito ufficiale del Roundhouse è possibile conoscere i numerosi programmi dedicati ai giovani creativi, uno degli aspetti meno conosciuti ma più significativi dell’istituzione.
Naturalmente la musica continua a rappresentare il cuore della programmazione. Nel corso dell’anno il calendario alterna artisti affermati a nuove promesse, con una particolare attenzione ai linguaggi contemporanei. Rock, indie, elettronica, jazz, hip hop, musica sperimentale e world music convivono senza gerarchie, rispecchiando perfettamente il carattere multiculturale di Londra. La venue ospita inoltre festival tematici, spettacoli teatrali, performance di danza, eventi letterari, podcast dal vivo e produzioni multidisciplinari che difficilmente troverebbero spazio nei circuiti più tradizionali.
Tra gli appuntamenti più interessanti degli ultimi anni figura il Roundhouse Comedy Festival, nato per valorizzare la grande tradizione della comicità britannica. L’evento richiama alcuni dei più importanti comici del Regno Unito e propone spettacoli, podcast, incontri con il pubblico e performance innovative, dimostrando ancora una volta la capacità del Roundhouse di rinnovare continuamente la propria offerta culturale.
Un altro format particolarmente apprezzato è In the Round, una serie di spettacoli che sfrutta la caratteristica architettura circolare dell’edificio. In queste occasioni il palco viene collocato al centro della sala, mentre il pubblico lo circonda completamente. Il risultato è un rapporto completamente diverso tra artisti e spettatori: non esiste una “prima fila” privilegiata e ogni punto della sala offre una prospettiva differente. Questa configurazione, impossibile nella maggior parte delle sale da concerto tradizionali, restituisce un senso di vicinanza che molti musicisti definiscono unico.
Dal punto di vista architettonico, il Roundhouse rappresenta anche uno degli esempi più riusciti di rigenerazione del patrimonio industriale londinese. Invece di demolire un edificio ormai inutilizzato, la città ha scelto di conservarne l’identità, trasformandolo in uno spazio perfettamente integrato nella vita contemporanea. Le grandi colonne in ghisa, i mattoni vittoriani e la spettacolare copertura continuano a raccontare la storia della rivoluzione industriale, mentre gli impianti tecnologici più avanzati permettono di ospitare spettacoli di livello internazionale.
Anche il quartiere di Camden contribuisce al fascino della venue. Chi decide di assistere a un concerto può facilmente trasformare la serata in un’esperienza più ampia, passeggiando tra il Camden Market, i negozi di musica, i pub storici e i locali che hanno reso questa zona uno dei principali punti di riferimento della cultura alternativa londinese. La vicinanza con Primrose Hill, Regent’s Canal e Regent’s Park offre inoltre l’opportunità di esplorare una parte della città ricca di storia, arte e atmosfera.
Oggi il Roundhouse è considerato una delle migliori music venue del mondo non soltanto per la qualità della programmazione, ma per la sua capacità di raccontare la storia di Londra. Ogni mattone dell’edificio testimonia una diversa epoca della capitale: la rivoluzione ferroviaria dell’Ottocento, la controcultura degli anni Sessanta, l’esplosione del rock, il recupero del patrimonio industriale e la continua ricerca di nuovi linguaggi artistici. È un luogo che non ha mai smesso di reinventarsi, mantenendo però intatta la propria identità.
Per questo motivo visitare il Roundhouse non significa semplicemente assistere a un concerto. Significa entrare in uno spazio dove passato e futuro convivono, dove la memoria industriale incontra la creatività contemporanea e dove ogni spettacolo aggiunge un nuovo capitolo a una storia iniziata quasi centottant’anni fa.
Domande frequenti sul Roundhouse di Londra
Dove si trova il Roundhouse?
Il Roundhouse si trova in Chalk Farm Road, Camden, Londra NW1, a pochi minuti a piedi dalla stazione della metropolitana di Chalk Farm (Northern Line).
Perché si chiama Roundhouse?
Il nome deriva dalla sua funzione originaria di deposito circolare per locomotive a vapore, costruito nel 1846-1847 con una piattaforma girevole centrale.
Quali artisti hanno suonato al Roundhouse?
Nel corso della sua storia ha ospitato artisti come Jimi Hendrix, David Bowie, Pink Floyd, The Doors, Led Zeppelin, Elton John, Blondie, The Ramones, Motörhead, Foo Fighters, Ed Sheeran e molti altri.
Quanti spettatori può ospitare?
La capienza è di circa 3.300 persone in piedi oppure 1.700 posti a sedere, a seconda della configurazione dell’evento.
Il Roundhouse ospita solo concerti?
No. La programmazione comprende anche teatro, danza, festival, comedy, spoken word, podcast dal vivo, mostre ed eventi culturali, oltre a numerosi programmi educativi per giovani artisti.
Vale la pena visitarlo anche senza assistere a un concerto?
Sì. Il Roundhouse rappresenta uno degli edifici industriali vittoriani meglio recuperati di Londra ed è una tappa interessante anche per chi visita Camden e desidera conoscere uno dei luoghi simbolo della cultura musicale britannica.
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