Al conservatorio di San Pietro a Majella la canzone napoletana alla prova delle nuove voci

13 Ottobre 2026 - 18:40
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Al conservatorio di San Pietro a Majella la canzone napoletana alla prova delle nuove voci
Saranno cinque giovani voci a dare suono a una domanda che Napoli rivolge a una delle sue tradizioni più conosciute: come sta la canzone napoletana? Il 14 ottobre, alle 17.30, al Conservatorio San Pietro a Majella gli allievi interpreteranno brani scritti tra il 1849 e il 1930, alternandosi agli interventi di studiosi e rappresentanti delle istituzioni. Un confronto nel quale la distanza tra le generazioni si potrà anche ascoltare: canzoni entrate da tempo nella memoria collettiva, affrontate da chi oggi studia per cantarle.L’incontro, intitolato «Lo stato di salute della Canzone Napoletana», è ideato e organizzato dall’associazione Canoneinverso Aps/Ets nell’ambito di «Vespero Napoletano», rassegna culturale promossa dal Comune di Napoli. A condurlo sarà l’autore e regista Gino Aveta.La domanda contiene più questioni: la conoscenza di un repertorio, anzitutto, può essere molto diversa dalla familiarità con i suoi titoli celebri. Un ritornello si riconosce al primo ascolto; la storia di una composizione, il rapporto tra testo e musica, il contributo dei suoi autori richiedono un’attenzione diversa. E poi ci sono gli interpreti: ogni nuova voce incontra una lunga successione di esecuzioni, ciascuna con le proprie scelte, i propri accenti, un modo di rivolgersi a chi ascolta.San Pietro a Majella offre a questo confronto un luogo nel quale conservazione e insegnamento appartengono alla stessa esperienza. Lo studio delle fonti e la formazione musicale permettono di tornare ai brani con gli strumenti necessari a comprenderli. È anche attraverso questo lavoro che si trasmette una tradizione così legata alla lingua della città e capace, nella sua storia, di raggiungere un pubblico internazionale.Interverranno Gaetano Panariello, direttore del Conservatorio, Antonio Parlati, direttore del Centro di produzione Rai di Napoli, e Luigi Carbone, presidente della commissione Cultura del Comune. Sono previsti i contributi del giornalista, scrittore e docente universitario Michelangelo Iossa e del musicista e studioso Pasquale Scialò. Al dibattito parteciperanno inoltre Francesca Seller, del Conservatorio Santa Cecilia di Roma, Marcello Missaglia, ricercatore e organizzatore del Premio Missaglia, e Tiziana Grande, della Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella.La parte musicale attraverserà ottantuno anni. Il baritono Vincenzo Bottigliero interpreterà «Lu cardillo», del 1849; il tenore Bruno Prisco canterà «Maria Marì», del 1899. A Rosa Cacace, soprano, sarà affidata «Io te vurria vasà», del 1900, mentre il tenore Antonio Di Caterino proporrà «Core ’ngrato», del 1911. Stefano Landolfi, tenore, interpreterà «Dicitencello vuje», del 1930.Brani nei quali l’amore prende forme diverse e chiede alla voce di restituire un’intenzione, prima ancora di mostrare un’estensione. Una confidenza, un rimprovero, una dichiarazione affidata a un intermediario: il testo suggerisce un interlocutore e costruisce una situazione. Sta al cantante renderla credibile, anche quando le parole sono note a chi le ascolta.Sarà interessante osservare proprio questo incontro tra la familiarità delle canzoni e la sensibilità degli allievi. La domanda sul futuro del repertorio riguarda anche loro: il modo in cui lo studiano, lo interpretano e, a loro volta, lo faranno conoscere.

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