Alla Cybersecurity week 2026 in Cina, il firewall incontra la foresta

01 Ottobre 2026 - 09:45
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Alla Cybersecurity week 2026 in Cina, il firewall incontra la foresta

PECHINO – Nei manifesti diffusi dal centro multimediale municipale di Turpan, un robot corazzato dotato di intelligenza artificiale sorveglia un pergolato di uva. Alle sue spalle, flussi di dati si snodano tra dune desertiche e cime innevate. Il messaggio riguarda le truffe di phishing e la protezione dei dati personali, ma l’estetica è quella tipica di una brochure turistica locale. Le grafiche di Turpan, realizzate dal team “Rong Media” della città dello Xinjiang, sono state tra gli elementi più sorprendenti della Annual Cybersecurity Awareness Week in Cina, svoltasi dal 14 al 20 settembre sotto lo slogan “Sicurezza informatica per il popolo, realizzata dal popolo: l’era intelligente, la sicurezza informatica come tutela (网络安全,为人民服务,由人民守护:智慧时代,网络安全即防护)”.[1]

Tradizionalmente, questa iniziativa è appannaggio degli uffici di pubblica sicurezza e delle autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni; quest’anno, tuttavia, hanno partecipato in massa anche gli enti ambientali. Il Dipartimento per l’ecologia e l’ambiente della provincia dello Hubei ha ripubblicato la serie di manifesti ufficiali in una rubrica dedicata sul proprio portale istituzionale. Gli uffici ecologici di Jinan e Jincheng hanno organizzato eventi pubblici che abbinavano consigli antifrode a lezioni sulla raccolta differenziata.[2]

Nella contea di Fengjie (Chongqing), l’ufficio ecologico locale adotta questo approccio ibrido da almeno un anno: la campagna “Fengjie Verde, Vita a Basse Emissioni di Carbonio” è stata realizzata in concomitanza con l’edizione 2025 della settimana, con stand che offrivano suggerimenti sulla protezione dei dati personali accanto a opuscoli sul risparmio idrico, seguiti da iniziative di volontariato per la pulizia dei sentieri lungo il fiume.[3]

È facile interpretare tutto ciò come opportunismo burocratico, in cui una campagna sfrutta il pubblico di un’altra. Un ricercatore nel campo dei media presso un’università di Pechino, che ha chiesto di rimanere anonimo, è stato schietto: “Ogni campagna nazionale è ormai un’occasione per rafforzare simultaneamente diverse priorità politiche. La settimana della sicurezza informatica raggiunge centinaia di milioni di persone tramite WeChat e Douyin. I dipartimenti ecologici puntano proprio a quel pubblico”.[4]

Tuttavia, dietro questi manifesti si cela qualcosa di più sostanziale, emerso con particolare chiarezza nei commenti ufficiali sull’iniziativa. Nell’ultimo giorno della settimana, alcuni media hanno pubblicato diversi articoli affrontando la tematica del costo ambientale nascosto dell’intelligenza artificiale.[5]

L’articolo osservava che il consumo di elettricità può raggiungere una quantità così elevata paragonabile al fabbisogno residenziale annuo di una piccola città. Ogni richiesta digitata da un utente, ogni immagine generata in pochi secondi sullo schermo di uno smartphone, riceve risposta da centinaia o migliaia di server che lavorano a pieno carico in un data center remoto. Citando le proiezioni del rapporto “Energy and AI” dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, i media cinesi hanno messo in evidenza che il consumo globale dei data center è tra l’1 e l’1,5% della domanda mondiale di elettricità, una quota in rapida crescita.[6]

La soluzione delineata è di natura prevalentemente industriale. La Cina ha integrato l’efficienza energetica dei data center nella pianificazione nazionale: un maggiore ricorso al raffreddamento a liquido, l’approvvigionamento di energia verde, la compressione e l’ottimizzazione dei modelli di grandi dimensioni e lo sviluppo di generazioni successive di chip più efficienti. Il progetto “Dati a Est, Calcolo a Ovest” trasferisce i carichi di lavoro ad alto consumo energetico verso le province occidentali, dove l’energia, in gran parte rinnovabile, è più abbondante.[7]

Dunque, l’IA “verde” non è uno slogan ma una questione sistemica che richiede l’intervento di molteplici attori. In questa prospettiva, si può sostenere che gli utenti dovrebbero prendere consapevolezza del reale costo energetico di ogni interazione con un modello e conseguentemente utilizzarlo solo quando strettamente necessario. Proprio come spegniamo le luci dovremmo adottare abitudini più oculate nell’uso dell’IA.[8]

C’è una seconda vulnerabilità, più silenziosa. La questione energetica rappresenta la metà visibile di questa convergenza. L’altra metà riguarda ciò che accade quando la governance ambientale stessa si trasforma in un sistema digitale. Le reti di monitoraggio dell’inquinamento, l’osservazione satellitare, le reti elettriche intelligenti (smart grid), le piattaforme di gestione idrica e i database ecologici si basano tutti su infrastrutture connesse. Un attacco a uno qualsiasi di questi sistemi non è un semplice incidente informatico. Infatti, un simile incidente ha il potenziale di compromettere la capacità degli enti regolatori e delle aziende di osservare l’ambiente che sono chiamati a gestire. La manomissione dei dati sulle emissioni o la disattivazione di un sistema di monitoraggio costituiscono un fallimento ambientale veicolato attraverso la rete.

L’apparato politico cinese ha iniziato a dare un nome a questo fenomeno. Recenti dibattiti politici nell’ambito dell’iniziativa “Digital China” invocano, da un lato, l’integrazione di tecnologie digitali e intelligenti nelle strategie di prevenzione dell’inquinamento e di sviluppo a basse emissioni di carbonio e, dall’altro, il rafforzamento delle capacità di sicurezza informatica e dei dati.[9]

In conclusione, mentre governi e aziende di tutto il mondo adottano l’intelligenza artificiale per la valutazione dei rischi climatici, il monitoraggio della biodiversità, l’agricoltura di precisione e la gestione energetica, il settore ambientale sta diventando strutturalmente dipendente da sistemi digitali che non controlla e che raramente sottopone a verifiche. Occorre porsi una serie di interrogativi di natura sostanziale, ossia: (i) I database ambientali critici dovrebbero godere della stessa protezione riservata alle altre infrastrutture critiche? (ii) Chi è responsabile quando un sistema di monitoraggio basato sull’IA subisce un guasto a causa di un incidente informatico? (iii) In che modo gli Stati dovrebbero contabilizzare l’energia consumata dalle tecnologie impiegate per raggiungere gli obiettivi ambientali? Nessuno di questi interrogativi ha trovato una risposta definitiva, né nell’ordinamento cinese né in quello di altri Paesi. È improbabile che la soluzione risieda in una digitalizzazione più lenta. È più verosimile che passi attraverso la trasparenza sull’impatto ambientale e il rafforzamento dei sistemi su cui oggi poggia la tutela dell’ambiente. Quindi, nell’era dell’intelligenza artificiale, l’ambiente e la rete si difendono insieme, oppure non si difendono affatto.

[1] Cyberspace Administration of China, “2026年国家网络安全宣传周开幕式在山东济南举行,” 14 September 2026. The 2026 Week ran nationally from 14 to 20 September, with the opening ceremony held in Jinan, Shandong.

[2] Hubei Provincial Department of Ecology and Environment, cybersecurity-awareness special column, republishing the official 2026 poster set; parallel notices issued by the ecology and environment bureaus of Jinan and Jincheng, September 2026.

[3] “绿韵奉节·低碳生活” (Green Fengjie, Low-Carbon Life), Fengjie County Ecology and Environment Bureau, staged jointly with Cybersecurity Awareness Week 2025, xfjw.net.

[4] Author interview, Beijing, September 2026. The researcher requested anonymity, citing institutional policy on media comment.

[5] Guangming Online, “2026网安周|直面隐性环境代价,促进数绿协同发展,” 20 September 2026, part of a co-produced series of popular-science videos on AI technology ethics released during the Week.

[6] International Energy Agency, Energy and AI, as cited in the Guangming Online piece above, which places global data-center demand at approximately 1–1.5 per cent of world electricity consumption.

[7] Ibid. The article identifies liquid cooling, green-electricity procurement, model compression and more efficient chips as the principal efficiency levers, alongside the “East Data, West Computing” (东数西算) national computing-layout program.

[8] Ibid. The appeal to individual restraint – using a lightweight model where one suffices – appears in the article’s closing section.

[9] Digital China Construction Summit, Digital News, September 2026, reporting policy priorities on cybersecurity, data security and the construction of a “green and intelligent digital ecological civilization.”

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