Allarme FAO alla COP17: il degrado del suolo peggiora per il ritardo nell’adozione di soluzioni già disponibili

La FAO lancia l’allarme alla COP17: il degrado del suolo continua a peggiorare in molte aree del mondo, mentre l’adozione di pratiche sostenibili e soluzioni già disponibili procede ancora troppo lentamente.

05 Ottobre 2026 - 19:44
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Allarme FAO alla COP17: il degrado del suolo peggiora per il ritardo nell’adozione di soluzioni già disponibili

Allarme FAO alla COP17: il degrado del suolo peggiora nel mondo

Il degrado del suolo continua a rappresentare una delle principali minacce per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e gli ecosistemi. Alla COP17 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione, la FAO ha richiamato l’attenzione sulla necessità di accelerare l’adozione di soluzioni già disponibili per proteggere una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta.

Il suolo svolge infatti un ruolo essenziale nella produzione alimentare, nella gestione dell’acqua, nella conservazione della biodiversità e nella capacità degli ecosistemi di resistere agli effetti dei cambiamenti climatici.

Quando il terreno perde fertilità, sostanza organica o capacità di trattenere acqua, le conseguenze non riguardano soltanto l’ambiente, ma anche la produttività agricola e la stabilità economica delle comunità rurali.

Il degrado del suolo continua ad avanzare

Tra i problemi più diffusi figurano erosione, compattazione, salinizzazione, perdita di materia organica e contaminazione.

L’erosione rappresenta una delle minacce più gravi perché rimuove progressivamente lo strato superficiale del terreno, dove si concentra una parte importante dei nutrienti necessari alla crescita delle piante.

In molte aree agricole, il deterioramento viene inoltre accelerato da pratiche intensive, eventi meteorologici estremi, siccità prolungate e uso non sostenibile delle risorse.

Le soluzioni esistono già

Uno degli aspetti centrali dell’allarme lanciato dalla FAO riguarda il ritardo nell’applicazione di misure già conosciute.

Tra le pratiche in grado di migliorare la salute dei terreni figurano:

  • rotazione e diversificazione delle colture;
  • colture di copertura;
  • riduzione delle lavorazioni intensive;
  • gestione sostenibile della sostanza organica;
  • agroforestazione;
  • utilizzo più efficiente dell’acqua;
  • sistemi di agricoltura di precisione.

Il problema, quindi, non è soltanto individuare nuove tecnologie, ma riuscire ad applicare su scala più ampia quelle che hanno già dimostrato di poter funzionare.

Sicurezza alimentare e cambiamenti climatici

La salute del suolo è direttamente collegata alla sicurezza alimentare.

Un terreno fertile può trattenere maggiormente l’acqua, conservare nutrienti e sostenere la produttività agricola anche in condizioni climatiche difficili.

Al contrario, un suolo degradato diventa più vulnerabile alla siccità, all’erosione e agli eventi estremi.

Il deterioramento dei terreni può quindi ridurre la capacità delle comunità agricole di produrre cibo in modo stabile e aumentare la pressione sulle risorse naturali.

La necessità di accelerare gli interventi

Secondo gli esperti, servono politiche pubbliche più efficaci, formazione, incentivi economici e strumenti di monitoraggio capaci di favorire una gestione sostenibile del territorio.

Anche le tecnologie digitali possono avere un ruolo importante. Sensori, immagini satellitari, sistemi di monitoraggio e agricoltura di precisione permettono di conoscere meglio le condizioni dei terreni e utilizzare in maniera più efficiente acqua e nutrienti.

La sfida è trasformare queste possibilità in interventi concreti accessibili agli agricoltori e alle comunità locali.

Proteggere il suolo significa proteggere il futuro

Il messaggio che emerge dalla COP17 è chiaro: il suolo deve essere considerato una risorsa strategica.

Proteggerlo significa salvaguardare contemporaneamente agricoltura, biodiversità, disponibilità di acqua e sicurezza alimentare.

Le conoscenze necessarie esistono già. La priorità è ora accelerare la loro applicazione prima che il deterioramento di vaste aree agricole diventi ancora più difficile e costoso da invertire.

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