All’Ospedale Del Ponte di Varese il centro per la cura del tumore ovarico: “È subdolo, attenzione ai segnali del corpo”

Maggio 08, 2026 - 08:15
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All’Ospedale Del Ponte di Varese il centro per la cura del tumore ovarico: “È subdolo, attenzione ai segnali del corpo”
professor fabio ghezzi

È una malattia che procede in silenzio, spesso senza dare segnali chiari fino a quando non è già in fase avanzata. Il tumore ovarico è la quinta causa di morte per cancro nelle donne e la neoplasia più letale dell’apparato genitale femminile. La fascia più a rischio è tra i 50 e i 70 anni.

In occasione della Giornata Mondiale per la sensibilizzazione su questa patologia che si celebra l’8 maggio, il professor Fabio Ghezzi, direttore della clinica ostetrica e ginecologica dell’Ospedale Del Ponte di Varese, spiega la malattia, i suoi segnali, le cure possibili e le prospettive che la ricerca sta aprendo.

L‘Ospedale Del Ponte è uno dei nove hub regionali lombardi per il trattamento di questo tumore, un riconoscimento riservato ai centri che garantiscono elevati volumi di attività, esperienza consolidata e un’organizzazione multidisciplinare dedicata.

Solo nel 2025 sono stati eseguiti oltre 100 interventi correlati al cancro ovarico, di cui 80 per patologie conclamate e 25 di tipo profilattico. Un’attività in crescita costante dal 2018 ad oggi.

Ascoltare il corpo, prima di tutto

«Una prevenzione vera e propria purtroppo non c’è – spiega il professor Ghezzi – perché è un tumore silente, subdolo, che nella maggior parte dei casi si scopre quando è già in fase avanzata». In assenza di uno screening efficace, l’unica strada è imparare a riconoscere i segnali deboli che il corpo invia. Un intestino che cambia le sue abitudini, una distensione addominale che le donne spesso attribuiscono all’età, dolori cronici all’addome che perdurano per settimane, la sensazione di dover urinare frequentemente nonostante le analisi risultino negative, dolori nei rapporti sessuali che prima non c’erano. Disturbi sfumati, quasi impercettibili, che però meritano attenzione. La diagnosi passa attraverso l’ecografia e la visita ginecologica (meglio una volta all’anno), e non esiste uno stile di vita specifico per prevenire questa neoplasia, al di là delle indicazioni valide per tutti: evitare il fumo, limitare l’alcol, praticare attività fisica regolare.

Fabio Ghezzi

Un modello di cura multidisciplinare

La forza del centro varesino sta nell’approccio integrato. Ginecologi oncologi, radiologi, anatomopatologi, oncologi, radioterapisti, genetisti e anestesisti lavorano insieme su ogni singolo caso, all’interno di una rete Hub-Spoke che collega l’ospedale varesino con i presidi territoriali per garantire accessi rapidi e diagnosi tempestive.

La struttura dispone di sale operatorie di ultima generazione con chirurgia miniinvasiva e 3D, di ambulatori dedicati alle donne ad alto rischio ereditario con percorsi personalizzati di sorveglianza, e di un day hospital specifico per la continuità delle terapie chemioterapiche prima e dopo l’intervento, con un team medico-infermieristico dedicato.

«Nel tumore ovarico – commenta ancora il professor Ghezzi, ordinario dell’Università dell’Insubria – l’obiettivo della chirurgia è la rimozione totale della malattia: solo questo traguardo può cambiare realmente la prognosi. La centralizzazione delle cure in centri specializzati non è una scelta burocratica, ma un fattore determinante per la vita delle pazienti.Un centro d’eccellenza non è solo una sala operatoria, ma un sistema complesso che accoglie la donna dalla diagnosi al follow-up. Il vero valore dell’assistenza si misura nella qualità dell’integrazione tra i diversi professionisti e nella continuità della cura».

Ricerca e nuove prospettive

L’attività clinica si intreccia con la ricerca scientifica, condotta in sinergia con il Centro di Ricerca in Ginecologia Oncologica dell’Università dell’Insubria e riconosciuta più volte dalla European Society of Gynecological Oncology. Questa collaborazione consente di partecipare a trial clinici internazionali e di offrire alle pazienti un accesso precoce a farmaci innovativi, trasferendo rapidamente le scoperte della ricerca nella pratica quotidiana.

La medicina di precisione sta cambiando la prognosi della malattia. L’uso di farmaci mirati, come gli inibitori di PARP, unito a tecniche chirurgiche sempre più raffinate, sta migliorando sensibilmente i risultati. L’obiettivo oggi non è soltanto prolungare la sopravvivenza, ma garantire una qualità della vita superiore attraverso cure sempre più personalizzate.

Un traguardo ancora lontano dalla piena realizzazione, ma verso il quale, anche grazie a centri come quello di Varese, la medicina sta avanzando con passi sempre più concreti.

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