Alzheimer, ecco i 14 fattori di rischio su cui si può ancora intervenire
Roma, 18 settembre 2026 – In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che cade il 21 settembre, la Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – SIGOT richiama l’attenzione su una nuova fase della lotta alle demenze: non più soltanto diagnosi e assistenza quando la malattia è già conclamata, ma identificazione precoce del rischio, prevenzione della fragilità cognitiva, presa in carico geriatrica, sostegno ai caregiver e integrazione tra ricerca, territorio e servizi.
Il nuovo approccio nell’Italia che invecchia
In Italia gli over 65 sono ormai 14 milioni 821mila, pari al 25,1% della popolazione. Gli over 85 superano i 2,5 milioni e il Paese si conferma tra i più anziani d’Europa. Dentro questo scenario demografico, le demenze rappresentano una delle principali sfide sanitarie, sociali e familiari: in Italia coinvolgono circa 1,1 milioni di persone con demenza, a cui si aggiungono 900mila cittadini con Mild Cognitive Impairment e circa 4 milioni di caregiver.
Negli ultimi anni i nuovi anticorpi monoclonali anti-amiloide hanno aperto una fase importante nella ricerca sull’Alzheimer. Si tratta di farmaci pensati per agire sui meccanismi biologici della malattia, riducendo i depositi di beta-amiloide. I primi risultati, tuttavia, hanno imposto prudenza: benefici clinici ancora contenuti, possibili effetti collaterali, costi elevati e complessità organizzativa legata alla selezione dei pazienti e al monitoraggio.
In Italia, la Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco dell’AIFA ha confermato la non ammissione alla rimborsabilità di alcuni di questi anticorpi monoclonali, ma la ricerca non si è fermata: l’attenzione si sta spostando verso le fasi molto precoci della malattia quando il danno funzionale non è ancora evidente e l’intervento potrebbe risultare più efficace.
Una delle novità più rilevanti riguarda lo sviluppo dei biomarcatori plasmatici, test su sangue capaci di supportare l’identificazione dei segni biologici della malattia anche in fasi iniziali. Si tratta di strumenti che potranno aiutare a selezionare meglio i pazienti da indirizzare verso approfondimenti più complessi, come PET o analisi del liquor cefalorachidiano.
La demenza si può in parte prevenire: 14 fattori di rischio modificabili
Accanto alla ricerca farmacologica e diagnostica, cresce il peso della prevenzione. La demenza non è sempre un destino inevitabile legato all’età: una quota rilevante di casi può essere prevenuta o ritardata intervenendo sui fattori di rischio modificabili lungo tutto il corso della vita. La Lancet Commission on dementia prevention, intervention and care ha indicato 14 fattori di rischio modificabili: bassa scolarità, perdita uditiva, ipertensione, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete, isolamento sociale, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, colesterolo LDL elevato e perdita visiva non trattata. Secondo la Commissione, agire su questi fattori potrebbe prevenire o ritardare fino al 45% dei casi di demenza.
“L’Alzheimer resta una malattia complessa, ma oggi abbiamo più strumenti per riconoscere il rischio, intervenire prima e accompagnare meglio pazienti e famiglie – sottolinea Luca Cipriani, Presidente SIGOT – La geriatria deve essere protagonista di questa nuova fase, perché la demenza riguarda autonomia, fragilità, comorbidità, farmaci, caregiver, qualità della vita e continuità assistenziale. La valutazione multidimensionale geriatrica è lo strumento necessario per affiancare la diagnosi precoce a una rapida presa in carico, al fine di intercettare la fragilità cognitiva prima che diventi disabilità. I nuovi farmaci hanno aperto una strada, ma serve un lavoro di prevenzione, diagnosi precoce e costruzione di servizi capaci di accompagnare la persona lungo tutto il percorso”.
Il nuovo Piano Demenze come base per percorsi reali
La Giornata Mondiale dell’Alzheimer arriva in una fase istituzionale importante: il 21 settembre il Ministero della Salute presenta le prospettive verso il nuovo Piano Nazionale Demenze, insieme alla campagna nazionale di informazione. Il Fondo per l’Alzheimer e le demenze per il triennio 2024-2026 dispone di oltre 34 milioni di euro destinati a Regioni, Province autonome e Istituto Superiore di Sanità per attività progettuali, rafforzamento dei servizi, formazione, diagnosi precoce, telemedicina, teleriabilitazione e sostegno alla rete.
“Il nuovo Piano Nazionale Demenze deve essere l’occasione per trasformare le conoscenze scientifiche in percorsi realmente accessibili – sottolinea il prof. Lorenzo Palleschi, Past President SIGOT – La diagnosi precoce ha senso solo se dopo la diagnosi esistono presa in carico, continuità assistenziale, sostegno ai caregiver, integrazione tra Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, medicina generale, territorio, ospedale e servizi sociali. In questo percorso, la geriatria può supportare nel leggere il paziente nella sua complessità: la persona con demenza è spesso un anziano fragile, con più patologie, terapie multiple, bisogni clinici, funzionali, psicologici e sociali”.
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