Andrea Mazzoleni, il ceo che ha portato l’azienda di famiglia a pensare in grande
Mazzoleni BRANDVOICE | paid program
Prima di sedersi alla scrivania da ceo, Andrea Mazzoleni ha voluto capire come funziona il mondo delle aziende agricole. Era il 2011, era il figlio del fondatore di un’azienda di nutrizione animale e in stalla ci era cresciuto a forza di racconti, ma ha voluto starci davvero per capire come ragiona e che esigenze ha chi vive di allevamento. Quattro anni più tardi ha introdotto in azienda un modello di assistenza tecnica organizzato per fasi di vita e problematiche degli animali, rivoluzionando il servizio clienti e affiancando il padre alla guida di Mazzoleni Spa, che allora fatturava 39 milioni di euro con 36 dipendenti.
Una volta rivisto e consolidato l’assetto organizzativo, Andrea Mazzoleni ha spinto sull’acceleratore delle acquisizioni, facendosene promotore in prima persona. Nel 2022 sono arrivati Sivam e il marchio Vitasol, ed è da quel momento che Mazzoleni smette di essere una singola azienda e diventa un Gruppo.
Oggi grazie a lui il gruppo ne fattura 178, conta 220 persone e ha portato l’ebitda da 1 a 11 milioni. L’internazionalizzazione è iniziata nel 2015 e oggi la spinta è decisa verso il consolidamento del brand Mazzoleni all’estero, dove il gruppo è presente in oltre 40 paesi.
Il secondogenito dell’azienda
Mazzoleni racconta con ironia una sensazione che molti figli di imprenditori riconosceranno: quella di essere il secondo figlio, perché il primogenito, in casa, è sempre stato l’azienda. Prima di entrarci, nel 2011, ha voluto conoscere dall’interno il mondo dei suoi futuri clienti. All’inizio la sua identità si è definita per differenza, anche per partito preso. Poi è arrivata la maturità di riconoscere quanto di valido l’azienda già possedeva, e di integrarlo nella propria visione. Oggi il padre è presidente onorario e il passaggio di consegne, avviato nel 2018, procede.
Alla guida di Mazzoleni dal 2015, Andrea Mazzoleni ha riscritto l’azienda di famiglia a un’età in cui molti manager stanno ancora costruendo la propria carriera. La sua è una leadership autentica e diretta: rapporti aperti, concretezza, parola data, con quella schiettezza bergamasca che è anche tratto della famiglia. Ed è proprio l’umiltà con cui racconta il percorso a rendere più solidi i risultati.
Ambizione e attenzione alle persone, per lui, non si escludono: il gruppo, certificato Great Place to Work, vuole restare un luogo dove obiettivi e relazioni convivono, anche ora che da azienda artigianale e poi industriale diventa realtà sempre più corporate e internazionale. Lo stesso vale per la sostenibilità, intesa come visione di lungo periodo: preferire risultati duraturi a guadagni immediati, generare ricchezza anche per il territorio, perché le imprese che crescono insieme alla propria comunità sono quelle destinate a durare.
Crescere in fretta, senza perdere il passo
In poco più di dieci anni l’azienda è stata ripensata dalle fondamenta: sette business unit guidate da product manager di alto profilo, un’assistenza tecnica trasformata in consulenza globale, un hub logistico passato da 5.000 a 13.500 metri quadrati. Sul fronte dell’innovazione spicca Biocell, un ceppo di lievito proprietario: il progetto è partito nel 2018 e ha ottenuto la registrazione europea nel 2024, segnando l’ingresso del gruppo in un percorso di ricerca ad alto valore. Il 2025 si è chiuso con un fatturato di 178 milioni, contro i 143 dell’anno precedente.
Il vero banco di prova è arrivato nel 2022, con le acquisizioni di Sivam e Vitasol, fino a poco prima concorrenti. La scelta controcorrente è stata non cancellarne l’identità: ciascun marchio ha mantenuto la propria specificità, con catene di comando autonome affidate a manager capaci. Raggiungere sinergie di volume e operative preservando le differenze è un equilibrio difficile, ma per Mazzoleni è stato uno dei segreti del successo. Soprattutto, ha dimostrato al gruppo di saper integrare realtà diverse facendole funzionare, una consapevolezza che oggi diventa la rampa di lancio verso l’estero.
L’Europa come prossimo orizzonte
Mazzoleni è convinto che il gruppo, già leader in Italia, abbia le carte per diventare un’azienda di scala europea. Il primo passo è l’Irlanda, dove la società è a maggioranza Mazzoleni ma con soci locali: un modello che unisce l’ambizione di un gruppo globale alla conoscenza del territorio. Nel settore, ricorda, ogni paese è un mondo a sé, con tecniche di allevamento e prodotti diversi: ciò che serve a un caseificio italiano non è ciò che serve a un salumificio spagnolo. Per questo la strategia punta su una squadra sempre più numerosa dedicata ai mercati esteri, su partnership e joint venture con attori locali, e su una crescita manageriale capace di coordinare persone lontane che condividano i valori del gruppo.
C’è poi un vantaggio competitivo che nasce in casa: l’italianità. La flessibilità, la disponibilità di orari, la generosità con cui i tecnici affiancano i distributori sono per noi la normalità, ma all’estero diventano un tratto che fa la differenza.
Soddisfatto ma non appagato, il ceo guarda ai risultati raggiunti come a un punto di partenza. Il suo sguardo, oggi, è già oltre confine.
L’articolo Andrea Mazzoleni, il ceo che ha portato l’azienda di famiglia a pensare in grande è tratto da Forbes Italia.
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