Basta anonimato e algoritmi: il social network italiano che vuole cambiare le regole della conversazione

Profili verificati, feed scelti dall’utente e un fact-check basato sull’AI a portata di pulsante. La scommessa di due giovani fondatori è riportare qualità nella conversazione, capire chi c’è in torno al tavolo digitale e dare un peso alle parole. Invertire la rotta in quei social network dove legame tra identità e responsabilità si è progressivamente indebolito. La scommessa si chiama Ivory, social media nato in Italia ma proiettato in Europa, con un’idea semplice: la tecnologia sociale può tornare a premiare ciò che una persona è, ciò che sa e ciò che sceglie di vedere, invece di amplificare anonimato, rumore e reazioni automatiche.
Dai profili reali all’autorevolezza: i primi due pilastri della piattaforma
“Il tema non è nuovo, ma è diventato urgente”, spiegano i fondatori Adam Christopher Nettles e Uel Bertin. “I feed costruiti per trattenere l’attenzione premiano ciò che provoca una reazione immediata più di ciò che informa, e i contenuti generati dall’intelligenza artificiale rendono sempre più difficile distinguere ciò che è documentabile da ciò che non lo è. Ivory non si limita ad aggiungere un altro feed al mercato: vuole cambiare il criterio con cui il feed viene costruito, con meno dipendenza da ciò che trattiene l’attenzione e più spazio a ciò che l’utente ha scelto di conoscere”.
Il primo pilastro è l‘identità verificata. Persone riconoscibili, una comunità più autentica e una conversazione in cui reputazione e comportamento tornano ad avere continuità. Il secondo è la competenza. Su Ivory la visibilità non dipende soltanto dalla capacità di generare engagement: gli utenti possono certificare le proprie competenze e, nei temi in cui sono davvero esperti, i loro contributi pesano molto di più di quelli di chi interviene da un ambito estraneo. Anni di studio, lavoro ed esperienza tornano così a essere un vantaggio anche nel modo in cui un contenuto viene scoperto.
Le ‘Towers’ e l’IA proprietaria: così l’utente riprende il controllo del feed

“Il terzo pilastro ribalta la logica dell’algoritmo“, aggiungono i fondatori. “Le Towers, richiamo contemporaneo alle ‘torri d’avorio’ del sapere, organizzano la piattaforma per ambiti: ingegneria, letteratura, medicina, psicologia, scienze politiche, business, cucina e arte. È l’utente a scegliere quali seguire e quindi quali mondi far entrare nel proprio scrolling. Non è più la piattaforma a decidere in modo opaco che cosa deve catturare l’attenzione: il principio è non scegliere per l’utente cosa deve vedere, ma dargli gli strumenti per scegliere”.
Accanto ai tre pilastri c’è Ivory Check, un sistema proprietario di fact-checking che orchestra diversi modelli di intelligenza artificiale. Con un pulsante, mentre legge, l’utente può verificare le affermazioni di un post e l’attendibilità dei commenti collegati. La stessa funzione si applica a link, testi e file esterni all’app, sottoposti a quella che Ivory chiama Claims Analysis. Il fact-check smette così di essere soltanto una funzione editoriale affidata alla piattaforma e diventa uno strumento nelle mani di chi legge, per distinguere l’informazione documentabile dai contenuti dubbi e dalla disinformazione. Per i fondatori è anche una questione di sovranità digitale europea: costruire in Europa infrastrutture sociali che incorporino responsabilità, trasparenza e controllo dell’utente fin dalla progettazione.
L’articolo Basta anonimato e algoritmi: il social network italiano che vuole cambiare le regole della conversazione è tratto da Forbes Italia.
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