Antefatto logico. Allo Ied di Roma si apre oggi la nuova mostra dedicata a Papanek

Sostenibilità, scarsità delle risorse, accessibilità, autocostruzione e responsabilità sociale: oltre cinquant’anni fa Victor Papanek poneva questi temi al centro di una radicale revisione del design, mentre la cultura progettuale dominante tendeva ancora a ignorarli. Domande oggi rese ancora più urgenti dalla crisi climatica e ambientale, attorno alle quali si sviluppa “Antefatto logico. Papanek e la nuova frontiera”, la mostra che si apre oggi, 11 giugno, nella sede dello Ied di Roma in via Casilina.
L’iniziativa, inserita nelle celebrazioni per i 60 anni dell’Istituto europeo di design, è dedicata all’eredità teorica e progettuale di Papanek, tra le figure che hanno contribuito maggiormente a ridefinire il ruolo sociale, etico ed ecologico del design contemporaneo. All’apertura della mostra si accompagnerà, alle ore 18.30, un talk con Marco Pietrosanto, Nasrin Mohiti e Domitilla Dardi, moderato da Gianfranco Bombaci, Head of Design School dello Ied Roma.
Il progetto espositivo nasce da un workshop di ricerca sviluppato da 12 studenti dei corsi di Product e Interior Design, che hanno analizzato il pensiero di Papanek a partire da “Design for the Real World”. Pubblicato nel 1971, il volume è ancora considerato uno dei manifesti più importanti del design del Novecento per la sua critica a una progettazione orientata prevalentemente alla produzione e al consumo, anziché ai bisogni sociali e ambientali.
Attraverso modelli, diagrammi, immagini, ricostruzioni e installazioni, la mostra ricompone la rete di relazioni culturali, politiche e ambientali che ha attraversato il lavoro di Papanek. La ricerca si concentra in particolare su alcuni dei dispositivi più emblematici da lui elaborati o analizzati, tra cui Tin Can Radio, Living Cubes, Lean-To Chair e Tetrakaidecahedron, riletti come strumenti critici per affrontare questioni contemporanee quali sostenibilità, nomadismo, accessibilità, scarsità delle risorse e responsabilità sociale del progetto.
Accanto all’indagine teorica, il workshop di ergonomia guidato da Studio Orizzontale ha portato alla realizzazione e alla reinterpretazione in scala reale dei Living Cubes tratti da “Nomadic Furniture”. Le strutture diventano così ambienti attraversabili e abitabili, consentendo al pubblico di entrare direttamente in relazione con le riflessioni di Papanek sul rapporto tra corpo, spazio e progetto.
Le domande formulate da Papanek oltre mezzo secolo fa restano infatti in larga parte irrisolte, ma offrono ancora strumenti utili per interrogare il contributo del design di fronte all’aggravarsi della crisi ecologica.
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