Appalti pubblici, UE propone una rivoluzione: meno gare e più negoziazione

30 Settembre 2026 - 14:10
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lentepubblica.it

Il sistema europeo degli appalti pubblici potrebbe cambiare profondamente. Non soltanto attraverso una semplificazione delle regole, ma modificando il modo stesso con cui le amministrazioni acquistano lavori, servizi e forniture.


La proposta presentata dalla Commissione europea il 9 settembre 2026 punta infatti a riunire in un unico regolamento la disciplina oggi distribuita nelle tre direttive del 2014 su appalti e concessioni.

Il progetto, identificato come COM(2026) 590, interviene su un settore che vale circa il 15% del PIL dell’Unione europea e riguarda direttamente infrastrutture, trasporti, energia, scuole, sanità e numerosi altri servizi pubblici. L’obiettivo dichiarato è alleggerire gli adempimenti, favorire la partecipazione delle imprese e utilizzare maggiormente gli acquisti pubblici come strumento di politica industriale, ambientale e sociale.

Per amministrazioni e operatori economici, tuttavia, non si tratta ancora di nuove regole già operative. La proposta dovrà essere esaminata e negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima dell’eventuale approvazione definitiva.

Appalti pubblici UE, da tre direttive a un solo regolamento

Una delle trasformazioni più evidenti riguarda la struttura normativa. Il progetto della Commissione prevede di sostituire le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE con un unico regolamento europeo direttamente applicabile.

La differenza non è meramente formale. Una direttiva richiede infatti il recepimento da parte degli Stati membri, mentre il regolamento, una volta entrato in vigore, è direttamente applicabile nell’ordinamento dell’Unione secondo le modalità previste dal diritto europeo. L’intenzione è quindi quella di ridurre anche le divergenze prodotte dalle differenti scelte nazionali di trasposizione.

La Commissione punta contemporaneamente a una forte riduzione delle tipologie procedurali: le procedure passerebbero dalle cinque attuali a tre. Dietro la semplificazione numerica emerge però un cambiamento più ampio. Il nuovo modello dovrebbe lasciare agli acquirenti pubblici margini maggiori nella costruzione della gara e nel confronto con il mercato.

Procedure aperte più flessibili e spazio alla negoziazione

Uno degli aspetti destinati a interessare maggiormente le stazioni appaltanti riguarda proprio la possibilità di introdurre elementi negoziali nelle procedure. Il progetto europeo amplia infatti gli spazi per il confronto con gli operatori economici, con l’obiettivo di avvicinare, entro determinati limiti e garanzie, il funzionamento degli acquisti pubblici alle dinamiche degli approvvigionamenti privati.

La maggiore flessibilità dovrebbe accompagnarsi a un ricorso più efficace alla consultazione preliminare del mercato. Per le amministrazioni ciò potrebbe significare la possibilità di conoscere meglio le soluzioni disponibili prima di cristallizzare le condizioni contrattuali, soprattutto negli affidamenti caratterizzati da una componente tecnica o tecnologica rilevante.

Nel nuovo impianto compare inoltre una specifica procedura dedicata all’innovazione, pensata per sviluppare e successivamente acquistare soluzioni che non siano ancora disponibili sul mercato. È un passaggio significativo perché colloca la domanda pubblica non soltanto alla fine del processo produttivo, ma potenzialmente anche tra gli strumenti capaci di stimolare nuovi prodotti, tecnologie e servizi.

Nel ridisegno delle procedure merita attenzione anche la disciplina della progettazione: il concorso di progettazione non figura più come procedura autonoma nell’architettura delineata dalla proposta. Sarà quindi particolarmente importante seguire l’iter legislativo e verificare quale assetto emergerà dal testo definitivo.

Il prezzo non basta più: almeno il 30% del peso alla qualità

Un’altra novità di rilievo riguarda il criterio utilizzato per individuare l’offerta da preferire. La proposta indica come regola generale il Best Price-Quality Ratio, cioè il miglior rapporto tra prezzo e qualità.

I criteri qualitativi dovrebbero pesare almeno per il 30% del punteggio complessivo. La soglia salirebbe al 50% per i contratti ad alta intensità di lavoro. L’impostazione non elimina quindi la componente economica, ma intende impedire che la valutazione dell’offerta venga ricondotta automaticamente al solo ribasso.

Nella qualità potrebbero entrare aspetti ambientali e sociali, innovazione, sicurezza, resilienza, caratteristiche tecniche e, nei casi previsti, considerazioni connesse alla preferenza europea. Alle amministrazioni rimarrebbe un margine significativo nella scelta dei criteri concretamente applicabili alla singola procedura.

Il meccanismo delineato dalla Commissione prevede inoltre la possibilità di discostarsi dall’impostazione ordinaria, purché l’acquirente pubblico spieghi come intenda comunque garantire un livello adeguato di qualità, ad esempio attraverso requisiti minimi inseriti nella documentazione di gara.

Una rete digitale europea per partecipare alle gare

La semplificazione dovrebbe passare anche dalla tecnologia. Il progetto punta alla creazione di un mercato digitale europeo degli appalti basato sull’interconnessione e sull’interoperabilità delle piattaforme elettroniche nazionali.

Il principio di fondo è quello del once only: informazioni e documenti già disponibili non dovrebbero essere richiesti ripetutamente all’impresa ogni volta che questa partecipa a una procedura. Attraverso piattaforme connesse, un operatore dovrebbe inoltre poter accedere più facilmente alle opportunità presenti negli altri Stati membri.

Per una piccola o media impresa, almeno nelle intenzioni della riforma, dovrebbe quindi diventare meno complesso partecipare a una gara bandita in un altro Paese dell’Unione. Per le amministrazioni, invece, l’integrazione dei dati potrebbe consentire controlli più automatizzati sui requisiti e una migliore circolazione delle informazioni.

Secondo le stime presentate dalla Commissione, la riforma potrebbe generare circa 650 milioni di euro l’anno di risparmi amministrativi: 80 milioni per gli acquirenti pubblici e 570 milioni per gli operatori economici.

Gli appalti diventano anche uno strumento di sicurezza economica

La proposta non nasce però soltanto dall’esigenza di diminuire moduli, passaggi e costi amministrativi. Il contesto geopolitico entra direttamente nella disciplina degli acquisti pubblici.

Il regolamento proposto dedica infatti maggiore attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento, alla cybersicurezza, alla protezione delle informazioni sensibili e alla resilienza delle infrastrutture critiche. In determinate circostanze gli acquirenti pubblici potrebbero essere chiamati a considerare i rischi derivanti da soggetti o forniture collegati a Paesi terzi.

In questa cornice si inserisce anche il quadro sulla cosiddetta preferenza europea, che dovrà comunque rispettare gli obblighi internazionali assunti dall’Unione. La Commissione punta a chiarire quali operatori e prodotti siano coperti dagli accordi internazionali e prevede strumenti per intervenire qualora Paesi terzi non garantiscano agli operatori europei condizioni equivalenti di accesso ai propri mercati.

Gli appalti, insomma, verrebbero considerati sempre meno come una semplice attività amministrativa di acquisto e sempre più come una leva attraverso cui orientare investimenti, innovazione, sostenibilità e sicurezza economica.

Cosa può cambiare per le amministrazioni italiane

Per le stazioni appaltanti italiane sarebbe prematuro tradurre immediatamente la proposta europea in nuovi adempimenti. Il COM(2026) 590 non è ancora il regolamento definitivo: Parlamento europeo e Consiglio potranno modificare il testo durante la procedura legislativa ordinaria.

La direzione intrapresa da Bruxelles è tuttavia già leggibile. Il futuro sistema degli appalti potrebbe essere caratterizzato da meno procedure formalmente distinte, maggiore negoziazione, più peso alla qualità e una infrastruttura digitale molto più integrata a livello europeo.

È proprio questo il punto che rende la riforma particolarmente rilevante per la Pubblica Amministrazione. La semplificazione prospettata non coincide necessariamente con gare più elementari. Al contrario, una maggiore libertà nella costruzione delle procedure potrebbe richiedere alle stazioni appaltanti competenze più solide nella valutazione tecnica, nella conoscenza dei mercati e nella definizione dei criteri qualitativi.

Se il testo conserverà questa impostazione al termine del negoziato europeo, il cambiamento sarà dunque anche culturale: meno centralità dell’adempimento formale e maggiore responsabilità nelle decisioni di acquisto. Una trasformazione che potrebbe incidere profondamente sull’organizzazione degli uffici, sulle professionalità necessarie e sul rapporto tra amministrazioni e imprese.

Il percorso, però, è appena iniziato. Il testo della proposta e la relativa documentazione sono disponibili nella pagina ufficiale della Commissione europea dedicata al nuovo regolamento sugli appalti pubblici. Sarà l’esito del confronto tra Parlamento e Consiglio a stabilire quali di queste innovazioni entreranno effettivamente nel nuovo diritto europeo degli appalti.

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