La PA che genera sviluppo: da Genova parte la sfida per cambiare davvero la macchina pubblica
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Non basta semplificare le norme. Non basta digitalizzare i procedimenti. E nemmeno introdurre l’Intelligenza Artificiale. Se la Pubblica Amministrazione vuole diventare un vero motore di sviluppo, deve cambiare il modo in cui è organizzata e lavora. È questa la sfida emersa a Genova al termine di due giornate di confronto dedicate alla “nuova Pubblica Amministrazione”.
GENOVA – Può una Pubblica Amministrazione diventare un volano dell’economia?
La domanda, tutt’altro che teorica, è stata al centro dell’iniziativa “Una nuova Pubblica Amministrazione che genera sviluppo e diviene volano dell’economia”, promossa dal Comune di Genova e ospitata nella prestigiosa cornice di Palazzo Ducale nei giorni 24 e 25 settembre 2026.
Alla presenza del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, del Presidente della Regione Liguria Marco Bucci e della Sindaca di Genova Silvia Salis, numerosi esperti e rappresentanti di istituzioni si sono confrontati sul tema: la competitività di un territorio passa anche dalla qualità della sua amministrazione pubblica.
L’iniziativa è stata organizzata e promossa dal Comune di Genova su impulso del suo Segretario-Direttore Generale Pasquale Criscuolo e prende le mosse dal recente volume scritto con Bruno Susio “La Pubblica Amministrazione che genera futuro e traina il benessere e l’economia” .
Tempi delle procedure, capacità di programmare, qualità dei servizi, interoperabilità dei sistemi, competenze del personale e capacità di utilizzare le nuove tecnologie non sono più questioni esclusivamente interne agli uffici pubblici. Sono diventati fattori di sviluppo.
PA che genera sviluppo: la vera semplificazione parte dai processi
È probabilmente questo il punto più rilevante emerso dal confronto genovese. Da anni si parla di semplificazione della Pubblica Amministrazione. Ma semplificare una norma non significa necessariamente semplificare un processo.
Se dietro un procedimento continuano a esistere organizzazioni frammentate, competenze distribuite in modo inefficiente, sistemi informativi che non comunicano tra loro e passaggi amministrativi costruiti nel tempo senza una revisione complessiva, il rischio è quello di digitalizzare la complessità anziché eliminarla.
Per questo la trasformazione della PA deve partire dalla conoscenza di come le amministrazioni funzionano realmente. Mappare i processi, analizzarli, individuare duplicazioni e colli di bottiglia, ridefinire responsabilità e flussi informativi, reingegnerizzare le attività: sono questi i passaggi che possono trasformare la semplificazione da principio enunciato a risultato concreto. E la questione non riguarda soltanto il singolo Comune.
Se Comuni, Regioni e amministrazioni centrali continuano a operare secondo logiche e standard differenti, sarà difficile costruire una Pubblica Amministrazione realmente interoperabile.
Da qui la necessità di “fare sistema”.
Una PA che deve imparare a lavorare in rete
La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica. È soprattutto organizzativa. Il modello della Pubblica Amministrazione composta da strutture che operano prevalentemente entro i propri confini è sempre meno compatibile con una società nella quale dati, servizi e processi attraversano continuamente amministrazioni diverse.
Il cittadino non vive la PA per compartimenti stagni. Quando chiede un servizio, si aspetta una risposta. Non gli interessa quale ufficio possieda quel dato, quale amministrazione gestisca quel procedimento o dove finisca la competenza di un ente e inizi quella di un altro.
È qui che l’interoperabilità diventa qualcosa di più di una questione informatica: diventa un nuovo modo di concepire l’amministrazione. E la stessa logica vale per le imprese, per gli investitori e per chi deve confrontarsi quotidianamente con la macchina pubblica.
L’Intelligenza Artificiale non risolverà una PA organizzata male
Sul tavolo di Genova c’è stato naturalmente anche il tema dell’Intelligenza Artificiale. L’AI sta aprendo scenari completamente nuovi per le amministrazioni: dall’analisi dei dati all’automazione delle attività ripetitive, dalla gestione documentale al supporto ai servizi e ai processi decisionali.
Ma proprio la rivoluzione dell’AI rende ancora più evidente un principio fondamentale: una tecnologia potente non può compensare un’organizzazione inefficiente. Prima di chiedersi che cosa possa fare l’Intelligenza Artificiale, una PA dovrebbe chiedersi come funzionano i propri processi.
Quali attività possono essere eliminate? Quali possono essere semplificate? Quali informazioni devono essere condivise? Dove si concentrano i tempi morti? Chi prende le decisioni? Quali competenze servono?
Solo dopo viene la tecnologia.
Altrimenti il rischio è quello di costruire strumenti sofisticati sopra processi che continuano a essere quelli di ieri.
PA che genera sviluppo: La sfida riguarda soprattutto dirigenti e funzionari
Il cambiamento, quindi, non può essere affidato soltanto ai sistemi informativi. Servono persone capaci di governarlo.
È questo il senso del contributo portato da Bruno Susio nella parte conclusiva dell’iniziativa, quando ha richiamato tre dimensioni particolarmente significative per chi oggi dirige e lavora nella Pubblica Amministrazione: visione imprenditoriale, networking e consapevolezza del valore del tempo.
Una visione imprenditoriale non significa trasformare la PA in un’azienda. Significa, piuttosto, sviluppare una maggiore capacità di leggere i bisogni, assumere responsabilità, cercare soluzioni e orientare risorse e organizzazione verso risultati concreti.
Il networking significa invece superare l’idea dell’amministrazione come realtà autosufficiente. Le competenze e le soluzioni necessarie per affrontare la complessità contemporanea sono spesso distribuite tra amministrazioni, imprese, università, professionisti e territori.
Infine, il tempo.
Per un cittadino o per un’impresa, il tempo che la PA impiega per rispondere è parte integrante della qualità del servizio.
Un procedimento che richiede mesi invece di settimane non è soltanto un problema organizzativo interno: può diventare un costo economico per un’impresa, un ostacolo per un investimento, una difficoltà concreta per un cittadino.
Il tempo amministrativo, dunque, è anche una componente della competitività.
Da Genova un messaggio al Paese
Il valore dell’iniziativa genovese per Una nuova Pubblica Amministrazione che genera sviluppo e diviene volano dell’economia sta proprio nell’aver provato a mettere insieme questi pezzi.
Organizzazione, processi, persone, tecnologie, Intelligenza Artificiale e rapporto tra i diversi livelli istituzionali non possono essere affrontati come questioni separate.
La trasformazione della PA è un unico grande processo di cambiamento.
I lavori, che hanno registrato una significativa partecipazione per tutta la durata dell’evento, si sono conclusi con l’intervento del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.
Al Ministro è stato consegnato il documento di sintesi che raccoglie le proposte emerse dal confronto tra istituzioni, aziende e categorie professionali.
È questo il passaggio che potrebbe dare all’esperienza genovese una prospettiva più ampia: portare le riflessioni maturate in questi due giorni dentro il dibattito nazionale sulla trasformazione della Pubblica Amministrazione.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: fare di Genova un punto di partenza per una riflessione che coinvolga l’intero sistema Paese.
Il vero banco di prova viene adesso
Convegni e documenti, però, non cambiano da soli le amministrazioni. Il banco di prova sarà quello che accadrà dopo.
La vera sfida sarà capire se le idee emerse potranno tradursi in processi ridisegnati, organizzazioni più semplici, amministrazioni che dialogano tra loro, competenze nuove e servizi più rapidi. Perché la PA che genera sviluppo non è quella che semplicemente parla di innovazione.
È quella che riesce a cambiare concretamente il proprio modo di funzionare.
E, in questa prospettiva, la domanda posta a Genova assume un significato ancora più preciso: non si tratta soltanto di immaginare una “nuova” Pubblica Amministrazione.
Si tratta di capire quanto siamo davvero tutti pronti a costruirla.
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