Artemisia torna al Museo Diocesano di Milano


Artemisia torna a Milano, e siamo tutti felici di accoglierla. Torna in un luogo che ormai è caro anche alla grande pittrice, il Museo diocesano «Carlo Maria Martini», dove è già stata ospite sette anni fa con la sua splendida «Adorazione dei Magi» del Duomo di Pozzuoli che è stata omaggiata da migliaia di visitatori.
E anche il nuovo capolavoro della Gentileschi, che dal 27 ottobre sarà esposto nei Chiostri di Sant’Eustorgio, arriva dalla terra napoletana: si tratta infatti della sua bellissima «Annunciazione», oggi conservata nel Museo e Real Bosco di Capodimonte. Un’opera smagliante e commovente, che ci accompagnerà per tutto il tempo di Avvento e delle festività natalizie, fino al prossimo 31 gennaio, con incontri di approfondimento, visite guidate ed eventi collaterali (tutte le informazioni su chiostrisanteustorgio.it).
Il dipinto ha un ruolo importante nel catalogo di Artemisia, perché è firmato e datato. Nel cartiglio in basso a sinistra, infatti, si legge il suo nome insieme all’anno 1630, che corrisponde all’arrivo della Gentileschi a Napoli. Proprio questa «Annunciazione», dunque, costituisce la prima opera a noi nota del lungo e fruttuoso soggiorno partenopeo della celebre pittrice: ovvero della fase più matura della sua carriera artistica, dopo l’entusiasmante stagione giovanile a Firenze, l’affermazione universale nella Roma natia, la fugace ma importante esperienza veneziana.
Si tratta di una tela di grandi dimensioni, di oltre due metri e mezzo di altezza, destinata quindi all’altare di una chiesa, verosimilmente napoletana. La sua collocazione originaria, però, non è ancora stata individuata.
Il tema raffigurato è quello dell’annuncio a Maria. A sinistra, infatti, vediamo l’arcangelo Gabriele, inginocchiato davanti alla Vergine: indossa una sgargiante veste di seta dorata e una bianca camicia dalle maniche a sbuffo.
Maria è in piedi: di fatto è in una posizione che sovrasta l’arcangelo, ma, ricevuto l’annuncio, accenna a un inchino portando la mano al petto, in segno di accettazione della volontà divina («Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto»).
L’opera evidenzia tutta la qualità artistica di Artemisia, che giunta a 37 anni è ormai perfettamente padrona dei propri mezzi: consapevole del suo talento straordinario, ma anche attenta a cogliere dai colleghi pittori le novità e le tendenze, rielaborandole in uno stile personale e per molti versi inconfondibile.
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