Assemblea Confindustria: Meloni attacca «l’Ue gigante burocratico» e promette il nucleare, con Orsini che ora invoca le rinnovabili

26 Maggio 2026 - 15:34
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Assemblea Confindustria: Meloni attacca «l’Ue gigante burocratico» e promette il nucleare, con Orsini che ora invoca le rinnovabili

Questa mattina, all’assemblea di Confindustria a Roma, la premier Giorgia Meloni è intervenuta dicendo che «la principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici». Di fronte alla platea di imprenditori, con il Capo dello Stato Sergio Mattarella in prima fila, Meloni ha detto che «l’Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale». E ancora: «Sul tema delle spese della difesa, ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali». E poi: «Io voglio che l'Italia sia una nazione libera, ma dall'altra parte so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l'impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità». Insomma il solito repertorio tra vittimismo e attacchi all’Ue, infarcito di promesse sul ritorno del nucleare in Italia per far fronte ai bisogni di approvvigionamento energetico.

Ma evidentemente sono promesse che non fanno neanche più tanta presa in ambienti che in questi anni non hanno fatto mancare il più sperticato sostegno a questo governo. Gli applausi da parte della platea confindustriale non sono mancati quando la premier ha criticato i vincoli Ue e ha proposto agli imprenditori di avviare subito un «cantiere comune» per una riforma radicale della burocrazia italiana, ma le richieste di Confindustria vanno ora ben al di là di questo.

Lo stesso presidente Emanuele Orsini, come già ha fatto una ventina di giorni fa deragliando non poco dalle posizioni tenute meno recentemente, ha invocato un’accelerazione sulle fonti di energia rinnovabile. «Per le imprese il prezzo dell'energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l'energia ai prezzi più cari d'Europa», ha esordito il presidente di Confindustria. Per questo, ha detto, «l'appello che lanciamo a tutte le forze politiche è sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. Proprio quelle aree che continuano a incontrare forti resistenze a livello regionale e locale, indipendentemente dal colore politico». Per Orsini ben venga il nucleare, ma intanto, dice, «chiediamo coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni»: «Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano ad oggi bloccati - ha detto ancora il presidente di Confindustria -. Siamo a 85 gigawatt installati, ne servono ancora 50 da realizzare entro 4 anni. Un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Il problema deve essere risolto subito».

Quanto al nucleare, seguendo l’imput dato dal governo, Orsini dice che «dobbiamo accelerarne il ritorno»: «Noi per primi, come imprese, siamo disponibili a ospitare i piccoli reattori modulari nei nostri stabilimenti e nei nostri distretti», ha fatto sapere.

Il problema, come sottolinea da fuori l’assemblea confindustriale Angelo Bonelli, è che su questo fronte si continua a parlare, dalla premier in giù, di qualcosa che in concreto non esiste. «Quello che Giorgia Meloni continua a raccontare sul nucleare è una gigantesca presa in giro ai danni degli italiani. Gli Smr, i piccoli reattori modulari di cui si parla, sono tecnologie che oggi non hanno alcuna applicazione industriale concreta su larga scala. Eppure il governo continua a vendere fumo pur di non affrontare la vera soluzione per abbassare le bollette: investire subito nelle energie rinnovabili». Il deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, commentando le dichiarazioni della presidente del Consiglio all’assemblea di Confindustria, sottolinea che «quella del nucleare è una battaglia ideologica senza fondamento economico: costa molto più delle rinnovabili e, anche se riuscissero a realizzarlo, non produrrà energia prima di 20-25 anni. Nel frattempo l’Italia resterà dipendente dal gas, con famiglie e imprese costrette a pagare energia sempre più cara mentre le grandi società energetiche continuano a fare profitti miliardari». Il punto è che «Meloni parla di competitività ma blocca proprio gli investimenti nelle rinnovabili, oggi la fonte energetica più economica e veloce da realizzare. Il nucleare non abbasserà le bollette – conclude Bonelli – è solo propaganda per rinviare la vera transizione energetica e lasciare il Paese ostaggio del gas e della speculazione».

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