Assumere e regolarizzare le badanti è difficile. E nel 2029 ne serviranno di più

Maggio 13, 2026 - 12:13
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Assumere e regolarizzare le badanti è difficile. E nel 2029 ne serviranno di più
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Sul numero de Il Segno di maggio 2024 avevamo raccontato lo stato del settore delle badanti in Italia. Il Paese “più badantizzato al mondo”, raccontavano all’epoca i numeri del 2022: gli occupati erano quasi 900 mila regolari, a cui andava aggiunta una cifra quasi equivalente di chi non aveva un contratto, e di conseguenza non pagava le tasse. 

A distanza di due anni, la situazione è cambiata, ma non in meglio. A partire dalla platea che oggi, e soprattutto in futuro, avrà bisogno di una badante. Al 1° gennaio 2026 l’Istat stimava un’età media della popolazione residente di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto rispetto al 2025, confermando il progressivo invecchiamento del Paese: l’Italia resta infatti la nazione più anziana dell’Unione Europea, e la seconda al mondo dopo il Giappone.

Domanda più alta in Lombardia e Lazio

In questo scenario, e con sempre meno figli su cui poter contare, la domanda di colf e badanti è destinata a crescere ancora. Secondo il Rapporto 2026 Family (Net) Work di Assindat Colf, entro il 2029 serviranno almeno 122 mila lavoratori in più.

Lazio e Lombardia sono tra le regioni con la domanda più alta. Secondo l’Inps, nella nostra regione in particolare i lavoratori sono 158 mila: quasi il 60% delle colf e il 40% delle badanti sono concentrate nella provincia di Milano, e di queste circa la metà è “in nero”.

I numeri del lavoro domestico (Tabella)

Quanto costa una badante in regola

La ragione principale di questa irregolarità è il basso potere d’acquisto delle famiglie. Simone Bellezza, direttore di Saf Acli per la gestione del lavoro domestico, spiega infatti che chi vorrebbe regolarizzarle è ostacolato dai costi, non coperti da deduzioni e detrazioni, al momento pressoché nulle: «Sono ferme ancora al 2009, e la soglia principale per assistenza a persone non autosufficienti è la detrazione del 19%, quindi un massimo di 2.100 euro all’anno». 

Per una famiglia i costi per una badante convivente, quindi che vive e dorme con l’assistito, si aggirano invece sui 17 mila all’anno. A cui si aggiunge la spesa della sostituta durante il giorno di riposo previsto dal contratto. «Questi investimenti – sottolinea Bellezza – le famiglie li sostengono in autonomia: la fiscalità consente ai datori di lavoro domestico di dedurre i contributi versati all’Inps per un massimo di 1.549 euro all’anno. Le detrazioni invece coprono una minima parte dello stipendio e solo nel caso di una badante assunta per una persona non autosufficiente e con redditi inferiori ai 40 mila euro lordi annui. Quindi per un massimo di 399 euro l’anno, a fronte di costi che raggiungono anche i 30 mila euro».

Una forza lavoro più anziana, e con meno ricambio

In più dell’80% dei casi, il lavoro domestico ha ancora una forte connotazione femminile e straniera. E come gli italiani, anche loro stanno invecchiando. Nonostante l’età media sia notevolmente più giovane degli italiani, oggi la quota di ultrasessantacinquenni rappresenta quasi il 7% degli stranieri. Bellezza racconta che, a seguito della guerra in Ucraina, da quell’area geografica sono confluite più persone giovani, ma comunque non sufficienti a per rallentare l’invecchiamento della forza lavoro. 

Il rapporto di Assindatcolf sottolinea inoltre che in Italia risiedono oltre 2 milioni di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Se si contassero anche queste persone, più avanti con l’età, la percentuale di anziani sarebbe ancora più alta.

E per loro il turnover con chi proviene dall’estero è ostacolato dagli attuali limiti del decreto flussi. La nota 589 della Direzione Generale per le politiche migratorie del Ministero del Lavoro dello scorso 18 febbraio, per esempio, ha attribuito 13.600 quote per lavoro subordinato non stagionale per il settore dell’assistenza familiare. Di queste, alla Lombardia ne sono state assegnate 4.849, di cui 1750 a Milano. «Inoltre – aggiunge Bellezza – oggi il decreto flussi è utilizzato in maniera impropria, come una sorta di sanatoria. Molti dichiarano che stanno facendo entrare lavoratori dall’estero, ma in realtà stanno regolarizzando persone già sul territorio italiano».

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