Auto blu, transizione ignorata nella PA: un’auto su tre fuori legge ed emissioni in aumento
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Auto blu, transizione ignorata: nel 2025 un veicolo su tre supera i limiti, l’lettrico è in calo e le emissioni della PA sono in crescita.
La transizione ecologica delle cosiddette “auto blu” e dei veicoli pubblici in Italia non solo rallenta, ma mostra segnali evidenti di arretramento. A fotografare la situazione è uno studio commissionato da Transport & Environment e realizzato da Withub con il contributo accademico di Paolo Maranzano e Gianluca Monturano, basato su un database inedito di circa 12.000 immatricolazioni tra il 2019 e il 2025.
I dati restituiscono un quadro chiaro: nel 2025 le emissioni medie di auto blu e nuove vetture della Pubblica Amministrazione sono risalite a 124 g/km di CO₂, dopo aver toccato il minimo nel 2022 con 89 g/km. Un’inversione di tendenza netta che riporta il livello emissivo sopra la media nazionale dell’immatricolato complessivo.
Auto blu: norme disattese e obiettivi mancati
Il problema non è solo ambientale, ma anche normativo. La Legge di Bilancio 2020 prevedeva che almeno il 50% delle nuove immatricolazioni della PA fosse costituito da veicoli elettrici, ibridi o a idrogeno. Un obiettivo mancato nel 2020, quasi centrato nel 2021 e superato nel 2022 e nel 2024.
Tuttavia, l’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nel 2021 ha cambiato il parametro di riferimento, passando dal tipo di alimentazione al livello effettivo di emissioni. La soglia fissata al 38,5% di veicoli con emissioni pari o inferiori a 50 g/km non è mai stata raggiunta a livello aggregato. Dopo il 30,5% registrato nel 2022, il dato è crollato fino al 14% nel 2025.
Questa sovrapposizione normativa ha generato incertezze applicative, compromettendo l’efficacia complessiva del sistema e lasciando spazio a interpretazioni che hanno rallentato la transizione.
Emissioni PA in aumento: il paradosso delle auto ibride e il calo dell’elettrico
Uno degli elementi più evidenti riguarda la crescita delle auto ibride, passate dal 10% del 2020 al 64% del 2025. Un aumento che, però, non si traduce automaticamente in minori emissioni. La categoria “ibrido” comprende infatti tecnologie molto diverse e solo una quota limitata, quella delle plug-in, riesce a rientrare nei limiti previsti.
Anche in questo caso emergono criticità: studi indipendenti dimostrano che le emissioni reali delle plug-in hybrid possono risultare fino a cinque volte superiori rispetto ai valori dichiarati in fase di omologazione.
Parallelamente, l’elettrico puro – l’unica soluzione in grado di garantire emissioni zero e piena conformità ai CAM – ha perso slancio. Dopo il picco del 29,7% nel 2022, la quota è scesa al 7,2% nel 2024, per poi risalire parzialmente al 14,1% nel 2025. Un andamento disomogeneo che evidenzia l’assenza di una strategia strutturata.
Limiti emissivi ignorati: un’auto su tre fuori norma
Un ulteriore elemento critico riguarda il mancato rispetto del limite massimo di 160 g/km di CO₂. Nel 2022 solo il 4% dei veicoli superava questa soglia; nel 2025 la quota è salita al 34%, trasformando l’eccezione in prassi.
Le amministrazioni centrali e territoriali risultano le più inadempienti. I Ministeri registrano il dato peggiore, con il 96% delle auto fuori soglia, seguiti da enti regionali e provinciali al 76%.
Tra i modelli più immatricolati nel 2025 spicca la Fiat Panda Hybrid con 278 unità, seguita dalla Subaru Forester, che presenta emissioni pari a 185 g/km. Nella top five compare una sola vettura a emissioni zero, la Dacia Spring, con appena 40 esemplari.
Forti divari tra enti e segnali contrastanti
L’analisi per categorie istituzionali evidenzia differenze significative. Nel 2022, unico anno in cui alcune amministrazioni hanno rispettato i CAM, i Comuni hanno raggiunto il 45% di veicoli a basse emissioni e le Università il 43%.
Dal 2023, però, entrambe le categorie sono tornate sotto soglia. Ministeri ed enti territoriali mostrano addirittura una crescita progressiva delle emissioni medie nel tempo.
Un segnale positivo arriva da ASL e ospedali, che nel 2025 non hanno immatricolato veicoli sopra i 160 g/km, distinguendosi rispetto al resto della PA.
Un parco auto vecchio e ancora inquinante
Lo studio offre anche uno spaccato del parco veicoli in uso. Se il 40% delle auto è stato immatricolato negli ultimi sei anni, circa un mezzo su cinque ha oltre vent’anni.
Persistono inoltre circa 6.000 veicoli appartenenti alle classi ambientali Euro 0–3, quindi altamente inquinanti e antecedenti al 2006. I Comuni detengono la quota maggiore del parco complessivo, con oltre 15.000 mezzi, pari a più della metà del totale.
Dal 2026 regole più rigide: la sfida dell’elettrico
Il quadro normativo è destinato a diventare ancora più stringente. Dal 1° gennaio 2026, per rientrare nella quota minima del 38,5% prevista dai CAM, i veicoli dovranno avere emissioni pari a zero. In altre parole, solo le auto elettriche potranno essere considerate conformi.
Con una quota attuale di appena il 14% di immatricolazioni elettriche, la Pubblica Amministrazione parte da una posizione distante dagli obiettivi, rendendo necessaria una svolta immediata.
Un cambio di passo che si inserisce nel più ampio quadro delle riforme e degli investimenti legati al PNRR, come evidenziato anche nel recente decreto PNRR 2026 convertito in legge, che rafforza le misure per accelerare la transizione e la sostenibilità nelle amministrazioni pubbliche.
Auto blu e veicoli pubblici: dati frammentati e governance debole
Secondo T&E, uno dei nodi principali riguarda la mancanza di un sistema di monitoraggio efficace. I dati esistono e provengono da fonti istituzionali come il Censimento Auto PA del Dipartimento della Funzione Pubblica, l’ACI e l’Agenzia Europea dell’Ambiente, ma risultano frammentati e difficili da reperire.
Non a caso, il database utilizzato nello studio è stato ricostruito anche attraverso richieste di accesso civico.
La denuncia: “La PA non dà il buon esempio”
“Emergono due elementi chiave: una normativa poco chiara e la scarsa propensione a rispettarla”, ha dichiarato Esther Marchetti.
Secondo Marchetti, la Pubblica Amministrazione non solo non guida la transizione, ma finisce per fare peggio di cittadini e imprese, che acquistano mediamente veicoli meno inquinanti.
Il ritorno alla crescita delle emissioni dopo il 2022 dimostra che senza un impegno deciso sull’elettrico il processo di decarbonizzazione non può avanzare. Da qui una domanda destinata a pesare nel dibattito pubblico: chi controlla il rispetto delle regole quando è lo Stato stesso a non applicarle?
Perché la transizione riguarda anche economia e salute
La questione non è soltanto ambientale. La diffusione dei veicoli elettrici comporterebbe una riduzione dei costi di gestione e quindi un risparmio di risorse pubbliche, oltre a benefici diretti sulla qualità dell’aria.
L’Italia, infatti, registra il più alto tasso di mortalità prematura in Europa legato all’inquinamento atmosferico ed è già stata condannata per la violazione delle direttive sulla qualità dell’aria.
In questo contesto, la transizione delle auto blu assume un valore strategico che va oltre la mobilità, toccando sicurezza energetica, sostenibilità economica e salute pubblica.
Auto blu e veicoli pubblici elettrici: una svolta non più rinviabile
Le indicazioni fornite dallo studio sono chiare: serve dare priorità ai criteri emissivi, rafforzare in modo deciso l’acquisto di veicoli elettrici e introdurre sistemi di controllo trasparenti ed efficaci.
Senza questi interventi, la transizione rischia di restare un obiettivo sulla carta, mentre i numeri raccontano una realtà opposta: quella di una Pubblica Amministrazione che, anziché guidare il cambiamento, continua a inseguirlo.
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