Auto, pesa minaccia dazi Usa al 25%, Vda chiede stop a escalation
Milano, 4 mag. (askanews) – I dazi Usa tornano a colpire l’auto europea e in Borsa il conto lo pagano soprattutto i costruttori tedeschi. Dopo la minaccia del presidente americano Donald Trump di aumentare al 25% dal 15% le tariffe su auto e camion importati dall’Unione europea, l’indice europeo auto e componentistica ha ceduto il 2,3%. Porsche, Bmw, Mercedes e Volkswagen hanno lasciato sul terreno fra il 2% e il 3% a Francoforte, mentre tra i fornitori Continental ha ceduto il 4,6%.
La nuova stretta riapre il fronte commerciale tra Washington e Bruxelles e, secondo la Vda, l’associazione dell’industria automobilistica tedesca, rappresenta “un nuovo e grave fattore di tensione nei rapporti transatlantici”. I costi di questi dazi aggiuntivi, avverte il presidente Hildegard Müller, sarebbero “enormi” per l’industria automobilistica tedesca ed europea, in una fase già molto difficile, e potrebbero ricadere anche sui consumatori americani. La Vda richiama entrambe le parti al rispetto dell’accordo commerciale raggiunto tra Ue e Stati Uniti. Questo significa, sottolinea l’associazione, che anche Bruxelles deve “finalmente attuare la propria parte” dell’intesa siglata la scorsa estate. Da qui l’appello a Washington e Bruxelles ad “allentare la tensione” e ad avviare rapidamente nuovi negoziati.
Anche Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche estere in Italia, segue “con attenzione” le tensioni accese dalle dichiarazioni di Trump e ribadisce con il suo presidente Roberto Pietrantonio la necessità di “stabilità, apertura e regole condivise”, senza chiusure o logiche di contrapposizione.
Trump ha accusato l’Ue di non aver rispettato pienamente l’accordo raggiunto lo scorso anno con Washington, che aveva ridotto al 15% i dazi americani sulle importazioni auto europee. Il mercato penalizza in particolare i gruppi tedeschi perché sono più esposti agli Stati Uniti con modelli premium e suv ad alta marginalità esportati dall’Europa. Secondo Matthias Schmidt, analista di Schmidt Automotive citato da Reuters, nuovi dazi indebolirebbero ulteriormente la posizione dei costruttori premium tedeschi e il 2026 rischia di essere “un altro anno di profit warning”, con Audi e Porsche tra i marchi più vulnerabili per l’assenza di impianti produttivi negli Stati Uniti.
Secondo il Wall Street Journal, gli analisti di Bernstein stimano un impatto significativo sugli utili operativi se il dazio al 25% resterà in vigore per il resto del 2026 e per tutto il 2027. Per Bmw l’effetto negativo incrementale sull’Ebit automotive sarebbe pari al 12,1% nel 2026 e al 15% nel 2027. Per Mercedes il colpo sull’Ebit adjusted della divisione auto arriverebbe al 14% quest’anno e a quasi il 18% nel 2027, mentre Volkswagen vedrebbe un impatto del 9% nel 2026 e dell’11% l’anno successivo. Sempre secondo Bernstein i 10 punti percentuali aggiuntivi di dazi costerebbero ai costruttori tedeschi circa 2,6 miliardi di euro di utile operativo nel 2026, anche se i gruppi potrebbero provare a compensare parte dell’impatto con aumenti dei prezzi.
Non è escluso, tuttavia, che la nuova minaccia tariffaria rientri nelle tattica negoziale del presidente Trump. Una leva per spingere Parlamento e Consiglio Ue ad accelerare l’adozione formale della rimozione dei dazi sui beni industriali americani prevista dall’intesa con Washington.
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