Autorità tunisina: “Minerali critici nuova frontiera per attrarre investimenti”

10 Settembre 2026 - 14:40
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La Tunisia punta sui minerali critici per trasformare le proprie risorse naturali in una leva di attrazione degli investimenti e di sviluppo industriale, con l’obiettivo di inserirsi nelle nuove catene globali del valore legate all’automotive, alle batterie e alle tecnologie avanzate. È questa la prospettiva emersa dalla 25ma sessione del Consiglio strategico della Autorità tunisina per gli investimenti (Tia), riunitasi mercoledì, durante la quale è stata presentata la terza nota di analisi strategica dell’Agenzia, dedicata al “Potenziale d’investimento, stato dell’arte e prospettive per la Tunisia” nel settore dei minerali critici. Lo studio, elaborato attraverso un’ampia consultazione di esperti, prende in esame in particolare fosfati, litio e rame, evidenziandone il potenziale impatto su filiere considerate prioritarie per la trasformazione dell’economia tunisina, dall’industria automobilistica all’intelligenza artificiale. Il fosfato rappresenta una materia prima strategica anche per l’Europa, sia per la produzione di fertilizzanti sia, nel caso dei fosfati di ferro, per le applicazioni legate alle batterie al litio-ferro-fosfato (Lfp).

Secondo le stime riportate dalla Tunisia Investment Authority (Tia), le riserve di roccia fosfatica tunisina sono dell’ordine di circa tre miliardi di tonnellate. Il principale bacino è quello di Gafsa, con i centri minerari di Metlaoui, Redeyef e Mdhila, dove l’attività è gestita dalla società pubblica Compagnia dei fosfati di Gafsa (Cpg). Accanto ai fosfati, il patrimonio minerario comprende la fluorite, presente in particolare nel bacino di Zaghouan e a Jebel Stah e utilizzata nelle industrie chimica e metallurgica, oltre alla barite, estratta soprattutto nelle regioni settentrionali e centro-occidentali e impiegata, tra l’altro, nelle attività di perforazione petrolifera. Nel Nord-Ovest sono inoltre presenti giacimenti di piombo e zinco, tra cui Bougrine e Fej Hassene, la cui produzione è oggi più limitata. A completare il quadro vi sono gesso e sale marittimo, con una produzione significativa nelle aree costiere e meridionali.

Il comparto fosfatico resta tuttavia il principale asset strategico. Prima della rivoluzione del 2011, la Tunisia arrivava a produrre circa otto milioni di tonnellate di fosfati l’anno. Nel decennio successivo, la produzione è scesa su livelli compresi indicativamente tra 2,5 e 3,5 milioni di tonnellate annue, risentendo delle tensioni sociali nel bacino minerario di Gafsa, degli scioperi e delle difficoltà logistiche legate al trasporto ferroviario. Le autorità tunisine puntano oggi a riportare progressivamente la produzione oltre i sei milioni di tonnellate annue, arrivando a 9,4 milioni di tonnellate entro il 2035. A tale scopo, il governo della Tunisia ha recentemente approvato e garantito un importante piano di finanziamento da 110 milioni di euro (più un dono di sette milioni) a favore della Compagnia dei fosfati di Gafsa. Il via libera formale è arrivato dall’Assemblea dei rappresentanti del popolo, il parlamento tunisino, che ha ratificato l’accordo di garanzia statale per un prestito concesso dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) prima della pausa estiva.

Una quota consistente del fosfato estratto viene lavorata in Tunisia dal Gruppo chimico tunisino (Gct), negli impianti di Gabes, Skhira e Mdhila, per la produzione di acido fosforico, fosfato biammonico (Dap) e triplo superfosfato (Tsp). Il Gruppo è stato più volte al centro delle proteste dei residenti che denunciano malori e il diffondersi di malattie respiratorie per via di presunte fughe tossiche da alcuni impianti ormai obsoleti e dello scarico di fosfogesso in mare. I derivati dei fosfati e i prodotti chimici collegati rappresentano tuttavia una componente significativa dell’export tunisino, stimata tra il sette e il 10 per cento delle esportazioni complessive. Tra i principali mercati figurano l’Unione europea (Ue), con Francia e Italia, oltre a India, America Latina e diversi Paesi dell’Africa subsahariana. Secondo gli esperti, la Tunisia deve tuttavia affrontare diversi ostacoli per trasformare il potenziale minerario in una maggiore capacità industriale. Il primo riguarda la logistica. Il collegamento tra i siti estrattivi di Gafsa, gli impianti di trasformazione e i porti della costa, in particolare Sfax e Gabes, continua a essere penalizzato dalle inefficienze della rete ferroviaria della Société nationale des chemins de fer tunisiens (Sncft). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel primo semestre del 2026 il trasporto ferroviario di fosfati e derivati dal bacino minerario verso gli impianti del Gct e il porto di Sfax si è attestato a circa 601 mila tonnellate, il 23 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. L’intera rete ferroviaria ha trasportato un totale di 1.386.882 tonnellate di fosfati nel corso del 2025.

Un secondo nodo riguarda l’ambiente e la disponibilità di acqua. Il lavaggio e la lavorazione dei fosfati richiedono quantità rilevanti di risorse idriche, in aree già caratterizzate da forte stress idrico. A questo si aggiunge la gestione del fosfogesso e degli altri residui derivanti dalla trasformazione industriale, che rappresenta una delle principali questioni ambientali associate alla filiera. La strategia tunisina mira quindi a spostare progressivamente il baricentro dalla semplice estrazione verso una maggiore valorizzazione industriale delle risorse. Tra le prospettive indicate figura il rafforzamento della produzione di acido fosforico purificato destinato ad applicazioni industriali e, più in prospettiva, una possibile integrazione nelle catene del valore legate alle batterie Lfp. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno lanciato un nuovo programma di finanziamento da oltre 1,5 milioni di dollari destinato a favorire investimenti privati e trasparenti nel settore. L’iniziativa, promossa dall’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi e dall’Office of Assistance Coordination del Bureau of Near Eastern Affairs del Dipartimento di Stato, porta il titolo “Safeguarding U.S. Critical Minerals Supply Chains – Tunisia”, ovvero “Proteggere le catene di approvvigionamento statunitensi dei minerali critici”. Il bando prevede l’assegnazione di un’unica sovvenzione per un importo compreso tra un milione e 1.536.511 dollari, con una durata del progetto prevista tra 18 e 24 mesi.

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