Ayurveda: perché conoscere il dosha dominante può migliorare il benessere

03 Agosto 2026 - 07:30
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Ayurveda: perché conoscere il dosha dominante può migliorare il benessere

Stress, insonnia, cattiva digestione, stanchezza persistente e difficoltà a concentrarsi sono tra i disturbi più diffusi. Ma se con la medicina occidentale abbiamo un approccio che cerca di risolvere il problema senza risalire alla vera origine, chi vuole stare bene con l’ayurveda sa invece che si fa un lavoro completamente differente. La medicina ayurvedica è una delle medicine tradizionali più antiche del mondo e si fonda sul presupposto che il benessere dipende dall’equilibrio tra mente, corpo e stile di vita. Ecco perché non ci sono pratiche standard, ma percorsi personalizzati costruiti sulle caratteristiche individuali. Nata in India oltre 5.000 anni fa, la parola Ayurveda deriva dal sanscrito ayus (vita) e veda (conoscenza o scienza), e significa letteralmente scienza della vita. Ancora oggi è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i sistemi di medicina tradizionale e viene studiata anche dalla ricerca scientifica per il possibile ruolo complementare nella promozione del benessere, soprattutto nella gestione dello stress e nella prevenzione attraverso uno stile di vita sano.

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«L’Ayurveda è più una medicina della prevenzione che della cura», spiega il maestro Kuldeepak Singh Settembre Kathait, conosciuto a livello internazionale come Dipu, che da vent’anni guida il percorso ayurvedico di Fonteverde.

Per stare bene con l’Ayurveda si guarda la persona nel suo intero, non solo i sintomi

A differenza dell’approccio occidentale che tende a concentrarsi sulla singola manifestazione della malattia, l’Ayurveda osserva la persona nella sua globalità. Alimentazione, qualità del sonno, livello di energia, respirazione, emozioni, attività fisica e anche il rapporto con l’ambiente circostante sono considerati come tasselli di un solo mosaico.

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«L’Ayurveda non scinde mente e corpo, sono una cosa sola», sintetizza Dipu. È proprio questa visione olistica a guidare ogni trattamento. Prima ancora del massaggio ayurvedico o dei rimedi naturali, il maestro dedica tempo all’ascolto dell’ospite per comprenderne le abitudini quotidiane, il modo di vivere e gli eventuali segnali di squilibrio.

Secondo la filosofia ayurvedica, il corpo umano e l’universo condividono la stessa energia vitale – Prana – che si manifesta attraverso cinque elementi fondamentali: etere, aria, acqua, terra e fuoco. Dalla loro combinazione nascono tre dosha – Vata, Pitta, Kapha – le energie biologiche che regolano le funzioni dell’organismo.

Vata, Pitta e Kapha: le tre enrgie che caratterizzano ogni individuo

Nell’Ayurveda, i tre dosha sono le energie bio-fisiologiche fondamentali che regolano tutti i processi del corpo e della mente. Ogni persona nasce con una combinazione unica di queste energie (la propria costituzione, o prakriti), ma fattori come alimentazione, stagioni, stress, età e stile di vita possono alterare questo equilibrio naturale, portando a uno stato di squilibrio (vikriti) in cui uno o più dosha prevalgono eccessivamente o si riducono troppo rispetto alla norma individuale. L’obiettivo dell’Ayurveda non è quindi modificare il proprio dosha, ma mantenerli tutti e tre in equilibrio tra loro.

Vata è formato dagli elementi aria ed etere e governa il movimento. Regola la respirazione, la circolazione degli impulsi e la motilità intestinale. Le persone in cui prevale Vata hanno un profilo dinamico, creativo e intuitivo. Quando questa energia si altera possono comparire agitazione, insonnia, difficoltà digestive, tensioni muscolari o una sensazione di continua irrequietezza. Si parla anche di secchezza di pelle, capelli, articolazioni oltre a stitichezza, gonfiore addominale e digestione irregolare. Un’altra espressione dello squilibrio sono dolori articolari, rigidità, tremori, sbalzi d’umore e freddo alle estremità.

Pitta invece, nasce dalla combinazione di fuoco e acqua. Governa la trasformazione: digestione, metabolismo, temperatura corporea, intelligenza. È associato a calore, intensità, acidità e precisione. Chi presenta una predominanza Pitta è soggetto a irritabilità, rabbia, impazienza, critica eccessiva. A livello di digestione si parla di infiammazioni, bruciore di stomaco, acidità, ulcere, mentre a livello di pelle si presentano eruzioni cutanee, acne, arrossamenti e sensibilità al calore. In questi soggetti si presenta anche sudorazione eccessiva e sete intensa.

Kapha è composto da acqua e terra. Rappresenta stabilità, struttura e resilienza.Governa la struttura e la coesione: massa corporea, lubrificazione delle articolazioni, immunità, stabilità emotiva. È associato a pesantezza, freddo, lentezza, umidità e stabilità. Quando questa energia prevale possono manifestarsi situazioni di lentezza, letargia, difficoltà a svegliarsi al mattino, ritenzione idrica, aumento di peso, muco in eccesso e problemi respiratori.

Come ristabilire l’equilibrio

Nell’Ayurveda, il riequilibrio dei dosha si basa sul principio che “il simile aumenta il simile, l’opposto bilancia”. Si interviene introducendo qualità contrarie a quelle in eccesso, attraverso alimentazione, stile di vita, erbe e pratiche corporee.

Poiché Vata è freddo, secco, leggero e irregolare, per riportare equilibrio si cerca di introdurre calore, unto/oleosità, pesantezza e regolarità. Lo si fa con alimentazione calda, cotta, oleosa e leggermente acida/dolce/salata. Fondamentale una routine regolare con orari fissi per pasti e sonno, automassaggio con oli caldi, ambienti tranquilli e pratiche calmanti di meditazione.

Pitta invece è caldo e per tornare in equilibrio servono alimentazione fresca, dolce, amara e astringente. Bisogna evitare i cibi piccanti, fritti, acidi e alcolici. Evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde e fare attività fisica moderata privilegiando pratiche rinfrescanti come passeggiate serali e nuoto.

Un eccesso di Kapha, che è pesante, freddo, umido e lento si riequilibra introducendo leggerezza, calore e stimolazione. Si punta su un’alimentazione leggera, calda, piccante e amara limitando il consumo di latticini, zuccheri e cibi oleosi. Importantissima l’attività fisica regolare e vigorosa, svegliarsi presto al mattino ed evitare pisolini diurni. Aiuta anche il massaggio a secco che stimola la circolazione.

Trattamenti, alimentazione e ascolto del corpo: i pilastri per stare bene con l’Ayurveda

Ogni percorso ayurvedico è un percorso tagliato su misura secondo il profilo di ognuno. «Una volta individuata la costituzione dell’ospite, con la collaborazione di nutrizionista e cosmetologa elaboriamo un programma specifico». Il soggiorno di cinque notti a Fonteverde alterna trattamenti ayurvedici, consulenze con il dietista e incontri con il maestro Dipu per creare un percorso che non si limiti a intervenire su un solo disturbo, ma che aiuti l’organismo a ritrovare un nuovo equilibrio.

Tra le esperienze proposte rientrano lo scrub ayurvedico, esercizi di respirazione meditativa e diversi massaggi sviluppati dallo stesso Dipu, che combinano tecniche della tradizione indiana con manipolazioni orientali. A questi si affiancano i trattamenti termali e, più recentemente, sedute di crioterapia a -85 °C, inserite nel programma per favorire il recupero muscolare, stimolare la circolazione e contribuire alla riduzione dell’infiammazione.

Un ruolo centrale spetta anche all’alimentazione. Dopo la valutazione iniziale, il dietista elabora un menù personalizzato ispirato ai principi dell’Ayurveda, utilizzando ingredienti stagionali e materie prime del territorio. Le indicazioni vengono aggiornate durante il soggiorno in base alla risposta dell’organismo e proseguono anche dopo il rientro a casa con un piano alimentare individuale e un kit ayurvedico.

«Se una persona cambia solo per cinque giorni e poi torna alle vecchie abitudini, il percorso perde significato», osserva Dipu. Per questo il team continua a seguire gli ospiti anche dopo la fine dell’esperienza, accompagnandoli nell’introduzione di nuove routine quotidiane.

Il primo passo è imparare ad ascoltarsi

Al di là dei trattamenti, dei massaggi e dell’alimentazione, il messaggio che emerge con più forza dall’incontro con Dipu riguarda il rapporto con se stessi. Per il maestro, infatti, il benessere nasce dalla capacità di osservare il proprio corpo prima che compaiano sintomi importanti.

«Non ignorare te stesso», ripete più volte durante l’intervista. Un invito semplice solo in apparenza, perché significa fermarsi ad ascoltare la qualità del sonno, il respiro, il livello di energia, l’umore e i piccoli cambiamenti che spesso passano inosservati nella frenesia quotidiana.

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