Bacchi (Unic): “Assisteremo a un ridimensionamento qualitativo del settore”

16 Settembre 2026 - 11:50
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Conceria italiana ancora sotto pressione. Il primo semestre 2026 si è chiuso con un calo del 6,4% in termini di fatturato e del 5,2% nei volumi di produzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per il comparto tricolore. La fotografia di settore emerge dai market insights di Lineapelle, diffusi nell’ambito della 108esima edizione della manifestazione dedicata al mondo conciario, in corso fino a domani, 17 settembre, presso i consueti spazi espositivi di Fiera Milano Rho con oltre mille espositori provenienti da 38 Paesi.

“Non possiamo aspettarci una ripresa diffusa, il mercato sta cambiando: stanno diminuendo gli ordini e le vendite”, ha spiegato a Pambianconews Fulvia Bacchi, amministratrice delegata di Lineapelle e direttrice generale di Unic-Concerie Italiane. “Dobbiamo aspettarci piuttosto un ridimensionamento selettivo e qualitativo, perlopiù per aggregazioni: succederà un po’ quello che è già successo in altri Paesi”.

Secondo Bacchi il fenomeno si manifesta con velocità diverse a seconda dei comparti rappresentati in fiera: “Nel campo dell’accessoristica e della componentistica questo fenomeno si vede già, nel settore conciario sta avvenendo in maniera più lenta, quindi assistiamo ancora a dei numeri importanti. Non posso dare un’indicazione di tempistica precisa, ma penso che nei prossimi due anni assisteremo a un forte ridimensionamento del settore, inteso in termini di aggregazione e polarizzazione”. Un processo che l’AD si augura si compia entro questo orizzonte, pur senza aspettarsi segnali a breve termine.

Intanto prosegue, dunque, il trend accompagnato da un segno meno che da quasi quattro anni interessa il settore conciario e, più in generale, l’intera filiera pelli a livello internazionale, complice un contesto geopolitico globale ancora instabile e una spinta inflattiva che continua a condizionare le scelte di acquisto dei consumatori nei comparti moda, arredo e automotive.

Anche l’export italiano di pelli conciate segna un calo del 4,9% in valore rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente: tra i primi 20 Paesi di destinazione, solo Francia (+8%, sempre più prima destinazione delle esportazioni italiane), Portogallo (stabile), Turchia (+2%) e Cambogia (+40%) mostrano segno positivo, mentre calano in modo marcato Polonia (-21%), Ungheria (-21%), India (-20%) e Serbia (-14 per cento). Una nota positiva arriva dal miglioramento della dinamica congiunturale registrato nel secondo trimestre rispetto al primo.

Diverso e confermato ben più entusiastico il giudizio sull’andamento della manifestazione: “Rispetto a febbraio, dove siamo stati penalizzati da una serie di circostanze, abbiamo recuperato praticamente quasi tutti i nostri espositori. C’è sicuramente ancora una flessione, ma è dovuta soprattutto al settore degli accessori e componenti”. E, a proposito di contenitore fieristico, Bacchi spiega anche l’uscita di Lineapelle dal cappello di Fashion Link Milano, di cui ha fatto parte fino alla scorsa edizione: “Nonostante l’appartenenza comune alla filiera moda, noi non ci occupiamo di prodotto finito, come le altre fiere del gruppo, dunque abbiamo delle peculiarità che necessitano di essere valorizzata diversamente”. Pur sottolineando, ad ogni modo, il permanere delle sinergie e della cooperazione tra manifestazione di settore.

Per Bacchi non c’è contraddizione tra le difficoltà del comparto e il ruolo della fiera: “Rimane il punto di riferimento imprescindibile, perché i protagonisti assoluti sono le concerie italiane, che non hanno competitor”. Il riassetto in corso, sottolinea, non intacca questo ruolo: “Vedo ancora concerie che stanno investendo, soprattutto in digitalizzazione e intelligenza artificiale, e che ampliano i loro magazzini. Se loro sono ottimisti, voglio esserlo anch’io”.

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