Baggio, la periferia riflette su Francesco “pontiere” di pace

La prospettiva su San Francesco, da un quartiere di periferia di Milano, in questo scorcio storico si fa inedita, come tutte le scritture “sui margini”. Lo spazio che abitiamo e il tempo apocalittico che stiamo vivendo hanno dettato la scelta di raccogliere un solo episodio della vita del Santo, del resto così poliedrica, ovvero il suo incontro con il sultano nell’estate del 1219.
Incontro all’altro
Francesco partì assieme ai crociati: la logica della guerra, oltretutto giusta e santa, faceva parte della sua cultura. Non ha espresso mai una condanna di tenore pacifista. Sapeva che esiste una parte giusta e una sbagliata che andava cambiata, meglio convertita.
Eppure Francesco, sul campo di battaglia, decise di attraversare la linea del fronte disarmato spinto dal desiderio di martirio. Non incontrerà la morte, ma vessazioni, violenze e prigionia.
Al cospetto del sultano Francesco parlò di Vangelo suscitando stupore e ammirazione. Non sortì nessun effetto, ma comprese (e forse qui sta un’interpretazione innovativa) “convertì” la sua mente per ri-conoscere nell’altro non un “animale inferocito”, ma un uomo pari a sé e mosso da pietà e religiosità simili.
Al suo rientro nel campo crociato, Francesco invitò “profeticamente” a non combattere il giorno successivo per evitare una disfatta. Cosa che puntualmente accade: la profezia forse fu in realtà l’invito a non usare violenza verso chi si è riconosciuto come simile?
In una cultura diffusa di violenza e di giustificazione della guerra si può in modo alternativo immaginare di creare ponti. Il ri-conoscimento del diverso come uomo di identica dignità immediatamente disarma le parole e la mano: nelle nostre periferie, spazi abitati spesso in modo forzato da genti di diversa provenienza e cultura, questa è l’unica alternativa alla pace sociale. La pace è non un presupposto, ma un obiettivo di un processo culturale e umano che costa la fatica di attraversamenti.

La serata e la rassegna
Per questo mercoledì 13 maggio, alle 21, presso il Teatro San Giovanni Bosco (via Mar Nero 10, Milano), Lella Costa (che ringraziamo sentitamente per la sua presenza) leggerà «L’obbedienza non è più una virtù», ovvero la «Lettera ai giudici» di don Lorenzo Milani, un invito attualissimo a disobbedire a ogni costrizione, alla guerra e al linguaggio della forza. La lettura si alternerà all’audizione di alcuni brani musicali della tradizione sefardita dal repertorio francescano a cura del professor Paolo Bovio. Ingresso libero.
Questo sarà solo l’inizio di una rassegna («San Francesco 1226-2026») che si estenderà fino all’autunno inoltrato con conferenze, spettacoli teatrali per grandi e bambini, mostre fotografiche, attività laboratoriali, fra cui un reportage che sarà girato in estate, quando gli adolescenti della parrocchia svolgeranno un’attività di volontariato con la Caritas di Trieste a favore dei migranti della Rotta balcanica. Tutto con la regia di Roberta Biagiarelli, attrice e regista teatrale.
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