Rambaldi: «Nel Friuli terremotato imparammo a gestire le emergenze»

Maggio 06, 2026 - 07:54
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Rambaldi: «Nel Friuli terremotato imparammo a gestire le emergenze»
Foto Agensir

A cinquant’anni di distanza, il 6 maggio la Diocesi di Milano ricorda il terremoto in Friuli con una Messa nella chiesa di San Fedele, presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini.

Oltre alla memoria della tragedia, si ricorderà chi si mobilitò per sostenere chi aveva appena perso tutto. Come i giovani ambrosiani partiti alla volta del Friuli per contribuire ai soccorsi. Di quei giorni conserva un ricordo ancora vivido Roberto Rambaldi, a lungo vicedirettore di Caritas Ambrosiana: «La scossa si era sentita anche a Milano, ma ci sono voluti alcuni giorni prima che ci giungessero notizie sull’effettiva entità del disastro. Con la mia parrocchia partimmo per Gemona, uno dei centri più colpiti. Conservo ancora nella memoria le immagini delle persone sedute su travi o mattoni, tutto ciò che restava delle loro case. Ricordo ancora la famosa frase scritta anche sui muri di Gemona: “Dov’era il vostro Dio, la notte del 6 maggio?”».

Un impegno prolungato

Lo scenario descritto da Rambaldi era quello della prima fase dell’emergenza, quando le necessità erano ancora schiacciate verso i bisogni essenziali: trovare un posto dove dormire, qualcosa da mangiare, oppure offrire assistenza sanitaria. Come in tutte le emergenze, la solidarietà e l’attenzione per le popolazioni colpite dal sisma fu altissima nelle prime settimane, affievolendosi con il passare dei giorni. Ed è proprio in questo momento più delicato, che rischiava di trasformarsi in silenzio, che la presenza dei volontari Caritas è proseguita, anche negli anni. «Quando parlo di ricostruzione – rimarca Rambaldi – non intendo solo con i mattoni, intendo proprio sociale. Io sono rimasto quasi fino al quinto anno della ricostruzione, e i più colpiti erano gli anziani soli, i fragili o addirittura i ragazzini. Con gli adulti impegnati a ricostruire tutti, inevitabilmente l’attenzione nei loro confronti era minore».  

Esperienza formativa

Era il 1976, e proprio in quelle valli sono nate le prime intuizioni su come essere davvero utili in queste emergenze, oggi entrate nel lessico comune di Caritas. In Friuli si svilupparono i primi gemellaggi, centri sociali e servizi per la comunità. «Imparai il friulano e mi misi al loro servizio – racconta Rambaldi -. Giorno dopo giorno, sera dopo sera, rimasi sempre al loro fianco. Poteva capitare che mi occupassi dei ragazzi la domenica, facendoli giocare o aiutandoli a fare i compiti. La mia presenza, silenziosa ma costante, fu la chiave per costruire quel rapporto di fiducia che esiste ancora oggi, con chi all’epoca aveva dieci anni e oggi ne ha sessanta».

Ai giovani Rambaldi raccomanderebbe ciò che ancora oggi si insegna all’introduzione dei corsi di formazione. «Andate, avendo ben presente che non esporterete solo ciò che sapete fare, ma vi metterete al servizio delle persone e situazioni che non conoscete. Per cui presentatevi con umiltà, ma con tanta voglia di fare e tanta, tanta pazienza, e capacità di ascoltare».

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