Belfast, l’allarme dei Conservatori: «L’Ue tragga le giuste lezioni, basta falle alle frontiere e nelle procedure d’asilo»

L’eco di Belfast arriva al Parlamento europeo, dove il gruppo di Ecr avverte che ciò che sta accadendo nel Regno Unito riguarda da vicino tutti e nessuno è immune dai rischi di una immigrazione incontrollata e dall’esplosione delle contraddizioni dell’immigrazionismo di sinistra e del germe del «razzismo al contrario» che porta con sé. Il tema posto dal brutale accoltellamento di Stephen Ogvile da parte di migrante sudanese e prima ancora dall’omicidio del giovane Herny Nowak da parte di un sikh a Southampton non è solo la sicurezza, ma anche la tenuta sociale perché, è il monito della destra europea e di FdI in particolare, se certe forme di protesta sono «inaccettabili», non si può ignorare il fatto che una mancata risposta alle preoccupazioni dei cittadini non farà altro che alimentare le tensioni.
Fidanza: «Ciò che accade nel Regno Unito non è più accettabile»
«Le violenze di questa notte a Belfast sono inaccettabili e vanno condannate. Eppure ciò che da tempo sta accadendo nel Regno Unito non è più accettabile», ha scritto sui propri social il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, Carlo Fidanza. «L’immigrazione è fuori controllo e i crimini compiuti da immigrati presenti a vario titolo sul territorio britannico si fanno sempre più efferati», ha proseguito l’eurodeputato di FdI, ricordando che «pochi giorni fa è emerso il caso del giovane Henry Nowak, accoltellato per mano di un sikh a Southampton e soffocato da un poliziotto che aveva creduto alla versione dell’assassino. Ieri un sudanese con permesso di soggiorno ha tentato di decapitare un innocente in mezzo alla strada».
Ma per la sinistra la prima preoccupazione è il razzismo
«Di fronte alle proteste sfociate in inaccettabile violenza – ha proseguito Fidanza – la prima preoccupazione dei governanti di sinistra è stata lanciare il solito allarme anti-razzista. E molti altri casi precedenti si potrebbero citare, in una Nazione in cui si può finire in galera per un commento sui social contro l’immigrazione di massa e in cui troppo spesso la polizia finisce con l’applicare un razzismo al contrario». «Questo – ha sottolineato l’esponente di FdI – è il modello fallito dell’immigrazionismo della sinistra, quello che finisce col mettere il delinquente immigrato davanti ai propri concittadini onesti. Esattamente quello che in Italia, fin quando ci sarà al governo Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia, non passerà mai».
Da Ecr «sgomento e profonda preoccupazione»
Sul caso è intervenuto con una nota anche il gruppo parlamentare di Ecr, che ha espresso «sgomento e profonda preoccupazione in seguito alle notizie di un brutale attacco con coltello a Belfast». I Conservatori europei hanno sottolineato che «sebbene questo incidente sia avvenuto nel Regno Unito, dovrebbe servire da monito anche per l’Unione europea: l’asilo non deve mai diventare un punto cieco nell’architettura di sicurezza europea. I Paesi europei devono sapere chi entra e se i potenziali rischi per la sicurezza pubblica sono stati adeguatamente valutati».
La tenuta sociale a rischio
Il gruppo dei Conservatori al Parlamento europeo ha poi lanciato un doppio monito: «Le proteste devono rimanere pacifiche e legali. Ma i leader politici devono anche comprendere che la preoccupazione dell’opinione pubblica non farà che aumentare se si ignorano le legittime preoccupazioni in materia di asilo, controllo delle frontiere e sicurezza pubblica». «Il Gruppo Ecr – ricorda ancora la nota – ha costantemente chiesto un rafforzamento delle frontiere esterne, procedure di asilo più rapide, rimpatri efficaci e controlli di sicurezza più rigorosi in tutta Europa. Quando è in gioco la sicurezza pubblica, non devono esistere falle o scappatoie».
Procaccini: «I leader politici traggano le giuste lezioni»
Di «caso scioccante e tragico» in relazione all’accoltellamento di Belfast, a causa del quale Ogvile ha perso un occhio dopo aver rischiato la vita, ha parlato il co-presidente di Ecr, Nicola Procaccini. «Il nostro primo pensiero va alla vittima e ai coraggiosi cittadini che sono intervenuti. Ma anche i leader politici – ha detto l’eurodeputato di FdI – hanno la responsabilità di trarre le giuste lezioni. Le persone che entrano in un Paese attraverso percorsi irregolari devono essere soggette a controlli di sicurezza approfonditi e credibili. Le lacune nei sistemi di controllo delle frontiere e nelle procedure di asilo non devono mai diventare falle nel nostro sistema di sicurezza».
Jaki: «La violenza nelle strade non è una risposta, ma neanche la negazione politica lo è»
È stato poi l’altro co-presidente del gruppo Ecr, il polacco Patryk Jaki, a ricordare che «la sicurezza pubblica deve venire prima di tutto e i cittadini hanno il diritto di aspettarsi che le autorità sappiano chi entra nel loro Paese, chi ha il diritto di rimanervi e se eventuali problematiche di sicurezza siano state adeguatamente individuate». «La violenza nelle strade – ha ribadito – non è la risposta. Ma nemmeno la negazione politica lo è. L’abuso delle procedure di asilo è un problema reale. Deve essere affrontato in modo legale, fermo e senza ritardi».
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