Benzina e diesel in autostrada, i prezzi aggiornati del pieno
Oggi, 18 settembre 2026, lungo la rete autostradale italiana i prezzi medi rilevati indicano Benzina self a 2.236 euro, Gasolio self a 2.346 euro, Gpl servito a 0.885 euro e Metano servito a 1.785 euro. I valori di riferimento sono sintetizzati nella tabella qui sotto e si basano sull’ultimo aggiornamento ufficiale disponibile. Nell’articolo trovi anche un approfondimento su come si forma il prezzo alla pompa: dalla componente industriale (costo della materia prima e margine) alla componente fiscale (accise e Iva), che insieme determinano l’importo finale pagato dagli automobilisti.
Il prezzo dei carburanti in autostrada
Ultimo aggiornamento dati: 17-09-2026
| TIPOLOGIA | EROGAZIONE | PREZZO MEDIO (euro) |
| Benzina | SELF | 2.236 |
| Gasolio | SELF | 2.346 |
| GPL | SERVITO | 0.885 |
| Metano | SERVITO | 1.785 |
Come si compone il costo dei carburanti
Il prezzo della benzina è il risultato dell’interazione tra componente industriale e componente fiscale. Nel caso della benzina, il carico fiscale pesa per il 58% del totale, una quota superiore alla componente industriale, che vale il 42%. All’interno della componente industriale convivono due voci. La prima è il costo della materia prima, pari al 30% del prezzo finale: qui incidono le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati e l’andamento del cambio euro/dollaro, dato che gli scambi avvengono prevalentemente in valuta statunitense. Quando il dollaro si rafforza o le quotazioni crescono, il costo tende a salire; viceversa, un euro più forte o prezzi internazionali in calo alleggeriscono la pressione. La seconda voce è il margine lordo, pari al 12% del prezzo, che comprende i costi e la remunerazione lungo la filiera (logistica, stoccaggio, distribuzione) e rappresenta l’area sulla quale gli operatori possono intervenire per calibrare il prezzo alla pompa. Le imposte comprendono accise e Iva: le accise sono importi fissi per unità di prodotto, mentre l’Iva si applica sul totale, amplificando gli effetti delle variazioni industriali. L’equilibrio tra queste componenti spiega le differenze tra periodi e aree di rifornimento.
Per il gasolio la scomposizione presenta pesi differenti: la componente fiscale incide per il 45% del prezzo finale, mentre la componente industriale arriva al 55%. All’interno della quota industriale, la materia prima vale il 45%: anche qui contano le quotazioni sui mercati internazionali e il cambio euro/dollaro, che possono spingere il prezzo in alto o in basso a seconda delle dinamiche globali di domanda e offerta, della stagionalità dei consumi e delle tensioni geopolitiche che impattano la raffinazione e i noli marittimi. Il margine lordo rappresenta il 10% del prezzo: copre i costi operativi della filiera (trasporto, stoccaggio, gestione dei punti vendita) e la remunerazione degli operatori, costituendo la porzione su cui questi ultimi possono intervenire per modulare i listini alla pompa, anche in funzione della concorrenza locale e della modalità di erogazione. La presenza dell’Iva, applicata sull’imponibile comprensivo di accise, rende più pronunciati gli effetti delle variazioni industriali. Nel complesso, il peso relativamente maggiore della componente industriale nel gasolio rispetto alla benzina rende questo carburante più sensibile alle oscillazioni delle quotazioni e del cambio, pur restando determinante il cuscinetto fiscale nel definire il prezzo pagato dagli utenti.
Fonte: Osservatorio prezzi Mimit
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