Bersani oggi, un Mario Giordano de sinistra
Sale su un palco a Treviglio e dice che l’Italia si sta avviando al modello Trump. Che cosa ha rovinato Pier Luigi Bersani? L’età no, perché è mio coetaneo e si può essere splendidi rottami settantenni. Forse la grottesca sconfitta politica quando da segretario del Pd coltivò ambizioni di governo e le affidò ai grillini piccoli piccoli dello streaming a Montecitorio. O quando nel 2013, per il Quirinale, fu preso a bastonate dai suoi parlamentari e da tutti gli altri che poi subirono la generosa sculacciata del rieletto Giorgio Napolitano, dopo essere entrati in stato confusionale e aver soggiaciuto, sotto la regia del partito di maggioranza diretto dall’ondivago e arboriano Ferrini di Piacenza, alle acrobazie dell’Antipolitica che infilzò i candidati del centrosinistra come tordi allo spiedo. Certo la batosta, quando deriva da ambizioni sbagliate e incapacità di manovra plateale, conduce a una pericolosa voglia di riscatto dell’ego, ti convince che se non sei stato un buon numero uno sarai un magnifico ex numero uno. Ma ora Bersani esagera. Modello Trump per l’Italia?
Meloni è una secchiona di talento, perfino troppo seriamente impegnata a smentire ogni giorno chi aveva previsto una tremenda scossa alle istituzioni democratiche all’avvento di una guida di destra del governo nazionale. Trump voleva impiccare Pence, che il 6 gennaio del 2021 somigliava come tutore delle regole al riverito e ben custodito Mattarella, quando l’arancione eccitava la marcia violenta sul Campidoglio per invalidare regolari elezioni da lui perse. Si può imputare la stabilità come immobilismo, se proprio si vuole, al governo del centrodestra, ma il modello Trump è l’opposto di questa imputazione. Fa casino nel mondo, minacciosamente indecisionista, attacca l’Europa, e litiga nel suo solito modo sgraziato anche con Meloni, di cui evidentemente non apprezza il modello europeista e l’amichevole autonomia sostanziale. Il modello Trump prevede la guerra all’informazione che non si conforma, qui si inventa Telemeloni per dimenticare i fasti un po’ loschi di Teleranucci e Telelavitola. E a voler parlare del generale Catenacci, “quando c’era lui”, altro personaggio di Alto Gradimento, i veri rischi politici notoriamente Meloni li corre a destra, in quella miscela di nostalgia e surrealtà che cerca di occupare lo spazio del fascismo cosiddetto futurista, che baggianata, perché su immigrazione e diritti ci stanno le formule Meloni-von der Leyen invece delle trovate autoritarie e delle tendenze allo stato di polizia contrastate molto a fatica dal sistema costituzionale americano. Qui la destra è quella del No tondo tondo al referendum sulla giustizia, a proposito di regole violate e corporazioni che erodono il sistema democratico, e il Parlamento combatte e vive insieme a noi a colpi di voto segreto, mentre il Congresso americano arranca appresso agli ordini esecutivi che ne cancellano l’autonomia e l’efficacia istituzionale. Modello Trump?
Bersani, che fu ottimo come amministratore e ministro, che ha un tratto delizioso nel linguaggio strapaesano, è stato rovinato dalla tv, dai talk-show, dalla accudente generosità di conduttori e pubblico che a forza di coccole e di applausi ne fanno, se non sta attento a quello che dice, un Mario Giordano de sinistra.
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