Blackout da caldo? Col fotovoltaico sul tetto si risparmia il 68% durante le ondate di calore

29 Giugno 2026 - 17:34
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Blackout da caldo? Col fotovoltaico sul tetto si risparmia il 68% durante le ondate di calore

Con l’aumento delle ondate di calore – quella che sta attraversando l’Italia e l’Europa intera è da record, ma rappresenta solo l’inizio – cresce anche il ricorso all’aria condizionata: una risposta necessaria per proteggersi dalle temperature estreme, ma che rende più pesante la domanda di elettricità proprio nelle ore in cui la rete è maggiormente sotto pressione. Per sfuggire a questa morsa, oltre a soluzioni di adattamento climatico in città, ancora una volta la soluzione passa da una maggiore penetrazione degli impianti rinnovabili, compreso anche il piccolo pannello fotovoltaico a tetto.

A quantificarne il potenziale è il nuovo studio Synergies between climate mitigation and adaptation: the role of photovoltaics in meeting cooling demand in Italy, guidato dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). I risultati mostrano che, nelle giornate estive più calde, le famiglie dotate di pannelli fotovoltaici sul tetto «riducono i prelievi dalla rete di circa il 68% rispetto a famiglie simili senza solare, alleggerendo la pressione sul sistema proprio nei momenti di massima domanda».

Lo studio stima che i cambiamenti climatici possano aumentare la domanda residenziale di elettricità per il raffrescamento di circa il 5% rispetto agli attuali consumi domestici complessivi. Se la diffusione del fotovoltaico residenziale crescerà in linea con gli obiettivi nazionali, passando da circa il 6% delle famiglie di oggi al 22-24% entro il 2050, l’energia prodotta sui tetti potrebbe compensare circa la metà di questo carico aggiuntivo legato al clima.

«I pannelli solari sui tetti offrono una soluzione potente: possono compensare quasi la metà dell’aumento della domanda elettrica durante i periodi di picco del raffrescamento», afferma Lucia Piazza, prima autrice dello studio: «Questo è importante per il pubblico perché dimostra come l’energia pulita possa contemporaneamente contrastare i cambiamenti climatici e aiutare le persone ad affrontarne gli effetti, riducendo potenzialmente i costi energetici domestici».

Il fotovoltaico riduce infatti le emissioni connesse alla produzione elettrica da fonti fossili e, al tempo stesso, aiuta a far fronte ai maggiori fabbisogni di raffrescamento provocati dalle temperature in crescita. Peraltro le ore di maggiore irraggiamento solare sono, ovviamente, anche le più calde, con conseguenti picchi nell’impiego dei condizionatori che possono essere soddisfatti dall’energia fotovoltaica (senza dimenticare il ruolo delle batterie, che rende disponibile l’energia non immediatamente consumata per successivi momenti della giornata),

«Questo lavoro fornisce preziose indicazioni sul potenziale futuro di una fonte di energia rinnovabile, in questo caso il fotovoltaico, nell’affrontare gli effetti collaterali del riscaldamento climatico nel settore residenziale», osserva Francesco Pietro Colelli.

I benefici, tuttavia, non si distribuiscono in modo uniforme sul territorio. Le regioni del Nord e le isole, dove il solare sui tetti è oggi più diffuso, potrebbero registrare le maggiori riduzioni della domanda di elettricità per il raffrescamento prelevata dalla rete. Al contrario, città come Roma, Napoli e Palermo rischiano una doppia vulnerabilità: sono esposte a ondate di calore più intense ma presentano tassi di installazione del fotovoltaico relativamente bassi.

È comunque utile ricordare che non basta installare i pur necessari pannelli sui tetti per portare avanti la transizione energetica, almeno non al livello necessario ad abbassare le bollette e contenere la crisi climatica, e non solo perché l’elettricità prodotta con gli impianti fotovoltaici utility scale, infatti, costa un terzo dell’elettricità generata dagli impianti fotovoltaici residenziali sui tetti.

Le ragioni sono strutturali: se si pensa di decarbonizzare solo con i pannelli solari sui tetti, che sono molto meno produttivi e più costosi di quelli in campo libero, e se si insiste nel veto all’eolico, i costi, anche ambientali, più che raddoppiano, perché esplodono i costi di accumulo, oltre a quelli per l’energia tagliata per via degli eccessi stagionali di un approccio mono-rinnovabile. I tempi stretti ci impongono di evitare scommesse azzardate e puntare sulle fonti scalabili e a minor costo: eolico e solare a terra. Inoltre, con la necessaria revisione del mercato elettrico e il ricorso ai prezzi zonali, i nodi verranno al pettine: i territori che avranno saputo attrarre investimenti nelle rinnovabili vedranno i loro prezzi diminuire. Al contrario, le regioni che continuano a bloccare gli impianti per difendere veti anacronistici si condanneranno da sole a pagare l’elettricità a caro prezzo.

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