In Europa 1.300 morti per il caldo, Commissione UE: sull’aria condizionata, considerare l’efficienza

29 Giugno 2026 - 18:27
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Bruxelles – Dal 21 giugno, in Europa sono stati registrati oltre 1.300 decessi collegati alle alte temperature. A lanciare l’allarme sul social X è Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’ondata di calore che ha colpito l’Europa è una delle più intense degli ultimi anni, con temperature record registrate in diversi Paesi.

“L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente sulla Terra”, ha scritto il direttore dell’OMS, spiegando che “lo stress da calore è spesso definito il ‘killer silenzioso’ e le abitazioni, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati progettati per resistere a queste temperature”. Per questo, l’Organizzazione sta “collaborando con i suoi Stati membri e con i partner per affrontare le minacce alla salute poste dal caldo estremo”, concentrandosi “sulla preparazione, la prevenzione e sul rafforzamento della capacità di risposta dei sistemi sanitari”.

In particolare, ha precisato Adhanom Ghebreyesus, “stiamo incoraggiando i Paesi europei ad attuare piani d’azione per la salute legati alle ondate di calore“. Oggi (29 giugno) durante l’incontro con la stampa, i portavoce della Commissione europea hanno definito l’ondata di calore come “praticamente senza precedenti”. E hanno aggiunto che episodi come questo ricordano “l’importanza della nostra politica climatica, della transizione energetica e di tutte le politiche che abbiamo messo in campo, in particolare in termini di transizione dai combustibili fossili”. 

L’ondata di calore ha riacceso anche il dibattito sull’uso dell’aria condizionata. Secondo un’analisi del World Resources Institute (WRI), solo il 20 per cento degli edifici europei dispone di aria condizionata. Con l’aumento delle temperature, però, la domanda di raffrescamento è destinata a crescere rapidamente, ponendo un dilemma: come proteggere la salute senza alimentare ulteriormente consumi energetici ed emissioni?

Il tema è arrivato anche al briefing di palazzo Berlaymont. Un giornalista ha chiesto se Bruxelles ritenga che “sia giunto il momento di prendere una posizione sull’aria condizionata”, osservando che “dopo l’inferno vissuto la settimana scorsa” molti cittadini europei si chiedono se acquistare un climatizzatore sia ormai necessario “per sopravvivere alla nuova realtà del cambiamento climatico”. 

La Commissione ha evitato di schierarsi. Una portavoce ha spiegato che l’esecutivo europeo “non ha una posizione particolare”, ma affronta la questione nell’ambito delle politiche per la riqualificazione energetica degli edifici. Ha ricordato che la maggior parte delle abitazioni europee non dispone di sistemi di raffreddamento perché il patrimonio edilizio è in larga parte datato e progettato per un clima diverso, mentre le politiche europee sul riscaldamento e raffrescamento accompagnano le ristrutturazioni con l’obiettivo di migliorare efficienza energetica e resilienza climatica.

La Commissione ha aggiunto che non spetta a Bruxelles “dire ai cittadini cosa devono o non devono fare” nelle proprie abitazioni. L’obiettivo dell’UE, ha spiegato, è piuttosto fare in modo che gli apparecchi siano “il più efficienti possibile”, attraverso la normativa Ecodesign, mentre le decisioni sull’installazione dei climatizzatori restano di competenza degli Stati membri e dei consumatori. Ha inoltre anticipato che nelle prossime settimane sarà presentato un piano d’azione per l’elettrificazione, che affronterà anche il tema dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento e del loro impatto sulla rete elettrica.

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