Smart Glasses ‘europei’ per il soccorso in montagna
Belluno – Un medico collegato da remoto che vede ciò che vede il soccorritore. Un operatore sul campo che può continuare a intervenire sul paziente a mani libere, ricevendo indicazioni in tempo reale. È la prospettiva al centro di usARe, il progetto dedicato all’uso della realtà aumentata nel soccorso in emergenza, sviluppato dal Center for Digital Health and Wellbeing della Fondazione Bruno Kessler di Trento e dall’area Ricerca e Sviluppo di CertotticaGroup di Longarone.
Il progetto è stato finanziato attraverso il bando Seal of Excellence DIPS, nato nell’ambito del programma Europa Digitale e premiato dalla Commissione europea. DIPS, di cui FBK è ente capofila, fa parte della rete degli European Digital Innovation Hubs, gli hub europei per l’innovazione digitale, e utilizza fondi PNRR per accelerare l’adozione di tecnologie avanzate nella pubblica amministrazione e nelle piccole e medie imprese.
La sperimentazione è un esempio concreto di trasferimento di tecnologie digitali verso servizi essenziali, territori periferici e filiere industriali specializzate reso possibile da specifiche politiche comunitarie.
usARe, acronimo di Studio di usabilità e accettabilità di soluzioni di realtà aumentata per il supporto al soccorso in emergenza, ha proseguito il lavoro avviato dal progetto S.O.S. – Smart Glasses al supporto della medicina d’emergenza e urgenza extraospedaliera nei contesti montani, cofinanziato tramite PNRR e realizzato grazie al coinvolgimento di CertotticaGroup ed EzLab.
La nuova fase si è concentrata su dispositivi già disponibili sul mercato, valutandone l’usabilità e la fruibilità in condizioni operative. L’obiettivo è capire se tecnologie pensate in origine per altri impieghi possano diventare strumenti di supporto concreto in scenari di emergenza, dove tempi, distanza e qualità delle informazioni possono incidere sull’esito dell’intervento.
«L’obiettivo primario», spiega Oscar Mayora, capo dell’unità di ricerca sulla salute digitale presso Fondazione Bruno Kessler, «è trasformare le tecnologie indossabili da promettenti oggetti di laboratorio a strumenti concreti e salvavita. Il tele-soccorso permette infatti di annullare le distanze fisiche, mettendo l’esperienza del medico specialista letteralmente negli occhi di chi opera sul campo. Un supporto che si rivela determinante, ad esempio, per indirizzare correttamente il paziente verso le giuste strutture fin dai primissimi istanti, aumentando notevolmente le probabilità di successo nelle patologie tempo-dipendenti, la cosiddetta ‘golden hour’».
Tra aprile e maggio 2026, l’hangar del Soccorso Alpino di Belluno ha ospitato le prove sul campo. Undici partecipanti, tra operatori e volontari del Soccorso Alpino, del SUEM, del servizio sanitario, della Croce Rossa e dell’associazione Vola, sono stati coinvolti in simulazioni indoor e outdoor. Alcuni scenari hanno ricreato interventi anche all’interno del vano di un’ambulanza. Uno o due soccorritori indossano smart glasses e operano sul paziente mantenendo le mani libere. Dall’altra parte, un medico collegato dalla centrale operativa vede in tempo reale la stessa prospettiva del volontario e può guidare le azioni da compiere.
Secondo i risultati raccolti attraverso misurazioni psicofisiologiche e focus group, gli operatori hanno segnalato facilità di utilizzo e basso carico cognitivo. Nella lettura dei promotori, gli occhiali hanno mostrato la possibilità di assistere il lavoro sul campo senza introdurre elementi di distrazione, anche in situazioni caratterizzate da stress emotivo.
La sperimentazione ha messo in evidenza anche alcuni nodi ancora aperti. Tra questi, la gestione della privacy nella trasmissione di immagini sensibili in tempo reale, la resistenza dei visori ad agenti atmosferici e chimici, le difficoltà di connessione nelle aree più impervie e la necessità di semplificare ulteriormente l’avvio del sistema nei momenti più critici.
Il progetto ha anche una dimensione industriale. Per CertotticaGroup, l’applicazione degli smart glasses al soccorso consente di raccogliere dati utili per orientare lo sviluppo di nuovi dispositivi e per verificare la tenuta delle tecnologie in contesti d’uso complessi.
«Il progetto usARe valorizza appieno la vocazione dell’azienda quale competence hub d’eccellenza», afferma Corrado Facco, amministratore delegato di CertotticaGroup. «Lavoriamo e collaboriamo insieme alle massime realtà nazionali ed europee, tanto in ambito aziendale quanto in campo universitario e di ricerca, affinché le nuove tecnologie ci possano aiutare ad affrontare le sfide del lavoro, della sicurezza e, in questo caso, della salute, con ricadute che per i territori montani spaziano dal turismo al sociale. Allo stesso tempo, siamo in grado di restituire alle aziende produttrici un bagaglio di dati e indicazioni fondamentali per progettare già oggi i dispositivi del domani».
Il progetto usARe nasce nell’ambito della trasformazione digitale europea per portare l’innovazione fuori dai laboratori e renderla disponibile in servizi pubblici, imprese e territori. Nel soccorso in emergenza, la tecnologia non sostituisce l’operatore, ma prova a rafforzarne le capacità operative, riducendo la distanza tra chi interviene sul campo e chi può offrire competenze specialistiche da remoto.
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