In Europa spendiamo 336 miliardi di euro l’anno per morire di caldo in 1.300 a settimana

Gli Stati membri dell’Unione europea hanno importato combustibili fossili per 336,7 miliardi di euro nel corso di un solo anno, il 2025, e il conto sarà presumibilmente destinato a salire nel corso del 2026, dato che solo nei primi due mesi della guerra tra Usa, Israele e Iran si contano esborsi per 27 miliardi di euro in più. L’Italia è particolarmente esposta al problema, dato che importa oltre il 90% dei combustibili fossili, con costi economici monstre, stimati per il 2025 tra i 46 e i 53 miliardi di euro.
Ma non ci sono “solo” i costi economici. L’ondata di calore in corso ha fatto incrementare gli accessi nei Pronto soccorso delle grandi città del 10-15%, e soprattutto stanno crescendo i morti da caldo in tutto il Vecchio continente. E questo nonostante l’Italia sia già oggi il Paese di antica industrializzazione che presenta il più alto rischio di mortalità aggiuntiva legato alle ondate di calore e all’aumento complessivo delle temperature (e secondo stime Oms, in Italia i giorni di ondata di calore potrebbero aumentare drasticamente entro il 2100, passando dai 10 giorni del 1990 fino a 250 giorni all’anno, secondo lo scenario di maggiore aumento delle emissioni).
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, informa che «l'Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con temperature doppie rispetto alla media globale. Attualmente 150 milioni di persone vivono in condizioni di caldo estremo, centinaia sono morte, le scuole sono chiuse e le reti elettriche sono al collasso. A causa dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale, il fenomeno dell'ondata di calore "che si verifica una volta ogni generazione" si sta ormai ripetendo quasi ogni anno. Eravamo stati avvertiti. Dal 21 giugno sono stati registrati oltre 1300 decessi in eccesso legati alle alte temperature in Europa. Lo stress da calore è spesso definito il "killer silenzioso" e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature».

Che fare? Guardando all’Italia, da un lato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) è di fatto fermo al palo: approvato nel gennaio 2024 dal Governo Meloni dopo lunghissima gestazione, ha individuato 361 azioni settoriali da mettere in campo ma manca di fondi e governance per attuarle. Non va meglio sul fronte della mitigazione della crisi climatica in corso, che richiede il rapido abbandono dei combustibili fossili per puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Per essere sicuri di centrare i target servirebbe accelerare sensibilmente, e a guadagnarci sarebbe non solo l'ambiente ma anche il portafogli, in quanto colmare il gap al 2030 significherebbe risparmiare 17 miliardi di euro (tra minori costi energetici, importazioni di gas naturale ed emissioni) e creare 60mila posti di lavoro.
Legambiente stima la necessità di oltre +11 GW di nuova potenza installata l’anno, Energy square +15 GW, mentre la filiera industriale di settore si dichiara pronta a traguardare fino a +20 GW l’anno, eppure nell’ultimo anno le installazioni si sono fermate a +7,2 GW. A frenare sono la disinformazione che limita l’accettabilità sociale dei nuovi impianti, il continuo caos normativo e la lentezza degli iter autorizzativi, che in Italia durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie); a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue, i tempi italiani sono dunque di gran lunga fuori dai limiti fissati dalla direttiva Red III. Puntuali interventi normativi – ad esempio sul Testo unico sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024) – basterebbero ad alleviare il problema.
Cos’altro? Per il Wwf è importantissimo prevedere una massiccia e seria campagna di informazione per mettere i cittadini nella condizione di sapere quando e come intervenire, sia nella quotidianità (prescrizione o revisione delle terapie in atto) sia in presenza dei primi sintomi di patologie serie legate al caldo (esaurimento e colpo di calore, tra le altre) o dell’aggravamento di patologie preesistenti. Per esempio, l’esaurimento da calore di solito non richiede un intervento medico d’urgenza se si riesce a rinfrescarsi entro 30 minuti. Se si trasforma in colpo di calore, deve essere trattato come un’emergenza. Inoltre, occorre suggerire i modi per far fronte alle criticità e prevedere strutture di aiuto per i più deboli. Mettere domande e risposte, peraltro parziali, sul sito non basta: bisogna raggiungere tutti i cittadini, anche quelli che non consulterebbero spontaneamente la pagina internet del Ministero della Salute e che magari non conoscono la gravità del problema.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)