Blackout elettrici e danni ad attività e famiglie. Polo: “Ecco come funzionano i rimborsi e le polizze”
Polo (Facile.it): “Reti elettriche sotto scacco per il caldo estremo. I blackout non sono più un’eccezione. Ecco cosa fare”
Mentre l’ondata di calore estivo fa registrare i primi record della stagione e i consumi elettrici impennano in tutta Italia, il sistema delle infrastrutture energetiche si trova a fare i conti con una vulnerabilità sempre più evidente, sospesa tra il rischio di blackout prolungati e la necessità di ammodernare reti vecchie di decenni.
I disservizi registrati nelle grandi città, le tutele economiche automatiche previste dall’autorità Arera e il labirinto delle coperture assicurative per famiglie e commercianti sollevano interrogativi cruciali: siamo di fronte a episodi eccezionali dovuti al picco climatico o a un’emergenza strutturale destinata a ripetersi ogni estate? E quanto siamo davvero consapevoli, a livello individuale e amministrativo, degli investimenti e dei comportamenti necessari per evitare il collasso della rete?
A fare chiarezza è Andrea Polo, Chief Communication Officer di Facile.it, che ad Affaritaliani analizza la profondità della crisi energetica e i diritti dei consumatori: “Dobbiamo abituarci a un clima profondamente mutato, il che ci impone di adeguare le infrastrutture. Se continuiamo ad aspettare saremo sempre costretti a inseguire l’emergenza, mentre la programmazione permette di fare le cose meglio e con più criterio”.
Questi blackout sono eventi eccezionali o dobbiamo abituarci a considerarli una conseguenza sempre più frequente delle ondate di calore e del cambiamento climatico?
“Dobbiamo chiaramente abituarci a un clima profondamente mutato, il che ci impone di adeguare tutto ciò che ci circonda. Oggi abbiamo un grave problema infrastrutturale: con temperature così alte, i consumi elettrici impennano. L’aria condizionata, per fare l’esempio più eclatante, è ormai presente quasi in ogni casa. Questo genera un picco di domanda che la rete non sempre è strutturata per gestire, e così ogni tanto salta.
Inoltre, la questione energetica va guardata a 360 gradi: la richiesta non arriva solo dagli appartamenti dei cittadini, ma anche dalle industrie e dai grandi data center. Viviamo in un mondo guidato dalla tecnologia e la tecnologia richiede molta corrente. Se l’infrastruttura non cambia, questi blackout sono destinati a ripetersi sempre più spesso. Bisogna ammodernare la rete in modo strutturale, altrimenti andremo incontro a problematiche rilevanti”.
Per famiglie e piccole attività commerciali, un blackout di 12-15 ore può significare danni economici concreti. Esistono tutele, rimborsi o coperture assicurative che i cittadini spesso non conoscono?
“Sì, esistono tutele su entrambi i fronti. In primis c’è il rimborso automatico di Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) riconosciuto per i disservizi prolungati. Di norma scatta per interruzioni superiori alle 8 ore consecutive nei comuni con più di 5.000 abitanti, e sopra le 12 ore nei comuni più piccoli. Viene accreditato direttamente in bolletta, solitamente entro 60 giorni. Per le utenze domestiche si parte da circa 35 euro e si sale di 17 euro per ogni 4 ore aggiuntive di disservizio. Per le attività commerciali, invece, l’indennizzo è calcolato in base alla potenza impegnata del contratto, circa 1,50 o 2 euro per ogni kilowatt, con dei tetti massimi prestabiliti.
Al netto dei rimborsi automatici, per le attività produttive sono fondamentali le coperture assicurative opzionali, da aggiungere alle normali polizze commerciali. Ne esistono principalmente di due tipi:
Mancata refrigerazione: copre la perdita o il deterioramento di merci deperibili, alimenti o farmaci a causa dello sbalzo di temperatura dovuto al blackout. Attenzione però a franchigie ed esclusioni: spesso ci sono franchigie economiche o temporali (il danno viene pagato solo se il blackout dura più di 2 o 3 ore). Sono esclusi i danni se i macchinari non erano in regolare stato di manutenzione.
Diaria da interruzione d’esercizio: riconosce un indennizzo giornaliero se l’attività non ha potuto lavorare (ad esempio un ristorante con cucine e celle bloccate). Anche in questo caso occhio alle franchigie temporali: nella maggior parte dei casi il primo giorno di inattività non viene coperto, e il risarcimento scatta dal secondo giorno in poi”.
Guardando ai prossimi anni, quali investimenti e quali comportamenti individuali possono ridurre il rischio di nuovi blackout senza rinunciare alla necessità di difendersi dal caldo estremo?
“Partiamo dalle buone abitudini domestiche e dagli accorgimenti tecnici. Scegliere un condizionatore con una classe energetica migliore (passare da una classe A a una A+++) può ridurre i consumi di oltre il 40%. È poi fondamentale pulire regolarmente i filtri: la corretta manutenzione riduce l’energia richiesta dall’apparecchio di circa l’8-10%.
Anche l’uso corretto fa la differenza. Non è necessario avere gli “orsi polari” in casa: impostare una temperatura corretta evita di sovraccaricare la macchina e fa bene alla salute. È consigliabile sfruttare la tecnologia inverter, preferire la funzione di deumidificazione (che consuma il 13% in meno rispetto al raffrescamento) e applicare il buon senso, come tenere le tapparelle abbassate contro il sole diretto e non lasciare le finestre aperte mentre l’aria è accesa. Perfino posizionare piante a foglia larga sui balconi aiuta, perché assorbono calore e creano un microclima più fresco davanti alle finestre.
Su scala macro, invece, dobbiamo renderci conto che i consumi globali aumenteranno costantemente, basti pensare all’enorme energia richiesta dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Le infrastrutture di distribuzione devono essere potenziate, il che significa intervenire fisicamente sulle linee, asfalto alla mano, per renderle più potenti. Questi lavori vanno fatti con razionalità, snellendo la burocrazia e spingendo i gestori a collaborare per ridurre i disagi ai cittadini. Amministratori, gestori e consumatori devono prendere atto che lo scenario è cambiato rispetto a vent’anni fa. Se continuiamo ad aspettare saremo sempre costretti a inseguire l’emergenza, mentre la programmazione permette di fare le cose meglio e con più criterio”.
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