Osservatorio Protiviti: per le imprese italiane mancano le competenze, non i soldi per crescere
Addio ai fornitori low cost: le grandi aziende cercano alleati integrati per l’intelligenza artificiale e la cyber
La trasformazione non è più un progetto: è il “new normal” delle imprese. Il filo conduttore della ricerca è netto: le grandi imprese italiane non stanno attraversando una «fase» di cambiamento, ma vivono la trasformazione come condizione operativa permanente. Resilienza, digitalizzazione, innovazione e adattamento competitivo non sono più iniziative straordinarie, ma il modo ordinario di funzionare. Chi non lo riconosce e non lo applica rischia di restare indietro.
È questo il quadro d’insieme restituito dall’Osservatorio PROTIVITI # Managed Solutions realizzato da GPF Inspiring Research attraverso un set di interviste qualitative in profondità con figure-chiave dell’economia italiana e 100 interviste strutturate rivolte a figure apicali di aziende con fatturato superiore ai 100 milioni di euro, distribuite su 6 settori chiave dell’economia italiana. Le priorità strategiche dichiarate — resilienza organizzativa (47%), ottimizzazione della struttura dei costi fissi e variabili (44%), performance operativa e produttività (41%), esperienza cliente e utente (41%), trasformazione digitale dei processi (37%) — non sono isolate: convergono verso un’unica esigenza di fondo, la capacità adattiva come leva strategica irrinunciabile.
Il dato più rilevante: «Non mancano i soldi per crescere, mancano le competenze» Il risultato più netto della ricerca è contro-intuitivo e ribalta la narrativa dominante: secondo i manager intervistati, per realizzare le priorità strategiche dichiarate, non serve tanto ridurre i costi di gestione esternalizzando attività a basso valore (ultimo driver nel ranking con il 25%), quanto piuttosto inserire personale qualificato con competenze specialistiche (primo nel ranking, con il 55%) e ricorrere a partner competenti e scalabili in grado di adattarsi velocemente ai cambiamenti (secondo nel ranking 54%). Le imprese italiane, dunque, non cercano fornitori più economici: cercano partner con le competenze e le risorse necessarie a far accadere le cose e ad accelerare il processo di trasformazione.
A fronte di questo fabbisogno dichiarato, le principali barriere strutturali alla crescita sono imputate dai manager intervistati alla carenza sul mercato di risorse qualificate (punteggio di 4,52 / 5) — soprattutto in ambiti tecnologici, digitali e trasformativi — e alla rapidità degli sviluppi tecnologici (punteggio di 3,99 / 5). Coerentemente, guardando al mercato del lavoro, preoccupa il disallineamento fra domanda e offerta di lavoro (condiviso dal 54% degli intervistati), seguito da una formazione non allineata ai fabbisogni aziendali reali (40%).
Infine, guardando alle competenze più richieste nel prossimo biennio, non stupisce che Cybersecurity e Data & AI guidino la classifica (35% ciascuna), seguite a ruota dall’IT (con il 31%), temi che si innestano su aspetti normativi “in itinere” caldissimi come la NIS2, l’AI Act e il Cyber Resilience Act.
“Non si tratta di un mero problema di recruiting: è un limite strutturale alla capacità di eseguire le proprie strategie. La domanda di supporto esterno qualificato nasce prima di tutto da un gap di capability.” Fonte: interviste qualitative / in profondità GPF.
La metamorfosi dell’outsourcing Addio all’outsourcing “low cost”, le imprese ricorrono a Service Provider per innovare, non per risparmiare: un mercato in espansione strutturale Il 67% delle aziende del campione utilizza forme di inserimento temporaneo di competenze esterne, mentre il 72% ricorre a servizi gestiti da provider esterni, con gli ambiti IT & Digital e Risk, Legal & Compliance al primo posto in classifica (entrambi 21%). Delle aziende che ricorrono a provider esterni, il 54% prevede di aumentarne ulteriormente l’utilizzo nei prossimi due o tre anni. Ma le ragioni sono profondamente cambiate: accesso a competenze specialistiche, flessibilità organizzativa, supporto all’innovazione e scalabilità operativa sono i driver dominanti. La riduzione dei costi è letteralmente l’ultima voce del ranking delle motivazioni. Un cambio di paradigma che ridisegna il mercato dei servizi alle imprese.
La conclusione è che il ricorso ai servizi di terze parti non viene più visto come una scelta di efficienza economica o leva tattica di costo (tipico dell’outsourcing tradizionale), bensì come una piattaforma di competenze e flessibilità, scelta strategica di accesso a capacità che il mercato del lavoro non è ancora in grado di offrire.
L’evoluzione del modello relazionale
Fine dell’era dei «fornitori»: le imprese cercano partner che concorrano alla trasformazione e condividano rischi e risultati
Il termine e il concetto stesso di «fornitore» — così come le imprese lo hanno conosciuto per decenni — sono in estinzione. La domanda si sposta da una logica di mera fornitura a una logica di partnership operativa integrata: il partner esterno deve essere intrinseco ai processi aziendali, corresponsabile degli “outcome”, non dei meri “output”.
I provider attuali ottengono un giudizio positivo, ma non eccellente: 7,6 su 10, un punteggio che segnala un gap tra aspettative e offerta disponibile. Le aree di miglioramento richieste ai provider attuali sono chiare: maggiore integrazione con team e processi interni, supporto più concreto alla trasformazione innovativa, maggiore capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Tre dimensioni che tracciano esattamente il profilo del partner ideale cercato dalle imprese. “Le aziende ricercano un’evoluzione dei provider verso modelli completi, flessibili e orientati all’execution. Il mercato chiede partner integrati nei processi e corresponsabili dei risultati.” (Fonte: interviste qualitative GPF)
Il valore aggiunto che fa la differenza Il modello “integrato”: consulenza, gestione operativa, acceleratori digitali, governance condivisa, accountability sui risultati.
La rilevanza attribuita a un modello di partnership «integrato» è straordinariamente elevata: punteggio di 4,6 su 5 in media, con picchi di 4,9 nel settore Energia e 4,8 in Tecnologia. Le imprese non vogliono «pezzi» di supporto: vogliono partner capaci di accelerare trasformazione e innovazione, condividere governance e risultati, assicurare messa a terra e supporto specialistico. Non è il prezzo che fa la differenza, bensì la capacità di orchestrare competenze, acceleratori digitali, processi e accountability in modo integrato e organico.
La risposta del mercato
Le “Managed Solutions”: non “outsourcing”, non “staffing” — un nuovo paradigma di partnership operativa
Le Managed Solutions si collocano esattamente nello spazio evolutivo che il mercato richiede. Conosciute dal 60% delle aziende intervistate, vengono associate spontaneamente a gestione integrata: consulenza trasformativa e per l’innovazione, competenze specialistiche, operatività esecutiva, adattabilità, governance e orientamento al risultato. La “gap analysis” condotta sulle evidenze principali emerse della ricerca mostra che le capability presidiate dalle Managed Solutions coincidono con le aree più scoperte dell’offerta tradizionale.
L’utilità percepita delle Managed Solutions è elevata: punteggio di 4,6 su 5 in media. Le definizioni spontanee dei manager restituiscono un’immagine nitida: “Il cliente compra un risultato, non solo uno strumento”; “Una forma di partnership evoluta, con responsabilità operative e trasformative”; “Più operativo della consulenza tradizionale, con supporto sul campo per la messa a terra e adattabilità”. Le aree di applicazione prioritarie: Trasformazione, Risk, Legal & Compliance, Finance.
Emma Marcandalli, Managing Director di PROTIVITI: “Dietro ogni trasformazione non ci sono solo budget e tecnologie: ci sono persone qualificate con le loro competenze. Il nostro Osservatorio racconta un sistema imprenditoriale che non cerca di spendere meno, ma di fare di più per restare competitivo — e che ha capito che nessuna azienda, da sola, possiede tutte le competenze di cui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno.
Crediamo in un nuovo modo di lavorare insieme, che si fonda sulla condivisione di visione, di risultati, ma soprattutto di un patrimonio di conoscenze, esperienze e competenze che, se non circola abbastanza, rischia di frenare la crescita. Le Managed Solutions di PROTIVITI e Robert Half raccolgono questa sfida: mettiamo le persone giuste accanto alle imprese e affrontiamo insieme le complessità della trasformazione”.
Alessandro Cencioni, Managing Director di PROTIVITI, ha commentato: “Le competenze sono un fattore decisivo per la crescita organica del sistema economico italiano. In questo scenario, le Managed Solutions di PROTIVITI e Robert Half possono essere viste come un’«infrastruttura immateriale» al servizio dei settori pubblico e privato. Per questo, l’accesso a workforce specializzate e flessibili diventa essenziale nei contesti in cui servono capacità aggiuntive nella gestione di trasformazioni complesse.”
Paolo Ponte, Managing Director Robert Half in Italia, ha commentato: “Il dato più significativo emerso dalla ricerca è che oggi la trasformazione non è limitata dalla disponibilità di investimenti, ma dalla capacità di esecuzione. Le organizzazioni necessitano di competenze specialistiche, modelli operativi flessibili e partner in grado di assumersi la responsabilità dei risultati. Le Managed Solutions sono state sviluppate in concerto da PROTIVITI e Robert Half proprio per rispondere a questa esigenza, combinando l’esperienza nella trasformazione organizzativa con l’accesso a un network globale di talenti qualificati, per aiutare le imprese ad accelerare il cambiamento mantenendo controllo, qualità e scalabilità”.
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