Bonaventura da Bagnoregio, il “Dottore Serafico” dalla spiritualità mistica
Bonaventura da Bagnoregio (1217/1221-1274) al secolo Giovanni Fidanza è stato sicuramente uno dei più importanti teologi, filosofi e mistici del Medioevo. Fu chiamato Bonaventura dopo essere guarito miracolosamente da una grave malattia, grazie all’intercessione di S. Francesco d’Assisi (1181-1226).
Egli visse nel XIII secolo, in un’epoca di profondi cambiamenti in Europa, era il periodo che grazie all’artigianato e al commercio, le città crescevano rapidamente, allo stesso tempo erano nate le Università di Bologna e di Parigi, che divennero importanti centri di studio della filosofia, della teologia e del diritto. Dal punto di vista politico, il Medioevo era caratterizzato dai continui contrasti tra il Papato e l’Impero, per il controllo dell’Europa, e anche all’interno della Chiesa erano presenti forti tensioni e dibattiti riguardo la corretta e giusta interpretazione della povertà evangelica e la vita religiosa.
Nel 1243 Bonaventura entrò nell’Ordine dei Frati minori e dopo aver frequentato l’Università di Parigi, prima alla facoltà delle Arti e successivamente a quella di teologia, nella capitale francese fu ordinato sacerdote nel 1253. Ottiene il titolo di maestro in teologia ed è eletto ministro generale dell’Ordine francescano.
Bonaventura non abbandonò mai gli studi filosofici e teologici condotti sotto l’ispirazione delle letture di Platone e di S. Agostino, ma non dimenticò il pensiero aristotelico e quello del suo amico Tommaso d’ Aquino.
Infatti i suoi studi erano illuminati da una forte attrazione per la mistica, poiché, a suo avviso la ragione umana, che tende alla ricerca e alla comprensione delle “cause ultime”, cioè fondamentali, delle cose, non può non incontrare la fede e quindi lasciare il passo dalla filosofia alla teologia, e da essa alla mistica, le sole in grado di salire fino alla Verità, che è Dio stesso, al quale non si giunge senza la grazia e la preghiera.
Questo pensiero si trova nell’opera “Itenerarium mentis in Deum”, che Bonaventura scrisse nel 1259, dopo un periodo di meditazione sul Monte della Verna, in Toscana, proprio il luogo dove secondo la tradizione il “Poverello” ricevette le stimmate. L’opera descrive il cammino spirituale dell’uomo verso Dio, secondo Bonaventura l’anima può giungere all’unione con Dio attraverso un percorso Creazione.
Le tappe principali sono: osservare il creato, dove si riconoscono le tracce di Dio; guardare dentro sé stessi, perché l’essere umano è creato a immagine di Dio; e contemplare direttamente Dio, attraverso la fede, la preghiera e la grazia divina, fino all’unione mistica con lui. Bonaventura, non abbandonò mai Parigi, fra il 1267 e 1269, vi tenne una serie di lezioni, sul rapporto tra filosofia e teologia e sulla necessità di contemplazione articolato in sette tappe, ispirate ai sette giorni.
Il 23 giugno del 1273 fu creato cardinale da Papa Gregorio X (1271-1276) e in quell’occasione ricevette il titolo di cardinale-vescovo di Albano. Si racconta che, quando gli inviati del papa arrivarono per consegnare a Bonaventura il cappello cardinalizio, trovarono il frate intento a lavare i piatti in un convento vicino Firenze. Egli chiese loro di appendere il cappello ad un albero e di aspettare che avesse terminato il suo lavoro come segno della sua umiltà.
C’è da ricordare che allo stesso Bonaventura nel 1260, il Capitolo generale dei Francescani riuniti a Narbona, un comune della Francia, gli affidò l’incarico di redigere una nuova biografia ufficiale di S. Francesco, l’opera fu completata e approvata nel 1263 dal Capitolo generale di Pisa. L’opera è conosciuta come “Legenda maior”. Partecipò inoltre a Lione, al Concilio Ecumenico della Chiesa cattolica convocato e presieduto da Gregorio X e svoltosi dal 7 maggio al 17 luglio 1274, si concentrò sull’unione con la Chiesa e l’unità dei Cristiani.
Bonaventura in tutta la sua vita, svolse un ruolo fondamentale nel mantenere unita la famiglia francescana, cercando un equilibrio tra il rigore spirituale e le esigenze organizzative dell’Ordine. Morì a Lione il 15 luglio del 1274 proprio durante il Concilio, e fu proclamato santo da Sisto IV (1471-1484) il 14 aprile 1482, mentre divenne Dottore della Chiesa per volontà di Sisto V (1585-1590).
Fu soprannominato “Dottore Serafico” perché nei suoi scritti emerge un ardente amore per Dio, paragonato a quello dei serafini, gli angeli più vicini a Dio, secondo la tradizione cristiana. Il titolo richiama anche la sua profonda spiritualità mistica e il forte legame con S. Francesco d’Assisi e con l’Ordine francescano, detto anch’esso talvolta “Ordine Serafico”.
Il corpo di S. Bonaventura da Bagnoregio, è sepolto nella chiesa a lui intitolata a Lione, c’è da aggiungere che durante le guerre di religione in Francia nel 1562, la sua tomba fu profanata dagli Ugonotti e gran parte del corpo andò perduta. La testa del santo fu salvata ed è oggi conservata come reliquia nel Duomo di S. Nicola, a Bagnoregio vicino Viterbo.
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