Boucheron porta quasi 170 anni di alta gioielleria da Christie’s New York

07 Ottobre 2026 - 15:00
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Boucheron porta quasi 170 anni di alta gioielleria da Christie’s New York
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Boucheron porta a New York quasi 170 anni di storia. La maison francese di alta gioielleria, sotto l’egida del gruppo Kering, presenta da Christie’s la mostra ‘Boucheron: In Focus – A Monograph of a Visionary’, allestita nelle gallerie del Rockefeller Center dal 9 al 18 ottobre.

Come riporta Wwd, il percorso ripercorre un arco temporale che va dall’epoca del fondatore Frédéric Boucheron, che aprì la maison nel 1858, fino al lavoro dell’attuale direttrice creativa Claire Choisne. Più che una retrospettiva, la mostra vuole ripercorrere l’evoluzione della maison intrecciando heritage, creatività e innovazione, facendo passare deliberatamente in secondo piano la cronologia. “Abbiamo scelto deliberatamente di concepire questa mostra come una monografia e non come una retrospettiva tradizionale”, ha specificato alla testata americana Hélène Poulit-Duquesne, CEO di Boucheron.

L’esposizione è organizzata attorno a quattro temi: couture, natura, architettura e innovazione. Gioielli realizzati a generazioni di distanza sono esposti fianco a fianco, collegati dalle idee e non dalle date. Un pezzo dell’Ottocento può trovarsi per esempio accanto a una creazione di Choisne, per mettere in luce ciò che è rimasto costante nella storia della maison più che l’evoluzione della sua estetica. “Couture, natura, architettura e innovazione non sono capitoli passati di un libro di storia – ha asserito Poulit-Duquesne –. Sono i quattro pilastri permanenti stabiliti da Frédéric Boucheron, che ancora oggi guidano ogni giorno la nostra creazione contemporanea”.

Secondo quanto ricostruisce Wwd, la mostra è stata curata internamente dalla maison, mentre Christie’s ha messo a disposizione gli spazi e il proprio pubblico. La selezione comprende esemplari del collier ‘Question Mark’ e pezzi delle collezioni ‘Histoire de Style’ e ‘Carte Blanche’, tra cui gli ‘Eternal Flowers’: veri petali di fiori stabilizzati con un procedimento tecnico e montati su titanio. Due gioielli hanno inoltre un forte legame con gli Stati Uniti: il primo è la tiara a fogliame del 1924 di Lady Harcourt, commissionata da Mary Ethel, viscontessa Harcourt, americana della famiglia di banchieri Morgan. Boucheron l’ha riacquistata all’asta all’inizio di quest’anno e l’ha riportata nella propria collezione storica, e Poulit-Duquesne ne ha voluto personalmente l’inclusione in mostra. Il secondo è un collier del 1888 appartenuto a Mrs. Mackay, altra storica cliente americana della maison, prestato da un collezionista privato dopo la recente vendita all’asta.

Il legame con l’America non è un dettaglio. Boucheron sta infatti spingendo sul mercato statunitense: nel 2024 ha aperto su Madison Avenue la sua prima boutique americana contemporanea e da allora ha ampliato rapidamente la propria presenza. Ma i clienti americani frequentavano Place Vendôme molto prima: i nomi di famiglie statunitensi compaiono infatti nei registri degli ordini già dal 1865, e nel 1903 Louis Boucheron aprì un ufficio a New York per gestire gli scambi tra Parigi e la clientela locale. Per Poulit-Duquesne il cliente americano dell’alta gioielleria ha molto in comune con il collezionista d’arte contemporanea, ed è anche per questo che Christie’s è la sede ideale: “Cercano un concetto artistico forte, una visione intellettuale e una reale risonanza emotiva”, ha detto la CEO riferendosi al pubblico della casa d’aste. “Negli Stati Uniti i nostri collezionisti non valutano un gioiello solo in base ai carati o alla rarità delle pietre”.

Infine, anche l’allestimento si discosta dalle convenzioni. I gioielli sono esposti su manichini realizzati su misura, a sottolineare che l’alta gioielleria è fatta per essere indossata. È un’idea che risale al fondatore, che nell’Ottocento esponeva i gioielli in verticale nelle vetrine perché i passanti, specchiandosi nel vetro, potessero immaginarseli addosso. “Le nostre creazioni sono pensate fin dall’inizio per essere vissute e indossate ogni giorno: come dico spesso, crediamo che non ci sia niente di più triste di un gioiello chiuso in una cassaforte”, ha spiegato la drigente. “In una vetrina orizzontale il gioiello diventa rapidamente un oggetto inerte e distante. Prende vita solo quando incontra un corpo”.

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