Burberry chiude l’anno con ricavi a -2% ma nel Q4 volano Usa e Cina. Il CEO Schulman: “È un punto di svolta significativo”
La Greater China insieme all’America confermano la validità della strategia di Burberry che, grazie alla spinta di questi due mercati, archivia la fase di declino chiudendo l’anno con un leggero calo dei ricavi, pari al 2% ma in aumento del 2% su base retail comparabile, considerata anche la riduzione della rete di negozi. Tradotto in numeri, i ricavi del gruppo britannico sono attestati a 2,4 miliardi di sterline (pari a 2,8 miliardi di euro), in linea con il consensus degli analisti. Ancora meglio i risultati sul fronte della marginalità, proprio uno dei punti fondamentali della disciplina del CEO Joshua Schulman: Burberry ha invertito la rotta in modo netto con un utile operativo per l’anno è stato di 115 milioni di sterline, in ripresa rispetto alla perdita di 3 milioni di sterline registrata l’anno precedente. L’utile netto ha raggiunto 21 milioni di sterline, rispetto a una perdita di 75 milioni di sterline nell’esercizio precedente.
Il free cash flow è raddoppiato a 141 milioni di sterline, il debito netto si è ridotto 852 milioni di sterline.
Secondo Schulman, Burberry quest’anno finanziario ha segnato un “punto di svolta significativo”. “Siamo tornati a una crescita delle vendite comparabili redditizia, con un quarto trimestre solido trainato dallo slancio in Greater China e nelle Americhe. La nostra strategia sta funzionando e ci sono chiare opportunità di ulteriore crescita”, ha dichiarato il CEO. Difatti proprio il quarto trimestre si è rivelato il periodo fiscale più forte in crescita del 5% su tassi comparabili, con entrambe le regioni citate dal CEO su +10% comparable. La Cina ha recuperato l’intera perdita del primo semestre. L’Emeia invece è rimasta piatta sull’anno e ha chiuso in calo del 2% nel Q4, frenata dal turismo ridotto e dalla situazione in Medio Oriente.
A livello globale, le vendite nel canale retail si sono contratte dell’1% su base corrente a 2,056 miliardi di sterline mentre su base costante il dato è in crescita dell’1% e su base comparabile sono aumentate del 2 per cento. Come segnala la nota, infatti, lo spazio retail è diminuito dell’1 per cento. Nel corso dell’anno il gruppo ha aperto nove store e ne ha invece chiusi 21, portando il numero dei negozi diretti a 410 (222 store, 134 concession, 54 outlet). A livello wholesale il turnover si è attestato a
303 milioni di sterline, in contrazione del 5% su base corrente e del 4% su base costante.ù
Outerwear e Scarves sono cresciuti a doppia cifra nella seconda metà dell’anno, confermando la scommessa di Schulman sul “tornare alle radici” del brand. La pelletteria ha recuperato ma più lentamente. Il gruppo ha anche annunciato il ritiro del suo presidente, Gerry Murphy, che sarà sostituito a novembre da William Jackson, ex CEO del fondo di investimento britannico Bridgepoint.
I risultati comunque positivi non hanno entusiasmato il mercato. Sulla piazza di Londra, il titolo ha aperto in calo e sta cedendo oltre cinque punti percentuali. Gli analisti prevedono una ripresa cauta ma costante mentre il brand naviga il suo reset strategico. Secondo alcuni analisti, infatti, il gruppo ha raggiunto importanti progressi, soprattutto nell’ottica di attrarre nuovi clienti della Gen Z ma la strada da percorrere è lunga e accidentata vista la congiuntura attuale.
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