Cacciari sbotta da Gruber: «Se Adelphi firma il patentino antifascista, smetto di pubblicare con loro»

16 Giugno 2026 - 14:50
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Cacciari sbotta da Gruber: «Se Adelphi firma il patentino antifascista, smetto di pubblicare con loro»

Massimo Cacciari sbotta da Lilli Gruber contro il patentino antifascista

«Ma che idiozia! Ma che scandalosa idiozia è il patentino. Mamma mia, fa senso solo parlarne». A Massimo Cacciari, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, a un certo punto sono letteralmente saltati i nervi sulla questione della dichiarazione di antifascismo che gli organizzatori di “Più libri Più liberi” vogliono far firmare agli editori come condizione per partecipare alla manifestazione. «Se mi chiedono di firmare il patentino non ci vado. Se Adelphi firma il patentino, io non solo non ci vado ma cesso di pubblicare con Adelphi», ha detto ancora il filosofo, rispondendo a Gruber che cercava di rintuzzare precisando che la firma era richiesta alle case editrici.

Per Gruber il caso è «la censura di Meloni»

Per capire quanto Cacciari fosse disallineato alla narrazione prevista per la puntata bisogna partire dal titolo: «La tregua di Trump, la censura di Meloni». Dove chiaramente, nel contesto del caso “Più libri Più liberi” ciò che rileva è la seconda parte. Un tentativo di ribaltare i fatti, partendo dalla denuncia della premier sulla vera natura di quella richiesta: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono», ha scritto nei giorni scorsi Meloni sui propri social suscitando un nervosismo rivelatore a sinistra.

Cacciari sbotta contro il patentino antifascista

«Non è ridicolo gridare alla censura?», ha chiesto Gruber a Cacciari, introducendo il tema sul quale per altro il filosofo si era già espresso con durezza, bollando l’iniziativa come «un delirio e una follia». «Non è ridicolo parlare di questo con tutto quello che sta passando per il mondo?», ha risposto, costringendo Gruber a mettersi sulla difensiva. «Lo devo fare perché lo ha fatto la presidente del Consiglio e perché oggi per tutta la giornata sono continuate le dichiarazioni». Insomma, in linea col ribaltamento del titolo, per Gruber il problema non è il patentino antifascista, ma il fatto che Meloni ne abbia parlato.

Cacciari, progressivamente sempre più insofferente alla discussione, ha risposto che «allora è ridicola la posizione della Meloni esattamente come è ridicola la richiesta del patentino antifascista. L’antifascista non è tale perché firma patentini, lo è in quello che fa e in quello che ha fatto. E pochi sono antifascisti in questo senso, in questo Paese e in questa Europa», ha aggiunto, tornando con lo sguardo sulle questioni internazionali.

Il filosofo: «Ma che idiozia è? Dai, fa schifo»

Ma è stato quando Gruber ha alzato la “matita rossa” per correggerlo sul fatto che la firma è richiesta agli editori e non agli autori che Cacciari è sbottato davvero: «Ma è lo stesso», ha replicato, minacciando di abbandonare la sua casa editrice se dovesse firmare. «Ma scherziamo, ma che idiozia è? Che scandalosa idiozia è il patentino? Mamma mia, fa senso soltanto parlarne. Altra cosa è se a casa mia invito chi voglio: in quel caso, gli organizzatori di questo Festival sono padroni di invitare chi vogliono, visto che è casa loro. Ma non invitano col patentino, viva Dio. Ma che roba è? Dai, fa schifo», ha aggiunto, dopo aver ricordato che «Croce si rifiutava di firmare patentini».

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