Cambiamento climatico e instabilità geopolitica, Hoekstra: “La risposta non può essere rallentare la transizione”
Bruxelles – Di fronte a un cambiamento climatico con impatti sempre più frequenti e gravi e agli shock economici e geopolitici, la risposta non è rallentare la trasizione energetica bensì puntare sull’elettrificazione come risposta sia climatica che di sicurezza, competitività e riduzione dei costi. A consegnare il messaggio al decimo incontro ministeriale sull’Azione per il clima, che si è aperto oggi (22 giugno) a Bruxelles, è stato il commissario europeo per il Clima, le emissioni nette zero e la crescita pulita, Wopke Hoekstra. Il forum, che ha visto seduti allo stesso tavolo, Unione Europea, Canada e Cina, ha riunito ministri e rappresentanti di 30 governi insieme a funzionari di organizzazioni internazionali.
Tale piattaforma di dialogo è stata istituita dieci anni fa “per contribuire a costruire slancio politico per l’attuazione dell’Accordo di Parigi“, ha ricordato Hoekstra. E, nel corso del decennio, “ha offerto uno spazio prezioso per il dialogo, per sostenere il multilateralismo e contribuire a mantenere la cooperazione internazionale e a sostenere i progressi sull’azione per il clima”. Oggi, però, il momento è “diverso” e “la geopolitica è estremamente volatile e difficile”. Il mondo, ha osservato il commissario, è cambiato profondamente in termini di “stato di diritto, di guerre legali, di attacchi informatici, di commercio. Eppure dobbiamo agire sul cambiamento climatico. La scienza è chiara“. La sfida principale, ora, è proprio l’attuazione.
“Gli anni recenti ci hanno mostrato, purtroppo con urgenza crescente, le conseguenze di un clima che cambia”, ha precisato Hoekstra, sottolineando come le comunità di tutto il pianeta stiano “vivendo impatti sempre più frequenti e gravi”. A questo si aggiunge la pressione degli shock economici e geopolitici, che hanno reso evidente quanto siano elevati “i costi e le vulnerabilità associati alla dipendenza dai combustibili fossili”. Di fronte a questa doppia emergenza, il messaggio del commissario è stato netto: “La risposta non può essere rallentare la transizione“, perché l’elettrificazione da fonti pulite “non è solo una risposta alla crisi climatica, ma una leva per la sicurezza energetica, la competitività industriale e la riduzione dei costi nel lungo periodo”.
Anche la ministra canadese dell’Ambiente, del Clima, dello Zero netto e della Crescita pulita, Julie Dabrusin, si è concentrata sulla transizione climatica, che “deve essere radicata nelle realtà quotidiane della vita delle persone”. Per il Canada, ha affermato, azione climatica e strategia economica sono inseparabili. Dal 2005 le emissioni canadesi sono calate del 10 per cento, mentre l’economia è cresciuta del 42 per cento e la popolazione del 28 per cento. Dabrusin ha illustrato le principali misure adottate dal Paese – dalla decarbonizzazione dei trasporti e dell’industria pesante alle nuove normative sul metano, fino alla strategia elettrica Powering Canada Strong – e ha annunciato l’impegno a mobilitare oltre 13 miliardi di dollari in finanziamenti climatici internazionali nei prossimi cinque anni, di cui quasi 8 miliardi in fondi pubblici.
Hoekstra ha ribadito il pieno sostegno dell’UE all’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) e alla cooperazione scientifica internazionale, definendo i contributi determinati a livello nazionale (i piani climatici nazionali non vincolanti, NDC) “tra gli strumenti più importanti di cui disponiamo” per mantenere raggiungibile l’obiettivo di 1,5 gradi a portata di mano. Un appello esplicito è arrivato anche ai Paesi che non hanno ancora presentato i propri NDC. Farlo “quanto prima”, ha detto, è una priorità condivisa da tutti i presenti.
Fiducia nella tenuta del processo globale è stata espressa dal ministro cinese dell’Ecologia e dell’Ambiente, Huang Runqiu, che ha ricordato che più di 160 Paesi hanno fissato obiettivi di neutralità carbonica e oltre 130 hanno già presentato i propri NDC per il 2035, a riprova del fatto che “il processo multilaterale non si fermerà a causa dell’assenza di singoli Stati”. Huang ha anche elencato i progressi della Cina nell’ultimo decennio: il consumo di carbone è sceso dal 67,4 per cento al 51,4 per cento del mix energetico, le emissioni di CO₂ per unità di PIL sono calate di oltre il 35 per cento, mentre la crescita economica ha superato il 6 per cento annuo a fronte di un aumento del consumo energetico di appena il 3,3 per cento. La Cina ha costruito “il più grande e più veloce sistema di energia rinnovabile del mondo”, ha sottolineato il ministro spendendo parole di elogio, poi, per il meccanismo trilaterale tra Cina, UE e Canada, che ha rappresentato un argine al rischio di disgregazione del fronte multilaterale. Un ruolo che, ha detto il ministro, “Pechino intende continuare a svolgere”.
Infine, il commissario europeo Hoekstra ha illustrato l’agenda dei lavori e ha indicato le questioni che daranno forma alla COP31: la revisione del Programma di Lavoro sulla Mitigazione, la Missione 1,5 Gradi e il Global Implementation Accelerator. Particolare attenzione è stata dedicata al Meccanismo per una transizione giusta, che il commissario spera possa diventare pienamente operativo per garantire una transizione “equa, inclusiva e che risponda alle circostanze nazionali”.
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