Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, mentre la tensione in Libano è alle stelle

La fine della guerra scatenata dai bombardamenti israelitici-americani su Teheran il 28 febbraio scorso resta sospesa sul filo di fragile equilibrio, coi colloqui svizzeri tra Usa e Iran portati avanti grazie alla mediazione diplomatica del Pakistan, alla quale nei giorni scorsi si è aggiunta quella qatarina.
La questione Hormuz – col via vai di annunci e smentite che, ancora una volta, si sono susseguiti nell’arco della giornata di ieri – si complica ancora, anche a causa della situazione in Libano, che produce un incremento esponenziale del rischio “escalation” della crisi già in atto nell’area mediorientale.
Gli attacchi di Israele nel sud del Libano sono stati giustificati dal governo di Netanyahu quali “necessarie risposte a quelli effettuati dagli Hezbollah”; tuttavia, le cose sono assai più complesse da quelle raccontate da Tel Aviv. Un tema che pesa molto tra le delegazioni di Washington e di Teheran, dato che gli scontri tra Israele e Hezbollah persistono nonostante l’espressa previsione contenuta nell’art. 1 del Menorandun of Understanding, sottoscritto con gran risalto mediatico dal “The Donald” durante i lavori conclusivi del G7 svoltosi a Evian-les-Bains (Francia).
La cronaca di queste ultime giornate caratterizzate da un andirivieni di notizie e smentite, di aperture e minacce, mostra che il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, è partito per Lucerna dove ha raggiunto gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per prendere parte ai colloqui con l'Iran. La delegazione di Teheran è guidata dal capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, sempre con la mediazione diplomatica di Pakistan e Qatar. J.D.
Riemerge, ancora una volta, la vessata questio dei pedaggi nello Stretto di Hormuz durante i 60 giorni del “cessate il fuoco”, così come non ce ne saranno anche dopo la scadenza di tale periodo. A rafforzare la posizione assunta da Vance si aggiunge Donald Trump, che in un post su “Truth” ha precisato che l’unica eccezione potrebbe essere una eventuale imposizione da parte degli Stati Uniti (naturalmente a loro favore), nel caso in cui l'accordo non venisse rispettato, a titolo di compenso per i servizi resi dagli Stati Uniti in qualità di "angelo custode" (sic) dei Paesi del Medio Oriente e per il "rimborso dei costi passati, presenti e futuri".
L'agenzia di stampa “Tasnim”, notoriamente vicina ai Pasdaran, invece, asserisce che lo Stretto di Hormuz dovrebbe rimanere chiuso fino a quando non saranno soddisfatte diverse condizioni previste dal memorandum d'intesa tra Iran e Stati Uniti; tra le richieste indicate figurano il rilascio di almeno 12 miliardi di dollari di asset iraniani, l'attuazione delle deroghe alle sanzioni sul petrolio e il ritiro di Israele dal Libano.
I Guardiani della Rivoluzione sostengono, inoltre, che riaprire lo Stretto in cambio della sola rimozione del blocco navale statunitense verrebbe considerato un "errore strategico" oltre a costituire una palese violazione dell'intesa faticosamente raggiunta tra Teheran e Washington. Tanto per non smentirsi e rimarcare lo stato confusionale che regna in questi giorni – non riusciamo nemmeno ad immaginare lo stress emotivo sui vengono sottoposti gli equipaggi delle centinaia di unità mercantili rimaste imbottigliare nelle acque dello Stretto di Hormuz –, l'Iran ha annunciato una nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, definendo questa misura una "prima risposta" a quelle che considera violazioni degli impegni assunti dagli Stati Uniti nell'ambito dell'accordo firmato nei giorni scorsi.
Il Comando centrale Khatam al-Anbiya, quartier generale operativo delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell'Iran, ha affermato che la decisione è legata al mancato rispetto della prima clausola dell'accordo per porre fine al conflitto e alle continue operazioni belliche perpetrate dall’Idf nel Libano meridionale: "Si annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Questo primo passo è una risposta alla violazione delle promesse da parte del nemico", questo duro comunicato è stato letto ieri in una nota trasmessa dalla tv di Stato iraniana.
Il portavoce del Comando centrale Usa (Centcom), Tim Hawkins, ha ribadito all’agenzia “Axios” che "l'Iran non controlla lo Stretto di Hormuz", precisando che "il traffico continua a scorrere regolarmente e le forze statunitensi stanno monitorando la situazione per garantire che continui ad essere così". La tensione in Libano dove, a scanso di equivoci, il premier Netanyahu e il ministro della Difesa Katz hanno ordinato alle forze armate di "non sparare", secondo quanto riportato dall'emittente Channel 12.
La decisione risulterebbe essere stata presa in coordinamento con i vertici politici e con l’amministrazione americana; tuttavia, la stessa emittente ha affermato che l’Idf non si ritirerà dal Sud del Libano. Una posizione assai singolare.
Nel mentre la situazione nel Medioriente resta ancora indefinita e sotto diversi profili assai vischiosa: il Pakistan, protagonista diplomatico di grande rilievo nella complessa trattativa diplomatica Iran-Usa sta organizzando un incontro di vertice tra sauditi, egiziani e turchi nella città del Cairo, per discutere questioni regionali che ci riguardano però tutti da molto vicino.
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