Campo Lavrov e cavalli di troia. Contro i minimizzatori del terrore
La Russia minaccia di colpire l’Europa, ma noi ci ridacchiamo su. L’Iran minaccia di uccidere Trump, ma noi ci diamo di gomito. Gli ayatollah pubblicano una lista con leader politici da considerare nemici pubblici, ma noi, sotto i baffi, ci facciamo una risata. La Cina promette di trasformare Taiwan nella sua prossima terra di conquista, ma noi, forti delle nostre convinzioni, ci diciamo che sì, certo, i cinesi sono pericolosi, ma figurati se poi lo faranno davvero. I teorici della rivoluzione islamista promettono di fare di tutto per cancellare Israele dalla mappa geografica, ma noi, regolarmente, ci diciamo che no, dai, figurati, è solo un’iperbole, non drammatizziamo. Dovremmo iniziare ad avere il coraggio, una volta per tutte, di prendere sul serio le minacce che arrivano dai nemici della libertà. E dovremmo iniziare ad avere il coraggio, una volta per tutte, di non utilizzare il Google Translate della minimizzazione per provare a depotenziare le insidie che arrivano dagli sponsor del terrore globale. La tentazione, come vediamo anche in questi giorni, è quella del campo Lavrov, guidato dall’avvocato del popolo Giuseppe Conte, dal suo scudiero Marco Travaglio e dalla Vannacci Associati, con la quale si intende alla meraviglia: per dimostrare che ogni male del mondo proviene dall’aggressività dell’occidente si riduce la portata della minaccia degli sponsor del terrore per demonizzare chiunque voglia fare qualcosa per difendersi.
Secondo il campo Lavrov, se l’occidente si mostra sereno, tranquillo, non preoccupato, vedrete che le minacce, come d’incanto, spariranno come neve al sole. La storia recente delle aggressioni alle nostre libertà ci consegna però un quadro che mostra una realtà che forse dovremmo imparare a vedere e non a minimizzare. Una realtà che ci ricorda che prendere sul serio le minacce degli sponsor del terrore è l’unico modo per evitare le escalation future. Se l’occidente avesse guardato con orrore e non con accondiscendenza l’occupazione e l’annessione della Crimea da parte di Putin, avrebbe avuto forse più forza nel prevenire l’invasione nel resto dell’Ucraina otto anni dopo. Se l’occidente avesse osservato con attenzione le minacce islamiste rivolte a Israele, forse non sarebbe cascato dal pero il 7 ottobre del 2023. Se l’occidente avesse preso sul serio il dramma rappresentato dalla Siria di Assad, avrebbe forse potuto fare qualcosa per evitare la strage di civili compiuta anche con attacchi chimici dal tiranno, per fortuna rimosso dalla storia. Se l’occidente avesse preso sul serio la minaccia di un Iran in grado di arricchire l’uranio al punto da potersi dotare di una bomba nucleare, non sarebbe forse arrivato al punto di dover valutare una guerra per provare a disinnescare la minaccia. Se l’occidente avesse preso sul serio il desiderio manifesto di Hezbollah di violare la risoluzione 1701 dell’Onu, che gli imponeva di restare a nord del fiume Litani, forse nessuno si sarebbe sorpreso del tentativo fatto da Israele di riportare con la forza Hezbollah a nord di quel fiume.
La tendenza purtroppo diffusa, in occidente, è quella di considerare l’occidente stesso colpevole di ogni elemento di tensione non per quello che non fa, non per i vuoti che crea, ma per quello che fa, per il modo in cui prova a difendersi, per il modo in cui tenta di proteggere le nostre libertà. Il campo Lavrov – che si informa sui giornali che diffondono propaganda quotidiana e che per questo non danno conto degli sconfinamenti di droni verso paesi Nato, dei sabotaggi, delle campagne ibride, dei cyberattacchi e delle operazioni di intimidazione contro infrastrutture e paesi europei, delle note con cui le intelligence occidentali avvertono che Mosca si sta preparando a un’ulteriore escalation (ieri Francia e Germania hanno convocato gli ambasciatori russi dopo la denuncia dell’Unione europea contro la Russia, secondo cui Mosca ha costruito e sfruttato in questi mesi un ecosistema di guerra informatica, formato da servizi segreti, gruppi criminali e aziende private, mettendo nel mirino reti governative, l’industria della Difesa e le infrastrutture critiche) – è interessante da osservare perché è la punta dell’iceberg di un problema più grande che riguarda un fenomeno tristemente diffuso, affrontabile solo con la forza bruta della verità, solo chiamando le cose con il loro nome, solo mettendo da parte il Google Translate della minimizzazione morale. Lo dice la logica, lo dicono le notizie, quelle almeno non manipolate ad arte dai cavalli di Troia della propaganda, e lo dice anche la storia recente. Basta riavvolgere il nastro. Basta riandare a quattro anni e mezzo fa. Basta riandare ai giorni precedenti all’invasione dell’Ucraina per capire di cosa stiamo parlando. Il 16 febbraio del 2022, per dirne una, sul blog di Grillo, si spiegava “con certezza” che un’invasione russa non avrebbe avuto senso. Il 22 febbraio del 2022 Alessandro Di Battista assicurava che Putin voleva tutto fuorché una guerra. Il 23 febbraio del 2022 Marco Travaglio definì l’invasione una “fake news americana”. Il 24 febbraio del 2022 Putin invase l’Ucraina.
La lezione è semplice e non particolarmente elaborata: per affrontare gli autoritarismi, gli estremismi, gli sponsor del terrorismo, bisogna prenderli sul serio, perché, quando promettono apertamente qualcosa di pericoloso, è possibile che poi lo facciano davvero. E se davvero si vuole fare qualcosa per evitare che gli sponsor del terrore possano fare passi in avanti, forse varrebbe la pena chiedersi se non ci sia qualche problema, qualche bug, nel fatto che i minimizzatori, inclini a sottovalutare le minacce rivolte all’occidente dai suoi nemici, tendano ad avere la stessa linea politica dei nemici dell’occidente. No riarmo, no difesa, no Zelensky. Dal campo Lavrov è tutto, a voi, studio.
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