Cancro e sessualità: quando la coscienza protegge la salute
Se pensiamo alle cause del cancro, immaginiamo il fumo, l’inquinamento, l’alimentazione scorretta o la predisposizione ereditaria, eppure una parte significativa nasce dall’incontro tra biologia e relazioni umane.
Il 2 giugno si celebra la Giornata Internazionale sex workers, una ricorrenza nata nel 1975 a Lione, quando un gruppo di donne occupò la chiesa di Saint-Nizier per denunciare violenze, discriminazioni e mancanza di tutela sanitaria. In Italia il tema continua a suscitare profonde discussioni etiche: la Legge Merlin del 1958 rappresentò una svolta storica, chiudendo le case di tolleranza e affermando il principio che il cittadino non potesse essere ridotto a oggetto di sfruttamento economico.
Oggi il fenomeno è profondamente cambiato: la rivoluzione digitale e il post Covid-19, hanno trasformato il mercato con piattaforme online, contenuti digitali a pagamento e nuove forme di monetizzazione dell’intimità con una modifica del confine stesso tra sessualità, lavoro e mercato; in Italia si stimano 100.000 sex workers che generano un traffico attorno ai 5 miliardi di euro all’anno.
Non è compito dell’oncologia risolvere questo dibattito, ma avendo lavorato per oltre dieci anni all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ho imparato che ogni relazione umana possiede una dimensione sanitaria.
L’Unione Europea, pur lasciando agli stati membri approcci differenti, ha tracciato ad esempio la Roadmap for Women’s Rights: il principio secondo cui ogni donna ha diritto ai più alti standard di salute fisica e mentale, compreso l’accesso a informazioni basate sulle evidenze riguardo alla salute e alla sessualità. Inoltre l’educazione sessuale, la prevenzione e la promozione della salute vengono considerate strumenti fondamentali di emancipazione e uguaglianza.
Ancora più interessante è la risoluzione del 2023, che dedica ampio spazio ai temi sanitari: accesso ai servizi sanitari, prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, disponibilità di contraccezione ed educazione alla sessualità, considerata uno strumento essenziale per contrastare stereotipi, violenza e sfruttamento.
Circa il 13% dei tumori è riconducibile ad agenti infettivi. Il Papillomavirus umano (HPV) è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina e contribuisce allo sviluppo di tumori dell’ano, dell’orofaringe, del pene, della vulva e della vagina. I virus dell’epatite B e C sono associati al tumore del fegato. L’HIV, pur non causando direttamente il cancro, aumenta il rischio di diverse neoplasie attraverso l’immunodepressione.
Di fronte a queste evidenze, la questione diventa costruire consapevolezza. Troppo spesso la prevenzione viene vissuta come un insieme di divieti. In realtà rappresenta la capacità di comprendere le conseguenze delle proprie scelte, così da trasformare un rischio invisibile in una decisione consapevole. È il passaggio dalla semplice informazione alla coscienza.
Per questo motivo vaccinazione, screening, educazione sessuale e accesso alle cure non rappresentano soltanto strumenti sanitari, ma veri mezzi di libertà. Oggi lo fanno tutti ma quando iniziammo nel 2011 con la fondazione di Erone onlus, fummo buoni profeti nell’annunciare un nuovo paradigma di cura con lo slogan “creare una coscienza oncologica” un’idea capace di accompagnare i cittadini verso comportamenti più sicuri, più responsabili e più rispettosi della propria salute.
In fondo, la prevenzione non consiste nell’imporre alle persone come vivere, ma nel fornire gli strumenti per comprendere il significato delle proprie scelte. Perché la salute non è assenza di malattia, è una forma di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri; credo davvero che la prevenzione sia la forma più avanzata di cura: protegge le persone quando ancora non sanno di averne bisogno.
Dott. Alberto Vannelli
Dirigente medico ASST Lariana – Ospedale Sant’Anna Como
Prof ac Scuola di specializzazione in chirurgia generale Università degli Studi di Milano
Presidente Erone Onlus
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