Carotenuto (M5s): “Il gasolio? L’Ue riconsideri i rapporti con Mosca”. E Conte litiga con Avs sulla patrimoniale

16 Ottobre 2026 - 09:55
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L’intesa tra Donald Trump e Vladimir Putin “è irresponsabile”, continua a ripetere Giuseppe Conte. Ma cambia lo scenario, spinge verso nuove (o vecchie) considerazioni sull’energia. Del resto anche Emanuele Orsini, il presidente di Confindustria, interpellato sul tema, ha invitato a mettere da parte l’ideologia. Dice al Foglio Dario Carotenuto: “Gli Stati Uniti fanno i loro interessi, come dimostra l’intesa sul gasolio con Mosca. Israele sta portando avanti un genocidio nell’indifferenza dell’occidente. Anche l’Unione europea a questo punto dovrebbe iniziare a riflettere, riconsiderando i propri rapporti commerciali ed energetici con la Russia e aprendo in questo modo un canale utile anche alla mediazione”. Il deputato M5s è da tempo convinto che il negoziato vada perseguito attraverso tutte le strade e basa le sue parole su un ragionamento: “Il sangue degli ucraini non è diverso da quello dei palestinesi, è evidente il doppio standard. Quella etica è una ragione che non regge da nessun punto di vista. Il nostro auspicio è che una volta finita le guerra, si possa tornare anche a comprare il gas russo, cosa che peraltro non hanno mai smesso di fare altri paesi europei come la Spagna, il Belgio e la Francia”.

Dichiarazioni che, sebbene non arrivino dal vertice del Movimento, potrebbero comunque non piacere a tutti nella coalizione: il timore è che l’energia di Putin possa aprire nuove polemiche, in un meccanismo speculare a quello della coalizione di maggioranza – dove è stata la Lega a chiedere l’acquisto del gas russo. D’altra parte, al netto delle differenze di vedute, la settimana del campo largo ha fatto segnare qualche piccolo passo in avanti verso l’intesa sulla politica estera, sulle armi da mandare – oppure no – a Kyiv. Lo ha ribadito anche Conte, che ieri è tornato a sottolineare la necessità di un’alleanza per la Costituzione per battere Giorgia Meloni. “Sicuramente c’è stato un passo avanti, segnalato dalle reciproche astensioni, se parliamo della risoluzione anche per quanto riguarda il tema molto dibattuto del conflitto russo-ucraino”, ha detto l’ex premier a margine del Forum Insieme per il futuro di Roma e del Lazio. La posizione del M5s in ogni caso non cambia: “La strada non è quella dell’escalation militare”. Ma di un negoziato. E a chi gli chiede se ci si può fidare di Putin, risponde: “Magari raggiungessimo un piano di pace, significa che riusciamo a soddisfare gli interessi in gioco, a trovare un compromesso, ovviamente tutelando nel modo più efficace possibile le ragioni dell’Ucraina, il paese aggredito. Ma nel momento stesso lavoriamo anche a una conferenza di sicurezza”. Conte rivela pure di avere in mente anche il nome dell’inviato speciale per la pace: “Andrebbe bene agli Stati Uniti, alla Russia, alla Cina, ma non lo dirò per non bruciarlo”. O magari anche per evitare altre frizioni con l’alleata-rivale Elly Schlein, che ieri era a Bruxelles con Pedro Sánchez e nel frattempo pensa all’Assemblea del suo partito, dove arriverà la deroga del suo mandato, in scadenza a marzo. Dalle parti del Nazareno non hanno esattamente gradito gli applausi che in Senato i riformisti hanno riservato a Meloni mentre parlava del sotegno all’Ucraina. Francesco Boccia, il capogruppo dem, sorride: “Dopo l’Assemblea dirò quello che penso”. Di carne a fuoco ce n’è già abbastanza in vista di domenica, tra deroghe ed equilibri da mettere a punto tra le varie sensibilità del Pd. E poi c’è sempre il tema del programma, su cui serve accelerare. Ancora una volta lo hanno ribadito Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che sempre domenica presenteranno il programma di Avs.

Tra i temi centrali un fisco progressivo, soprattutto la patrimoniale. Che secondo Conte, tuttavia, “non ha mai funzionato”, ha un retrogusto ideologico e spinge la ricchezza via dall’Italia. Un’uscita, un’invasione di campo, che i due leader rossoverdi non hanno affatto gradito: “Caro Giuseppe, anche noi non siamo per nulla ideologici e porteremo al tavolo della discussione materiali e studi che dimostrano come le obiezioni più frequenti e ripetute, a cominciare dalla ‘fuga dei capitali’, siano largamente infondate”. Anche su questo ci sarà da discutere.

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