Caso 118 a Palermo, la denuncia di un cittadino: “Mia madre di 91 anni ignorata dal medico, sanità sorda e arrogante”
Un caso di malasanità o di malaburocrazia sanitaria? O di entrambe le cose? “L’anno scorso ho pubblicato un libro intitolato “Luci e ombre di un paese siciliano”, paese che è Trappeto, 4.000 anime in provincia di Palermo. Racconto come la storia e la tradizione di Trappeto si intrecciano con ombre di corruzione, malaffare e omertà. Ho l’impressione che quest’anno dovrò scrivere un altro libro, che si occupi delle luci e ombre, ma anche della sordità, della sanità siciliana. Mia madre ha 91 anni e l’anno scorso ha rischiato di morire per l’arroganza di un medico chiamato con urgenza. E ai miei esposti che raccontano la vicenda non ha mai risposto nessuno”.
A parlare è Francesco Ucchino, titolare della società Francesco Ucchino Produzione Elettroniche, fondata nel 1995, e che si occupa di progettazione e realizzazione di circuiti elettronici per applicazioni professionali e industriali. “Lo slogan della mia società è “Progettiamo oggi le soluzioni che fanno funzionare il domani”, chiarisce Ucchino: “Motivo per cui mi brucia in modo particolare che nessuno progetti soluzioni per il sistema sanitario e per la sua burocrazia perché funzionino sì domani, ma già anche oggi”.
Cosa è avvenuto di preciso a sua madre?
“La mattina del 30 luglio 2025 mia madre novantunenne affetta da polmonite bilaterale manifestava delle momentanee perdite di coscienza della durata di qualche minuto. Durante quel lasso di tempo, sbarrava gli occhi, non era vigile e non rispondeva alle nostre domande. Il fenomeno si è ripetuto alcune volte, fin quando abbiamo deciso di chiamare il 118. L’unità mobile di soccorso è arrivata dopo circa 15 minuti, in silenzio, senza sirene spiegate. Il medico, sin da quando è entrato, ha iniziato ad accusarmi con molta ira di averlo lasciato ad aspettare dietro la porta e di aver suonato per 5 volte. Successivamente, mentre saliva le scale, ha pronunciato la frase: “Ora la ricoveriamo così finisce questo schifo”.
Questo schifo? Ma quale?!
“Non ne ho la più pallida idea. So solo che il medico in questione in passato era già intervenuto due volte presso il mio domicilio per via di attacchi convulsivi di mia madre dopo l’assunzione di un farmaco anti ipertensivo, in seguito sospeso. Quando il medico è arrivato in casa al cospetto di mia madre, cioè della paziente, anziché interessarsi delle sue condizioni ha continuato ad accusarmi”.
Accusarla?! Di cosa?
“Mi ha chiesto con insistenza e arroganza per quale ragione non avessi chiamato il medico curante o la guardia medica. Così, nel giro di qualche minuto, la stanza di una persona anziana che necessitava di cure immediate si è trasformata in un tribunale, col medico che mi lanciava accuse di ogni genere. Alla fine sono stato accusato perfino di non aver valutato correttamente le condizioni della paziente, cioè di mia madre”.
E lei non ha reagito?
“Certo che ho reagito. Ho risposto che doveva essere lui in quanto medico a valutare le condizioni di mia madre. Lui a mia madre non ha fatto né elettrocardiogramma né la misurazione della pressione e neppure il test dell’ossigeno presente nel sangue. Messo alle strette dalla mia reazione, ha capito che da accusatore stava diventando accusato, e non sapendo cosa rispondermi ha iniziato ad arrampicarsi sugli specchi. Senza aver rivolto nemmeno uno sguardo a mia madre, ha scritto poche righe sul tablet di servizio ed è andato via adirato. Quando sono tornato nella stanza, mia madre sembrava lucida, e ha conservato questo stato per parecchie ore. Nel primo pomeriggio però i sintomi della mattinata hanno iniziato a ripresentarsi in maniera molto più marcata, sono tornate le perdite di coscienza e i lunghi momenti di assenza”.
Il tutto, se ho ben capito, senza che il medico del 118 le abbia lasciato una diagnosi e prescritto dei medicinali.
“Ha capito bene. Piuttosto agitato ho telefonato al medico curante, che mi ha detto di chiamare subito il 118. Dopo pochi minuti mia madre ha perso definitivamente conoscenza. Il medico del 118, per fortuna diverso da quello della mattinata, appena è arrivato si è accorto che si trattava di una crisi respiratoria molto grave. L’autombulanza del 118 stavolta è arrivata a razzo e a sirene spiegate. Il nuovo medico, molto più giovane del primo, senza perdere tempo in chiacchiere e monitorando la situazione del cuore di mia madre con un elettrocardiografo portatile, le ha infilato un tubo nella trachea e con l’aspiratore ha aspirato i fluidi presenti nelle vie respiratorie. L’intervento è durato oltre un’ora. Il nuovo medico ha agito da vero professionista ed è riuscito a riportare in vita mia madre”.
Pericolo superato, quindi. Bene!
Bene, sì, ma il primo medico arrivato col 118 ha messo in pericolo di vita mia madre, che, ripeto, ha 91 anni, col suo perdersi in chiacchiere recriminatorie senza neppure visitarla, senza prescrizione di medicinali e senza dirmi cosa dovevo fare. Motivo per cui dopo averci pensato per qualche giorno ho deciso di querelarlo, anche se non l’ho ancora fatto perché per avere le cartelle cliniche ci sono voluti mesi e attendo ancora il loro numero di protocollo. Con la magistratura è meglio essere molto precisi. Però ho presentato degli esposti”.
A chi?
“All’amministrazione locale del 118 e all’agenzia sanitaria provinciale di Messina”.
Cosa le hanno risposto?
“Niente! Ho anche inviato varie mail, tutte sempre senza nessuna risposta forse perché erano mail normali, non PEC, cioè non di posta certificata. Ho deciso di inviare di nuovo tutto con mail PEC, in modo da poter documentare alla magistratura il tutto senza nessuna incertezza. Il muro di silenzio non è il modo di trattare un cittadino, è solo una forma di disprezzo nei suoi confronti. E qui in Sicilia purtroppo è un modo di fare o meglio di non fare molto diffuso. Standard”.
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