Caso Regeni, i legali degli 007 egiziani: “Giulio sequestrato da gruppi terroristici”
Giulio Regeni non fu sequestrato dagli apparati di sicurezza del Cairo, ma da gruppi terroristici attivi in Egitto nel 2016 che lo avrebbero scambiato per una spia dei servizi egiziani. È questa la ricostruzione sostenuta lunedì nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, dove si è conclusa con le arringhe difensive l’udienza del processo per il sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore friulano.
La difesa degli 007 egiziani
I legali degli 007 egiziani imputati hanno escluso qualsiasi responsabilità della National Security, sostenendo inoltre che il presidente Abdel Fattah al Sisi non avrebbe avuto alcun interesse a compromettere i rapporti con l’Italia attraverso un delitto di tale portata. I difensori hanno inoltre ribadito che le autorità egiziane hanno collaborato con la magistratura italiana nei limiti consentiti dalla normativa vigente, esprimendo anche vicinanza ai familiari di Regeni. Ipotesi questa respinta dal legale dei genitori del ricercatore, che ha chiesto ai giudici di confermare integralmente le richieste formulate dalla Procura.
La richiesta della Procura di Roma
Nella scorsa udienza, infatti, il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco avevano chiesto ai giudici della Corte d’Assise, di condannare all’ergastolo Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e a 17 anni di reclusione gli altri tre accusati. Sul banco degli imputati, seppur assenti, siedono Tarek Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e Usama Morsi, tutti appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani.
La presidenza del Consiglio chiede 2 milioni di euro di risarcimento
Il mese scorso, inoltre, la presidenza del Consiglio dei ministri ha chiesto due milioni di euro di risarcimento ai quattro agenti dei servizi segreti egiziani imputati nel processo per l’omicidio di Giulio Regeni. Richiesta che, secondo l’Avvocatura dello Stato (costituita parte civile nel procedimento), trova fondamento in una ferita che va oltre il dramma individuale e familiare. Si tratta di un milione di euro per i danni non patrimoniali e un ulteriore milione per quelli patrimoniali. Per il rappresentante dello Stato, le condotte contestate hanno leso “il diritto e il dovere dello Stato italiano di tutelare la vita, l’integrità psicofisica e la libertà dei propri cittadini anche all’estero”.
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