Testacoda di Ranucci: pioggia di querele ai giornali “cattivi”: si sente diffamato. Quando Report spifferava però era libertà di stampa

Incredibile ma vero. Sigfrido Ranucci, finito in un’inchiesta giornalistica per l’attentato dinamitardo sotto casa (proprio quelle che hanno fatto la fortuna del conduttore di Report, anche se spesso rivelatesi fuffa) ha presentato una raffica di querele per diffamazione pluriaggravata. Nel mirino dichiarazioni e articoli che hanno ipotizzato un “finto attentato” ai suoi danni. O “suggerito che il conduttore di Report possa aver tratto vantaggio dall’episodio”. A svelare la notizia che sa di corto circuito è il legale di Ranucci, Roberto De Vita. La diffusione di “dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni – sostiene l’avvocato – avrebbe trasformato, attraverso esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, provocando conseguenze di inaudita gravità”.
Ranucci querela a raffica gli articoli di stampa contro di lui
Peccato che quando era lui a esibirsi, dal palco della suo blasonato programma su Rai3, in dichiarazione, congetture e allusioni (quasi sempre ai danni di personaggi e ambienti di destra) si trattava di libertà di informazione, a cui nessuno doveva azzardarsi a mettere il bavaglio. Ranucci e alcuni giornalisti della redazione di Report hanno anche presentato un’altra denuncia e querela per la presunta rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo. La denuncia riguarda la divulgazione di notizie ed estratti di atti coperti dal segreto d’indagine, tra cui contenuti di intercettazioni telefoniche, brogliacci e verbali di testimonianze. Insomma il metodo Ranucci, uno straordinario autogol. Parte di questo materiale sarebbe stata successivamente pubblicato dalle testate il Domani e La Verità. Il legale ha infine precisato che la denuncia non riguarda i giornalisti che hanno pubblicato le notizie, ma i soggetti tenuti al segreto che avrebbero rivelato il contenuto degli atti. In soldoni Ranucci e la sua squadra vogliono portare in tribunale un metodo giornalistico che hanno cavalcato per anni. Costruire inchieste su carte segrete.
Il conduttore di Report condanna il suo infallibile metodo
Di “ennesima ipocrisia” parla Raffaele Speranzon di Fratelli d’Italia, componente la commissione di Vigilanza Rai. “Ranucci presenta denunce e querele contro la stampa che sta approfondendo il caso scoppiato in questi giorni. Ma stavolta per lui non c’è alcuna limitazione della libertà di stampa. Anzi, di fronte a ricostruzioni giornalistiche su una vicenda oggettivamente da chiarire, non esita a ricorrere agli avvocati. Chissà perché, però, quando le querele riguardavano Report, parlava di bavaglio all’informazione e di attentato alla libertà di inchiesta. Alla faccia della coerenza”.
FdI in Vigilanza chiede lumi sulla sparizione della puntata sulle mascherine
Intanto i componenti di Fratelli d’Italia della Vigilanza Rai chiedono conto della sparizione di una puntata di Report dalla piattaforma Raiplay. Esattamente quella dell’11 gennaio 2021. “Come mai dal sito di Raiplay manca la puntata di Report riguardante la vicenda delle mascherine Covid che vedeva coinvolto l’imprenditore e giornalista Mario Benotti? Un’inchiesta – si legge nella nota di FdI – “che proprio Report aveva lanciato e a cui, nonostante tutti gli importanti sviluppi, come peraltro sta accertando la stessa Commissione d’inchiesta sul Covid, la trasmissione di Ranucci non ha mai dato seguito con ulteriori puntate”.
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