Cassazione, nuova sentenza: niente sorprese agli scrutini
lentepubblica.it
Poche settimane ormai dividono gli studenti di tutta Italia dalla fine delle scuole e dal momento cruciale degli scrutini, la resa dei conti del loro percorso scolastico dell’anno.
Arriva proprio ora una nuova sentenza della Cassazione sulla valutazione degli alunni che invita, anzi, obbliga, le scuole alla trasparenza sui voti prima degli scrutini.
Un pronunciamento, l’ordinanza n. 10586 del 10 maggio, a favore e a tutela degli studenti quello della corte, che invita al dialogo e soprattutto alla trasparenza della valutazione. Una storica sentenza che ha stabilito una regola chiarissima: le decisioni sugli esiti finali degli studenti non possono configurarsi come eventi imprevedibili.
Stop quindi a simpatie e antipatie e obbligo di dialogo, la valutazione scolastica deve essere trasparente al 100%, i criteri devono essere pubblici e le famiglie devono essere informate prima degli scrutini. Studenti e genitori hanno il diritto, ora sancito anche legalmente, di conoscere i criteri con cui verrete valutati e, soprattutto, l’andamento dei voti prima che i giochi siano fatti. Niente “sorprese” dell’ultimo minuto sul registro elettronico quando non vi è più spazio né possibilità di recuperare e ormai la scuola è finita.
Diritto alla griglia di valutazione
Ogni istituto scolastico deve redigere e rendere visibili e consultabili i criteri di valutazione. Gli strumenti da produrre sono delle vere e proprie griglie di valutazione analitiche e chiare. In questi strumenti è indicato, punto per punto a cosa corrisponde un voto, a quanti errori. Il documento deve rendere espliciti anche i criteri di punteggio per le interrogazioni orali, palesando anche quanto e come venga valutato l’impegno e il recupero. Questi criteri devono essere trasparenti. Proprio in virtù di questa visibilità saranno uguali per tutti, in modo da ridurre al minimo i rischi di ingiustizie tra compagni di classe, di più, tra docenti diversi e sezioni diverse anche del medesimo istituto.
Alla base del principio affermato dalla Corte vi è la coerenza tra il percorso didattico e il giudizio conclusivo: ogni valutazione finale deve riflettere il lavoro svolto, le difficoltà registrate e i progressi compiuti nel corso dell’anno. Un esito negativo privo di motivazione documentata non è più ammissibile. Prove intermedie, osservazioni in classe e verifiche periodiche diventano la base su cui costruire il giudizio, riducendo il margine di arbitrarietà e rafforzando la qualità dell’azione didattica complessiva.
Cosa cambia per gli studenti
Questa svolta della Cassazione può essere considerata una vittoria per i diritti degli studenti delle scuole superiori e medie. Ma attenzione perché presuppone un comportamento attivo e partecipativo dei ragazzi, che non ammetterà più ‘scuse’. Se è vero che conoscere in anticipo in base a cosa si verrà valutati permetterà di capire dove migliorare, sarà comunque necessario da parte dello studente lavorare seriamente prima delle scadenze sulle proprie lacune e punti di debolezza.
Di certo un beneficio sarà la riduzione dell’ansia rendendo il rapporto con i prof molto più aperto e onesto, ma sarà approccio serio alla gestione di interrogazioni e compiti in classe. Non vi è dubbio che la trasparenza, comunque, garantirà una maggiore difesa dalle ingiustizie e dai favoritismi, fornendo una base solida per chiedere spiegazioni o, nei casi più gravi, per fare ricorso, laddove non vi fosse una corretta gestione della media e delle possibilità di recupero offerte.
Cosa cambia per i genitori
Cambia anche, in maniera centrale, il tenore della comunicazione con le famiglie. La Suprema Corte ribadisce l’obbligo per le scuole di informare tempestivamente i genitori quando emergono difficoltà nello studio o nel comportamento dello studente. Anche i genitori saranno chiamati ad un maggiore presenza, parte in causa del monitoraggio dell’andamento scolastico. Tutto l’anno scolastico dovrà essere costellato da momenti di confronto regolari, step nei quali condividere sia le criticità sia i progressi registrati. Attendere gli scrutini, per ricompense o punizioni, non è più sufficiente.
Questa impostazione, strutturata nel testo dell’Ordinanza, trasforma la valutazione scolastica da atto unilaterale a processo condiviso tra istituto e famiglia. La logica preventiva indicata dai giudici tutela lo studente, che ottiene la possibilità di recuperare prima della decisione finale. Sul piano operativo, le scuole sono chiamate a strutturare canali di comunicazione chiari e tracciabili, evitando che l’esito negativo giunga inatteso a chi ne ha la responsabilità genitoriale.
Cosa fare se per i professori riluttanti
Se vi dovessero essere resistenze o, peggio, mancate applicazioni dei nuovi criteri di trasparenza e condivisione, il primo passo da fare è aprire un dialogo con i rappresentanti d’istituto o di classe. Il referente è sempre formalmente il Dirigente Scolastico. È al Preside che si può chiedere che i criteri di valutazione approvati dal Collegio dei Docenti vengano pubblicati chiaramente sul sito della scuola o nell’area del registro elettronico.
Il ruolo degli organi collegiali
L’ordinanza emanata dalla Cassazione riconosce agli organi collegiali una funzione centrale nella costruzione di un sistema valutativo equo. La gestione documentata delle valutazioni e dei criteri che la generano diviene un presidio operativo fondamentale per ogni Istituto. Il Collegio dei docenti e ai consigli di classe hanno il compito di definire criteri condivisi, applicabili in modo uniforme a tutti gli studenti, e a garantirne la pubblicità fin dall’avvio dell’anno scolastico. Altro compito a loro assegnato è quello di registrare le osservazioni, tracciare le prove intermedie e motivare le decisioni che sono poi assunte. Una azione condivisa nel modo corretto riduce il rischio di contestazioni e rafforza il rapporto di fiducia con le famiglie.
Questa sentenza obbliga la scuola a chiarire e rendere trasparenti le proprie procedure, non un adempimento burocratico, ma uno strumento di equità a garanzia del percorso formativo di ogni studente.
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