CelebrASIA 2026: il Sud-est asiatico a Londra

08 Settembre 2026 - 16:30
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Per tre giorni le grandi turbine di Battersea smetteranno idealmente di raccontare soltanto la storia industriale britannica per diventare la porta d’ingresso di un’altra geografia. Profumo di spezie, percussioni malesi, danze indonesiane, cori filippini e abiti tradizionali occuperanno gli spazi dell’ex centrale elettrica, trasformando uno dei luoghi più riconoscibili di Londra in un viaggio attraverso il Sud-est asiatico.

Dall’11 al 13 settembre, CelebrASIA 2026 a Londra riunirà cucine, artisti e artigiani degli undici paesi che compongono l’ASEAN, l’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico. Sarà la terza edizione di un appuntamento cresciuto rapidamente: Battersea Power Station sostiene che nel 2025 abbia richiamato oltre 176.000 visitatori. Quest’anno sono annunciati più operatori gastronomici, un’intera settimana di cinema, nuovi incontri culturali e numerosi laboratori.

L’ingresso generale è gratuito, ma questa indicazione richiede una precisazione: spettacoli, mercato e molte attività sono accessibili liberamente, mentre cibo, proiezioni e diversi laboratori si pagano separatamente. Conviene quindi conoscere il programma e prenotare in anticipo ciò che interessa davvero, soprattutto se si vuole andare oltre una semplice passeggiata tra le bancarelle.

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CelebrASIA 2026 a Londra, un viaggio tra undici paesi

Entrando nel complesso di Battersea Power Station durante CelebrASIA non si troverà un unico recinto con un palco e qualche venditore. Il festival si espanderà tra le Turbine Halls, Malaysia Square, gli spazi esterni affacciati sul Tamigi e i due cinema della zona. È proprio questa dimensione diffusa a trasformare una visita in una piccola esplorazione urbana: ci si potrà fermare davanti a una danza tradizionale, attraversare un mercato artigianale, assaggiare un piatto filippino e poi scoprire un film indonesiano normalmente difficile da vedere nelle sale britanniche.

La pagina ufficiale di CelebrASIA presenta l’iniziativa come il maggiore festival londinese dedicato alla cultura del Sud-est asiatico. Il progetto viene realizzato insieme alle ambasciate e alle alte commissioni diplomatiche degli undici paesi membri dell’ASEAN: Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia, Timor-Leste e Vietnam. Quest’ultimo elenco contiene una novità significativa, perché Timor-Leste è entrato nell’organizzazione regionale dopo un lungo percorso diplomatico.

CelebrASIA non nasce però in un luogo scelto casualmente. Battersea Power Station appartiene a investitori malesi e il suo recupero immobiliare è legato in modo diretto al Sud-est asiatico. L’ex centrale a carbone, riconoscibile per le quattro ciminiere bianche, fu progettata in più fasi a partire dagli anni Venti del Novecento e arrivò a fornire una parte consistente dell’elettricità consumata a Londra. Dopo la chiusura del 1983 rimase inutilizzata per decenni, diventando nello stesso tempo un monumento industriale, una rovina urbana e un’immagine della cultura popolare britannica. La copertina dell’album Animals dei Pink Floyd, con il celebre maiale gonfiabile sospeso tra le ciminiere, contribuì a renderla famosa in tutto il mondo.

La riapertura del 2022 l’ha trasformata in un quartiere di negozi, abitazioni, ristoranti e spazi per eventi. Il festival utilizza questa nuova identità commerciale per raccontare le culture da cui proviene una parte importante degli investimenti che hanno finanziato la rinascita dell’edificio. È un legame interessante, ma non completamente neutrale: CelebrASIA è insieme una manifestazione culturale e un grande strumento di promozione della destinazione Battersea. Il dato dei 176.000 partecipanti, per esempio, viene fornito dall’organizzatore e non risulta certificato da un conteggio indipendente. Resta comunque indicativo della popolarità raggiunta dall’evento.

Per le famiglie uno dei percorsi più accessibili sarà il Grand Tour of South East Asia. I bambini riceveranno una sorta di passaporto con cui seguire le postazioni dedicate agli undici paesi, leggere informazioni, rispondere a un quiz e ottenere alla fine un timbro e un adesivo da esploratore. È un espediente semplice, ma permette di evitare che il Sud-est asiatico venga presentato come una cultura indistinta. Indonesia e Laos, Singapore e Myanmar, Filippine e Thailandia appartengono alla stessa regione, ma possiedono lingue, religioni, storie e tradizioni profondamente differenti.

Il festival principale si svolgerà da venerdì 11 a domenica 13 settembre 2026. Gli orari generali pubblicati per Battersea Power Station sono dalle 10 alle 20 dal lunedì al sabato e dalle 12 alle 18 la domenica, ma non corrispondono necessariamente a quelli di tutte le attività. Lo street food, per esempio, continuerà fino alle 22 venerdì e sabato. Prima di partire sarà quindi utile consultare il programma del singolo giorno, perché spettacoli, laboratori e proiezioni seguiranno calendari differenti.

Il grande richiamo dello street food del Sud-est asiatico

Il cibo sarà il centro emotivo e sensoriale del festival. Non soltanto perché più di 35 operatori occuperanno il quartiere, ma perché le cucine del Sud-est asiatico rappresentano uno dei modi più immediati per raccontare migrazioni, commerci e incontri tra popoli. In una sola ricetta possono convivere ingredienti locali, tecniche cinesi, spezie indiane, influenze arabe e tracce della colonizzazione europea. Londra, città costruita anche attraverso questi incroci, è il luogo ideale per mostrarne la complessità.

Tra i ritorni più attesi figura Mambow, il ristorante della chef malese Abby Lee, che per l’occasione proporrà uno Hainanese Chicken Sando. Il piatto parte dal pollo alla Hainan, ricetta legata ai migranti cinesi trasferitisi nel Sud-est asiatico, e lo reinterpreta nella forma contemporanea di un panino. Ellen Chew, imprenditrice della ristorazione singaporiana, porterà invece le cucine associate a Singapulah e Rasa Sayang. Saranno presenti anche Old Chang Kee, marchio famoso a Singapore per i suoi curry puff, e Turo Turo, espressione che nelle Filippine richiama i locali in cui il cliente indica direttamente le pietanze esposte.

La selezione gastronomica ufficiale del festival comprende inoltre Farang per la Thailandia, Eat Lah per la Malaysia e FiliGrillz per le Filippine. Tra le novità del 2026 sono annunciati Ro Vietnamese, il malese Syiok Lah e Bija Coffee, dedicato al caffè indonesiano. Tornerà anche la collaborazione tra la chef malese Mandy Yin e Chick’n’Sours, locale londinese conosciuto per il pollo fritto.

Mangiare al festival potrebbe così diventare un esercizio di scelta quasi frustrante. La soluzione più sensata, soprattutto per chi arriva in gruppo, è ordinare piatti diversi e condividerli. Si potranno confrontare sambal piccanti, curry aromatici, noodles, spiedini alla griglia, snack fritti e dolci preparati con cocco, pandan o ube, la patata dolce viola diffusa nella cucina filippina. Il rischio è affidarsi soltanto ai piatti già conosciuti. CelebrASIA offre invece l’occasione di provare ricette regionali che difficilmente compaiono tutte insieme nei normali mercati londinesi.

Gli orari dell’area gastronomica saranno dalle 11 alle 22 venerdì, dalle 10 alle 22 sabato e dalle 10 alle 19 domenica. L’accesso è libero, mentre ogni operatore stabilirà i propri prezzi. Definire l’appuntamento un festival gratuito non significa quindi che si possa trascorrere l’intera giornata senza spendere: gratuitamente si entra, si assiste agli spettacoli e si visitano le aree comuni, ma cibo e bevande devono essere acquistati.

Accanto alle bancarelle saranno organizzate esperienze più strutturate. Ranie Saidi, fondatrice del supper club The Malay Cook, guiderà presso Borough Kitchen alcune lezioni dedicate alla cucina malese quotidiana. Non si tratterà soltanto di assistere a una dimostrazione: l’obiettivo sarà avvicinare il pubblico agli ingredienti e alle tecniche che permettono di riprodurre i piatti anche a casa. Le sessioni richiedono un biglietto e hanno una disponibilità limitata.

Anche le bevande avranno il proprio spazio. Una masterclass dedicata al Gin Malaya esplorerà una reinterpretazione del distillato britannico attraverso aromi asiatici. Il caffè indonesiano offrirà invece un’altra prospettiva storica. L’Indonesia è tra i maggiori produttori mondiali e l’isola di Giava ha lasciato un segno così profondo nella cultura occidentale che, soprattutto nell’inglese americano, java è diventato sinonimo di caffè.

Per evitare le code più lunghe converrà arrivare prima dell’ora di pranzo oppure nel pomeriggio. La maggiore affluenza è prevedibile tra le 12:30 e le 15 e durante la prima parte della serata. Sabato sarà probabilmente il giorno più frequentato, mentre venerdì offrirà più tempo fino a tarda sera e domenica un’atmosfera maggiormente orientata alle famiglie. Chi soffre di allergie o segue una dieta particolare dovrà comunque chiedere informazioni direttamente a ogni venditore: la provenienza vegetale di una ricetta non garantisce l’assenza di salsa di pesce, pasta di gamberi, arachidi o contaminazioni durante la preparazione.

Musica, cinema e artigianato oltre le bancarelle

Ridurre CelebrASIA a una festa dello street food significherebbe perdere la parte più interessante del programma. Il palco principale ospiterà musica, danza, comicità e sfilate con abiti nazionali. Le esibizioni inizieranno venerdì sera e continueranno durante il fine settimana, mettendo insieme artisti residenti nel Regno Unito e gruppi che rappresentano le tradizioni dei diversi paesi.

Tra gli ospiti figurano i comici Vera Chok, nata in Malaysia, Ria Lina, di origini filippine, e Sam See, proveniente da Singapore. La loro presenza è significativa perché la comicità permette alle comunità diasporiche di raccontare identità miste, stereotipi, differenze generazionali e vita britannica senza trasformare ogni intervento in una celebrazione cerimoniale. Sul versante musicale si esibiranno il British Filipino Haraya Choir e gruppi di percussionisti malesi kompang, mentre Pinoy Grooves, Family of East e Half East Records proporranno DJ set.

Le danze comprenderanno performance della compagnia indonesiana Lila Bhawa, del gruppo filippino Lahing Kayumanggi e di artisti legati al Sarawak, stato malese del Borneo conosciuto per la presenza di numerose comunità indigene. Durante il fine settimana si svolgeranno inoltre sfilate di abiti nazionali. Non saranno semplici costumi decorativi: tessuti, copricapi, ricami e modi di indossarli raccontano spesso appartenenza regionale, posizione sociale, occasione religiosa e storia familiare.

Malaysia Square funzionerà come un secondo spazio di spettacolo. Al mattino ospiterà giochi tradizionali rivolti soprattutto ai bambini; nel pomeriggio diventerà un’area partecipativa con danza, arti marziali, teatro di figura e attività di movimento. Il programma è indicato come gratuito e consente di assistere alle dimostrazioni oppure prendervi parte.

L’Artisan Market riunirà circa 50 commercianti indipendenti nelle Turbine Halls. Si potranno trovare spezie, salse, snack, gioielli, accessori, stampe, oggetti decorativi e prodotti realizzati in piccole serie. Il mercato non è soltanto un’aggiunta commerciale: offre visibilità ad attività fondate da membri delle comunità asiatiche britanniche, per le quali un evento di queste dimensioni può produrre nuovi clienti e contatti molto oltre il fine settimana.

Chi desidera lavorare direttamente con materiali e tecniche tradizionali potrà scegliere tra numerosi laboratori. Il programma comprende intreccio di ventagli e cestini di bambù, realizzazione di stuoie bemban del Sarawak, pittura batik, decorazione di lampade e piatti in mogano, creazione di braccialetti con perline e lavorazione di una ciotola in peltro con Royal Selangor, storica azienda malese specializzata in oggetti metallici. Un’altra sessione sarà dedicata al Baybayin, antico sistema di scrittura utilizzato nelle Filippine prima della colonizzazione spagnola. Questi laboratori richiedono generalmente la prenotazione e alcuni sono a pagamento.

Per i più piccoli sono previste attività ispirate alla natura e ai simboli della regione: immagini di ibisco realizzate con sabbia, mondi sottomarini tridimensionali, tessitura murale, slime a tema tigre, decorazioni con fiori di loto e pittura di ventagli. Rimarranno accessibili senza prenotazione anche un angolo da colorare e il face painting, salvo limiti di capacità e code.

La novità culturale più ambiziosa del 2026 è il ciclo di incontri curato da Anna Sulan Masing, giornalista e ricercatrice che studia le relazioni tra cibo, identità e appartenenza. Gli appuntamenti affronteranno letteratura, gastronomia, artigianato e influenza globale della moda asiatica. Tra i partecipanti annunciati ci sono Helena Lee, features director di Harper’s Bazaar; Audrey Khew del British Fashion Council, organismo che promuove la moda britannica; la scrittrice MiMi Aye; e John Chantarasak, chef del ristorante AngloThai. Questi incontri sono ticketed e si concentreranno soprattutto domenica 13 settembre.

Il festival cinematografico e le storie della diaspora

Il cinema prolungherà CelebrASIA oltre i tre giorni centrali. Le comunicazioni dell’organizzatore indicano una rassegna dal 7 al 13 settembre, anche se il calendario pubblico mostra la prima proiezione disponibile martedì 8. La formula più prudente è quindi parlare della settimana di CelebrASIA, controllando le date e gli orari sulla pagina di ciascun film prima di acquistare il biglietto.

Le proiezioni si terranno presso The Cinema in the Power Station e The Cinema in the Arches. Tutti i titoli saranno presentati nelle lingue originali con sottotitoli inglesi. È un elemento importante, perché molti film del Sud-est asiatico arrivano raramente nelle sale britanniche e vengono spesso confinati ai circuiti dei festival specialistici o alle piattaforme digitali.

Aroi Mark, produzione thailandese classificata per tutti, lega il racconto all’identità gastronomica. Il titolo riprende un’espressione che significa all’incirca “molto delizioso” e anticipa il rapporto tra cibo, memoria e legami personali. Il malese You Mean the World to Me conduce invece lo spettatore a Penang e utilizza anche l’hokkien, lingua della comunità cinese locale. Il film indaga conflitti familiari, segreti e appartenenza culturale attraverso un linguaggio raramente ascoltato nel cinema distribuito in Occidente.

Sempre dalla Malaysia arriva Ola Bola, dramma sportivo ispirato alla nazionale di calcio che tentò di qualificarsi alle Olimpiadi del 1980. Dietro la struttura del film sportivo emerge il tema di una squadra composta da giocatori di origini differenti, chiamati a costruire un’identità comune in un paese multietnico. Babah racconta invece il rapporto tra un padre e una figlia, attraversando sacrifici, incomprensioni e cambiamenti familiari.

Particolarmente interessante è la presenza di Na Willa, film indonesiano ambientato negli anni Sessanta e costruito attorno allo sguardo di una bambina. La proiezione viene presentata come un’occasione rara per il pubblico britannico. Il programma ufficiale la distribuisce tra sabato e domenica, ma disponibilità e orari devono essere verificati al momento della prenotazione.

Esiste una discrepanza anche nella classificazione di You Mean the World to Me: una pagina del festival indica 15 anni, mentre il calendario generale riporta 18. Chi desidera portare un adolescente non dovrebbe quindi affidarsi a una sintesi online, ma controllare direttamente il limite applicato dal cinema. È un dettaglio apparentemente minore che dimostra perché, negli eventi con molti organizzatori e piattaforme diverse, il programma finale debba prevalere sui comunicati pubblicati settimane prima.

La rassegna cinematografica completa il lavoro svolto dal festival sul concetto di diaspora. Le comunità del Sud-est asiatico non sono rappresentate soltanto attraverso una cucina esotica o uno spettacolo colorato, ma tramite storie di famiglia, identità linguistica, emigrazione, memoria e trasformazione sociale. È precisamente ciò che impedisce a CelebrASIA di diventare un grande mercato tematico privo di profondità.

Anche l’area dedicata al benessere contribuirà a raccontare pratiche culturali meno conosciute. Tornerà il massaggio thailandese e saranno presenti operatori di hilot, tradizione filippina basata su manipolazioni corporee e conoscenze tramandate localmente. Queste esperienze devono essere considerate dimostrazioni o trattamenti di benessere e non sostituiscono naturalmente una diagnosi o una terapia medica.

CelebrASIA funziona meglio quando il visitatore accetta di fermarsi e ascoltare, invece di limitarsi a fotografare un piatto. Una conversazione con un artigiano, un film in una lingua mai sentita o la spiegazione di una danza possono restituire l’immagine di una regione molto più complessa delle etichette turistiche con cui viene normalmente descritta.

Informazioni pratiche per organizzare la visita

Il modo più semplice per raggiungere il festival è utilizzare la Northern line fino alla stazione Battersea Power Station, situata in Zona 1. Da qui si entra nel quartiere attraverso Electric Boulevard e si raggiungono rapidamente le Turbine Halls. L’indirizzo più utile per i navigatori è Battersea Power Station, London SW11 8BJ, ma online compaiono codici postali differenti perché il complesso occupa un’area molto vasta. Seguire la stazione e la segnaletica del festival è più affidabile che cercare un singolo numero civico.

La guida ufficiale per raggiungere Battersea Power Station segnala anche le stazioni ferroviarie di Battersea Park e Queenstown Road, oltre a collegamenti in autobus, bicicletta e battello. Uber Boat by Thames Clippers ferma direttamente al Battersea Power Station Pier: alcuni servizi del fine settimana impiegano circa 10–15 minuti da Embankment, rendendo il viaggio sul Tamigi una parte piacevole della giornata.

Esiste un parcheggio sotterraneo, ma utilizzarlo durante un evento che l’anno precedente avrebbe richiamato oltre 176.000 persone è una scelta poco conveniente. I posti possono esaurirsi, il traffico intorno a Nine Elms può rallentare e la sosta aggiunge un costo a una giornata altrimenti organizzabile con i mezzi pubblici.

Il complesso è progettato con percorsi senza gradini, rampe e ascensori. Sono disponibili toilette accessibili, strutture Changing Places, cordini Sunflower per segnalare disabilità non visibili e zaini sensoriali con cuffie, occhiali da sole, oggetti antistress e schede per la comunicazione. Le toilette accessibili utilizzano una chiave RADAR, ma chi non ne possiede una può chiedere aiuto al Guest Services. La stazione della metropolitana dispone inoltre di un ingresso step-free inaugurato nel 2025.

Le previsioni disponibili all’inizio della settimana indicano temperature intorno ai 21–23 gradi, con possibilità di pioggia venerdì e condizioni più asciutte sabato. Domenica potrebbe essere maggiormente nuvolosa. Poiché il festival occupa sia ambienti interni sia aree all’aperto, un cambiamento del tempo non dovrebbe impedirne la visita, ma una giacca impermeabile leggera resta prudente. Le previsioni devono essere ricontrollate poco prima della partenza.

L’ingresso è davvero gratuito?

L’accesso al festival, al palco, all’Artisan Market, al Grand Tour e a molte attività comuni è gratuito. Cibo, bevande, cinema, lezioni di cucina e numerosi laboratori richiedono invece un pagamento o una prenotazione separata.

È necessario prenotare?

Non per entrare nel complesso o assistere alla maggior parte degli spettacoli. È però fortemente consigliato prenotare film, panel e laboratori, perché i posti sono limitati. Ogni attività possiede una propria pagina di booking e non esiste un unico biglietto che comprenda l’intero programma.

Qual è il momento migliore per andare?

Venerdì offre un’atmosfera serale e lo street food rimane aperto fino alle 22. Sabato presenta probabilmente il programma più intenso, ma sarà anche il giorno più affollato. Domenica è adatta alle famiglie e concentra diversi incontri culturali, anche se il festival termina prima. Chi vuole mangiare con meno coda dovrebbe arrivare entro mezzogiorno oppure dopo le 15.

Il festival è adatto ai bambini?

Sì. Il Grand Tour, i giochi di Malaysia Square, il face painting e l’angolo da colorare sono pensati espressamente per le famiglie. Esistono inoltre laboratori creativi su prenotazione, alcuni dei quali possono essere a pagamento.

Si può portare il cane?

Battersea Power Station è generalmente dog-friendly e ammette i cani in numerosi negozi e ristoranti. Le regole possono però cambiare per laboratori, cinema e singoli operatori gastronomici, quindi è opportuno verificare prima di accedere agli spazi chiusi.

CelebrASIA 2026 offre qualcosa di più di una giornata dedicata al cibo. È un incontro tra comunità che spesso partecipano alla vita londinese senza ricevere la stessa visibilità concessa ad altre culture. La sua forza risiede nella possibilità di muoversi continuamente tra esperienza e conoscenza: si assaggia, si ascolta, si osserva e, se si sceglie il programma con attenzione, si comprende qualcosa in più.

Il consiglio è arrivare con un piccolo piano, ma lasciare spazio alla scoperta. Prenotare un film o un laboratorio, scegliere due o tre cucine da provare e conservare il resto della giornata per le esibizioni gratuite. In una città in cui molti grandi eventi sono diventati costosi, poter costruire liberamente la propria visita rappresenta uno dei motivi migliori per raggiungere Battersea.


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