Ceuta, Brunner punzecchia l’Italia: “Nessuno è entrato nell’area Schengen”

15 Settembre 2026 - 20:40
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Bruxelles – “Nessuno è entrato nell’area Schengen, anche grazie alla cooperazione con il Marocco”. Per il commissario europeo agli Affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, la sintesi della crisi migratoria di Ceuta è tutta qui. Il passaggio chiave nell’Aula del Parlamento europeo serve a rimettere tutto in ordine: non ci sono problemi con le autorità marocchine, ma neppure c’era o c’è motivo per chiudere le frontiere. Un riferimento velato all’Italia, al suo governo, e al suo ministro degli Esteri, Antonio Tajani, bravi a creare una crisi diplomatica con Madrid a fini elettorali che si trascina anche nel giorno in cui ci si dovrebbe occupare di altro.

Che lezioni può impartire Meloni nella gestione dei confini esterni, e di quello che è successo a Lampedusa?“, chiede in tono critico e accusatorio Iratxe García Peres, la capogruppo dei socialdemocratici (S&D). È qui, al secondo intervento dopo le dichiarazioni della Commissione europea, che il dibattito sulla strumentalizzazione della crisi migratoria di Ceuta e la necessità di risposta coordinata smette di essere terreno utile per serenità e unità europee e diventa scontro aperto. “Voglio essere chiara con Vox e Partito popolare spagnolo: quando invocate ritorni non considerate minori e diritti”, insiste la capogruppo S&D, che attacca: “È violazione di Stato di diritto. E quando parlate di invasione alimentate xenofobia e disinformazione“.

Ceuta, la riunione straordinaria in Parlamento UE sull’immigrazione finisce in una rissa tra destra e sinistra

Il punto all’ordine del giorno nell’agenda dei lavori segue il suo corso annunciato quando la lista degli oratori mostra il gran numero di europarlamentari spagnoli previsti, che non tradiscono le attese e tramutano la discussione in Parlamento europeo in dibattito di politica interna, con la destra tutta che accusa il governo socialista di Pedro Sanchez – è il caso di Dolors Montserrat (PPE), Jorge Buxadé Villalba (PfE), Diego Solier (ECR) – e la sinistra che replica. A García Perez si aggiunge Estrella Galàn (La Sinistra), che accusa la voluta assenza di solidarietà per calcoli elettorali: “Crisi come queste sono preziose per chi vuole cavalcarle per far pagare il prezzo alla Spagna progressista“.

Il dibattito che avrebbe dovuto censurare la strumentalizzazione dei flussi migratori a Ceuta e trovare una quadra europea si traduce nell’esatto contrario, complice anche l’estrema destra anti-tutto: “La Spagna deve essere espulsa temporaneamente da Schengen“, tuona la nazionalista intransigente Mary Khan (AfD/ESN). Mentre nell’UE di nostalgie e nostalgici Kinga Gàl trova anche modo e tempo di rendere onore all’ex premier ungherese: “Il governo Orbán innalzò una barriera per proteggere l’Europa e invece di ringraziamenti ha avuto migliaia di euro al giorno”.

L’alternanza di oratori non cambia la sostanza, sposta al massimo la direzione degli attacchi e allarga il fronte delle divisioni e degli scontri. Sandro Ruotolo (PD/S&D) torna a prendersela con il governo Meloni: “Che facciamo? Invochiamo la solidarietà europea quando l’emergenza riguarda Lampedusa e la neghiamo quando riguarda Ceuta? Troppo comodo”. La liberale spagnola Oihane Agirregoitia Martínez invece riapre il fronte anti-Rabat: “Il Marocco si è impegnato a riprendere tutti quanti non hanno diritto di restare, ma le immagini mostrano il contrario”.

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