Ceuta, il governo spagnolo licenzia la responsabile della comunicazione che per prima parlò di 49mila migranti entrati irregolarmente

04 Agosto 2026 - 14:10
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La crisi migratoria senza precedenti che ha investito Ceuta continua a provocare pesanti conseguenze politiche e istituzionali in Spagna. Mentre la magistratura cerca di accertare se dietro l’arrivo di decine di migliaia di migranti vi sia stata un’azione coordinata di reti criminali, il governo di Pedro Sánchez ha rimosso con effetto immediato la responsabile della Comunicazione del Dipartimento della Sicurezza Nazionale (Dsn), dopo la pubblicazione di un’allerta poi cancellata che rivelava per la prima volta le dimensioni dell’emergenza.

La vicenda

Secondo quanto riportato da El País, il messaggio diffuso sul sito del Dsn, citando fonti del ministero dell’Interno, indicava che 49.000 migranti erano entrati irregolarmente a Ceuta nelle prime 24 ore della crisi. Il quotidiano sottolinea che si trattava del “primo riconoscimento ufficiale della dimensione che aveva assunto l’irruzione di massa di immigrati nella città spagnola del Nord Africa”, anche se il bilancio è stato successivamente aggiornato a oltre 60.000 ingressi. La funzionaria, proveniente dal ministero della Difesa, è stata licenziata venerdì scorso con una telefonata mentre si trovava in ferie. Nel testo dell’allerta si parlava della “più grave crisi migratoria registrata a Ceuta dal maggio 2021”, si riferiva del recupero di 19 corpi in mare e si segnalava che migliaia di persone continuavano ad ammassarsi sul versante marocchino della frontiera, mentre le forze di Rabat cercavano di disperderle. Il messaggio aggiungeva inoltre che le reti dei trafficanti stavano sfruttando una recente sentenza del Tribunale Supremo come incentivo alla partenza e ricordava il rafforzamento della cooperazione tra Spagna e Marocco per accelerare i rimpatri.

Dopo la destituzione della responsabile, sul sito del Dsn non sono più comparsi aggiornamenti sulla crisi. La Moncloa non ha rilasciato commenti.

Le indagini

Intanto l’Audiencia Nacional ha aperto un’inchiesta preliminare per verificare se l’ingresso irregolare di almeno 50.000 persone tra il 30 e il 31 luglio sia stato il risultato di “un’azione concertata”. La giudice María Tardón ha incaricato l’Unità centrale immigrazione e frontiere (Ucrif) della polizia nazionale di raccogliere “tutti gli elementi di identificazione di coloro che hanno potuto partecipare a tali azioni”, trasmettendo gli atti alla Procura.

L’indagine nasce da una denuncia del partito extraparlamentare Justicia Europa, secondo cui la mobilitazione di migliaia di migranti “non può essere qualificata come un fenomeno migratorio ordinario o spontaneo”, ma presenta “indizi di un’organizzazione criminale transnazionale”.

Nell’esposto si ipotizza inoltre che la presunta passività dei controlli sulle coste marocchine possa essere il segnale di una “tolleranza consapevole” da parte delle autorità di Rabat. Sul fronte politico, durante la visita a Ceuta il premier Pedro Sánchez aveva definito l’esodo “una violazione dell’integrità territoriale della Spagna”, attribuendolo a “una lettura interessata delle mafie” della recente sentenza del Tribunale Supremo che vieta i respingimenti immediati dei migranti arrivati a nuoto, senza però accusare direttamente il Marocco.

La portavoce del governo, Elma Saiz, ha invece elogiato la collaborazione di Rabat nei rimpatri. Nelle ultime ore Madrid ha tuttavia alzato il livello dello scontro diplomatico. Dopo le rivelazioni della Cadena Ser secondo cui l’intelligence spagnola avrebbe avvertito il ministero dell’Interno del rischio di ingressi di massa, la ministra della Difesa Margarita Robles ha chiesto al Marocco di “fare piena luce” sull’accaduto e di “indagare fino in fondo chi c’è dietro queste reti di trafficanti”, denunciando che “non si possono mandare i giovani verso la morte”.

L'articolo Ceuta, il governo spagnolo licenzia la responsabile della comunicazione che per prima parlò di 49mila migranti entrati irregolarmente proviene da Blitz quotidiano.

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