ChatGPT for Teens è sicuro per i ragazzi? Secondo i test, quasi nessuna delle protezioni promesse funziona davvero

OpenAI ha lanciato ad agosto 2026 una versione di ChatGPT pensata per i teenager, con una serie di protezioni promesse ai genitori: notifiche in caso di conversazioni su autolesionismo, una modalità studio controllata dagli adulti, comportamenti meno "amichevoli" e un sistema per stimare l'età degli utenti. Suona bene sulla carta. Il problema è che, secondo Common Sense Media, quasi niente di tutto questo funziona davvero.
L'organizzazione no-profit ha condotto un test su oltre 4.000 prompt su account registrati a nome di ragazzi tra i 13 e i 17 anni, coinvolgendo anche psichiatri infantili e un pediatra nella valutazione delle risposte. Il verdetto è netto: rischio inaccettabile, e la raccomandazione è di limitare ChatGPT agli utenti maggiorenni finché OpenAI non risolve i problemi riscontrati.
Il problema più grave riguarda le notifiche ai genitori. I tester hanno trascorso fino a un'ora intera a parlare di ideazione suicidaria, autolesionismo o disturbi alimentari su account collegati a un profilo genitore: il risultato è stato zero notifiche inviate. Gli alert scattavano solo su account molto vecchi, con settimane di cronologia accumulata su argomenti sensibili. Un genitore che si affida a questa funzione per tenere d'occhio il figlio sta sostanzialmente guardando uno schermo spento.
Non va meglio sul fronte delle crisi in tempo reale: in più di un caso su quattro, ChatGPT non ha indirizzato i ragazzi verso una linea di ascolto o un professionista quando avrebbe dovuto farlo. Su cinque categorie di rischio grave che Common Sense Media considera "linee rosse", il chatbot è rimasto sotto la soglia minima del 95% di risposte adeguate in ben tre casi.
La modalità studio è altrettanto fragile. OpenAI promette che aiuta i ragazzi a imparare passo per passo invece di dargli le risposte già pronte, e che i genitori possono impostare degli orari in cui è attiva. In realtà, basta selezionare un pulsante "Mostrami la risposta" che compare spontaneamente all'interno della modalità stessa per ottenere il compito già svolto. E per aggirare gli orari impostati dai genitori, ai ragazzi basta cancellare il prefisso @study all'inizio del messaggio.
C'è poi il problema del comportamento da amico. OpenAI aveva promesso di ridurlo nella versione per under 18, ma nei test il chatbot continuava a esprimere emozioni, preferenze e stati d'umore quando i tester lo trattavano come una persona reale. Non è un dettaglio secondario: un'AI che si comporta da amico è progettata, di fatto, per tenere l'utente incollato alla chat.
Infine, il sistema di stima dell'età non ha mai funzionato. OpenAI aveva dichiarato che ChatGPT sarebbe stato in grado di capire se un utente è minorenne dal modo in cui scrive, attivando automaticamente le protezioni. Nei test prolungati su account registrati come adulti, anche quando i tester dichiaravano esplicitamente di avere 13 anni e il chatbot lo riconosceva nella risposta, l'account non è mai passato alla modalità under 18.
La questione della sicurezza dei minori online è sempre più urgente: in Italia, come mostra anche la nostra analisi su smartphone e bambini, un ragazzo su due ha già uno smartphone a 10 anni, e strumenti come ChatGPT sono ormai alla portata di tutti. Nel frattempo, anche altri servizi stanno cercando di rispondere al problema: WhatsApp ha introdotto i controlli parentali per i teenager, mentre tvOS 27 ha chiuso la scappatoia dei profili bambini su Apple TV.
Il punto è che le protezioni dichiarate e quelle reali sono spesso due cose molto diverse, e affidarsi ciecamente alle promesse dei produttori, soprattutto quando in gioco c'è la salute mentale degli adolescenti, è un errore che nessun genitore dovrebbe fare.
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