Chiara Ferragni ancora in rosso, ma la sua società riduce le perdite. E i ricavi… Tutti i numeri
Fenice, la società che gestisce i marchi di Chiara Ferragni, ha chiuso il 2025 con una perdita ridotta a circa 65 mila euro. Nel 2024 il rosso era stato di 3,5 milioni. I ricavi sono saliti da 2,1 a 2,7 milioni di euro, mentre i costi operativi sono scesi da 4,9 a 2,7 milioni. La società entra ora nella fase di esecuzione del nuovo piano industriale e commerciale.
Fenice, conti quasi in pareggio per Chiara Ferragni dopo il crollo del 2024
Fenice prova a lasciarsi alle spalle la fase più dura seguita al caso Pandoro. Il bilancio 2025 della società titolare dei marchi di Chiara Ferragni mostra un recupero netto rispetto all’esercizio precedente: la perdita si ferma a circa 65 mila euro, contro i 3,5 milioni registrati nel 2024. Il Corriere della Sera, riprendendo i dati societari, parla di conti stabilizzati, ricavi in crescita e costi sotto controllo dopo la ristrutturazione interna.
La risalita passa da due voci. La prima riguarda i ricavi, saliti a 2,7 milioni di euro dai 2,1 milioni dell’anno precedente. La seconda riguarda la revisione dei costi, scesi da 4,9 a 2,7 milioni. La spending review guidata dal manager Claudio Calabi ha inciso sulla struttura aziendale, riducendo il disavanzo e riportando Fenice vicino al pareggio operativo.
La ricapitalizzazione ha completato il lavoro sui conti. L’aumento di capitale da 6,4 milioni di euro, già emerso nel 2025, è servito a coprire le perdite pregresse e a rimettere liquidità nella società che controlla il perimetro commerciale del brand Ferragni. Il Corriere aveva già ricostruito l’operazione come uno dei passaggi necessari per il rilancio di Fenice dopo la crisi aperta dal Pandoro-gate.
Chiara Ferragni, il caso Pandoro e il proscioglimento di gennaio
La ristrutturazione arriva dopo due anni segnati dallo scandalo Balocco. La vicenda era esplosa per la comunicazione legata al pandoro “Pink Christmas”, venduto con un messaggio che aveva indotto molti consumatori a collegare l’acquisto al finanziamento dell’ospedale Regina Margherita di Torino. La donazione, secondo le ricostruzioni processuali e giornalistiche, era stata effettuata da Balocco prima delle vendite, mentre le società riconducibili a Ferragni avevano incassato il compenso commerciale.
Il 14 gennaio 2026 il Tribunale di Milano ha prosciolto Chiara Ferragni dall’accusa di truffa aggravata nella vicenda Pandorogate. Il procedimento riguardava il pandoro Balocco e anche le uova di Pasqua Dolci Preziosi. La decisione è arrivata per improcedibilità dopo la caduta dell’aggravante e la remissione delle querele, non con una formula di assoluzione piena nel merito.
Sul piano aziendale, però, gli effetti si erano già visti nel 2024. Partner commerciali in fuga, contratti sospesi, fatturati in contrazione e riorganizzazione interna hanno inciso su Fenice e TBS Crew. Nel 2024, secondo quanto riportava Il Fatto Quotidiano, si era registrato rosso complessivo di 5,7 milioni nelle società collegate all’imprenditrice digitale.
Chiara Ferragni: reputazione in recupero, ma il mercato guarda ai contratti
Alla ripresa dei conti si affianca un recupero reputazionale ancora parziale. Forbes Italia, sulla base dell’analisi Cogit AI, stima oggi la reputazione di Chiara Ferragni a 68 punti su 100. Il dato segna una risalita dal minimo di 22/100 toccato nel giugno 2024, ma resta sotto gli 88/100 del 2022, prima del caso Balocco.
La spinta arriva dal proscioglimento, dal ritorno agli eventi moda e da nuove apparizioni nel circuito del lusso. Restano più fragili la credibilità commerciale e la capacità di trasformare la presenza digitale in contratti stabili. La ricostruzione del business passa ora da partnership, licensing, beauty e moda.
Fenice ha rimesso in ordine il bilancio. Per tornare ai livelli precedenti alla crisi, il marchio Ferragni deve dimostrare che i nuovi ricavi non dipendono solo dal taglio dei costi, ma da un ritorno stabile della domanda e della fiducia dei partner.
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