Cina, il nuovo Codice dell’ambiente guarda al clima

WUHAN – Dalla transizione energetica ai mercati del carbonio, fino alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Sono stati questi i temi al centro del seminario internazionale “Chinese Ecological and Environmental Law Code and Global Climate Governance”, organizzato dall’Institute of Environmental Law della Wuhan University, che ha riunito studiosi, magistrati e rappresentanti di istituzioni provenienti da Cina, Europa e organizzazioni internazionali. L’incontro si è svolto in un momento particolarmente significativo per la Cina, a pochi mesi dall’adozione del Codice ecologico e ambientale, considerato uno dei più importanti interventi legislativi degli ultimi anni nel campo della governance ambientale. Un testo che punta a riordinare e integrare la normativa esistente, trasformando gli obiettivi climatici e di tutela degli ecosistemi in obblighi giuridici più chiari e coerenti.
Ad aprire i lavori è stato il professore Qin Tianbao, direttore dell’Institute of Environmental Law della Wuhan University, che ha sottolineato come il Codice rappresenti una tappa fondamentale nello sviluppo dello Stato di diritto ambientale cinese e costituisca uno strumento per spiegare alla comunità internazionale l’evoluzione delle politiche ecologiche del Paese oltre a rappresentare un nuovo quadro giuridico per il clima. Tra gli ospiti internazionali, Luc Lavrysen, presidente onorario della Corte costituzionale belga e docente della Ghent University, ha evidenziato il valore della cooperazione accademica tra Europa e Cina, sottolineando l’importanza di approfondire il ruolo delle istituzioni giuridiche nella risposta ai cambiamenti climatici e nella promozione della giustizia ambientale. Adam Weiss, presidente dei programmi globali di ClientEarth, ha definito il Codice un risultato legislativo di portata storica, capace di trasformare indirizzi politici e strategie climatiche in norme vincolanti.
Il ruolo chiave dei tribunali nella lotta al cambiamento climatico è stato trattato nella prima sessione del seminario dedicata agli strumenti giuridici per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Lavrysen ha illustrato l’evoluzione della giurisprudenza climatica europea ed internazionale, richiamando casi simbolo come la sentenza Urgenda nei Paesi Bassi, che ha riconosciuto il dovere degli Stati di adottare misure efficaci contro il riscaldamento globale sulla base dei diritti fondamentali alla vita e alla salute. Dalla prospettiva cinese, Tian Danyu, del National Center for Climate Change Strategy and International Cooperation, ha spiegato come il nuovo Codice introduca per la prima volta una disciplina organica della gestione climatica, integrando obiettivi di mitigazione e adattamento all’interno dell’intero sistema normativo ambientale. Anche la magistratura cinese è chiamata a svolgere un ruolo crescente. La giudice Sun Qi della Corte Suprema del Popolo ha illustrato l’esperienza dei tribunali ambientali cinesi, che sempre più spesso applicano principi come la prevenzione del danno, l’equità intergenerazionale e la cooperazione internazionale nelle controversie legate al clima.
La seconda sessione si è concentrata sulla trasformazione del sistema energetico verso modelli a basse emissioni di carbonio e di sviluppo sostenibile. Lorenzo Squintani, docente dell’Università di Groningen, ha analizzato l’esperienza europea evidenziando come le politiche energetiche non possano essere separate dalla tutela ambientale e dagli obiettivi di sviluppo sostenibile. Secondo il giurista, il nuovo Codice cinese rappresenta un interessante esempio di integrazione normativa, capace di collegare protezione dell’atmosfera, energie rinnovabili, prevenzione dell’inquinamento e soprattutto occorrerebbe dar spazio a una maggiore partecipazione pubblica. Inoltre, Liu Jing, docente della Wuhan University, ha invece affrontato il tema della giustizia climatica in una prospettiva comparata, osservando come il contenzioso climatico possa contribuire a colmare lacune normative, rafforzare la tutela dei diritti e accelerare l’attuazione delle politiche ambientali. Sostanzialmente, tra i partecipanti è emersa una convinzione condivisa: il Codice costituisce una base solida, ma sarà necessario sviluppare ulteriori norme settoriali per affrontare questioni sempre più complesse, dalla responsabilità climatica alle misure di adattamento.
Particolare attenzione è stata dedicata al sistema di scambio delle quote di emissione, considerato uno degli strumenti centrali della strategia cinese per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Liang Chen, procuratrice del distretto di Qingshan a Wuhan, ha illustrato alcune esperienze locali di governance ecologica e riduzione delle emissioni, volte a favorire la trasformazione delle imprese verso modelli produttivi più sostenibili. Più critico l’intervento di Huw Slater di ClientEarth, che ha richiamato l’attenzione sui rischi di sovra emissione di crediti e di fenomeni di greenwashing nei mercati volontari del carbonio. Per garantire credibilità ed efficacia, secondo Slater, la Cina dovrà rafforzare i sistemi di verifica, migliorare gli standard qualitativi e favorire una maggiore convergenza con le migliori pratiche internazionali.
L’ultima sessione ha affrontato il rapporto tra azione climatica e conservazione della biodiversità, un tema sempre più centrale nelle strategie ambientali globali. Anne Brosnan, Chief Environmental Ombudsman dell’Environment Agency britannica, ha illustrato l’esperienza del Regno Unito nella pianificazione climatica, evidenziando la necessità di rafforzare le politiche di adattamento, soprattutto nei settori della gestione delle risorse idriche, della prevenzione delle alluvioni e della resilienza delle infrastrutture. Di particolare interesse per il dibattito internazionale è stato l’intervento di Wang Jinpeng dell’Ocean University of China, dedicato agli ecosistemi del “blue carbon”, come mangrovie, paludi salmastre e praterie marine. Questi ambienti svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbimento di anidride carbonica e nella protezione delle coste, ma in Cina manca ancora un sistema normativo specifico per la loro gestione. Secondo Wang, il Codice offre l’opportunità di sviluppare regole più avanzate per la protezione, il ripristino e la valorizzazione economica degli ecosistemi marini, anche attraverso strumenti innovativi come il contenzioso di interesse pubblico. Nelle conclusioni, Qin Tianbao ha sottolineato come il seminario abbia mostrato la crescente attenzione della Cina verso un approccio integrato alla governance climatica, nel quale transizione energetica, mercati del carbonio, tutela della biodiversità e giustizia ambientale vengono affrontati come parti di un’unica strategia. Un percorso che riflette una tendenza sempre più evidente a livello internazionale: di fronte alla crisi climatica, la sfida non riguarda soltanto nuove tecnologie o maggiori investimenti, ma anche la costruzione di regole giuridiche capaci di garantire che la transizione ecologica sia efficace, equa e coerente con la tutela degli ecosistemi da cui dipende il futuro delle società umane.
Secondo lo scrivente di questo articolo, l’efficacia del Codice dipenderà comunque in larga misura dalla sua attuazione nei prossimi mesi e anni. In generale, l’applicazione delle leggi ambientali è sempre una sfida, perché i problemi ambientali di solito riguardano l’interesse pubblico piuttosto che una singola azienda o un individuo. In questo periodo, occorre sottolineare, il governo cinese ha sviluppato attivamente sistemi per rafforzare l’applicazione delle leggi ambientali. La Cina dispone ora di tribunali e corti ambientali, con giudici specializzati in materia. Attualmente ci sono quasi 10.000 giudici ambientali, ben preparati per giudicare i casi che coinvolgono problematiche ambientali. Ciò si traduce in una gestione più rapida dei casi, migliori soluzioni tecniche a problemi ambientali complessi, esiti più equi e maggiore uniformità tra le sentenze in tutto il paese. Dunque, si può affermare che l’adozione del Codice Ambientale invia anche un messaggio chiaro: la Cina ha scelto di elevare la protezione ambientale e l’azione per il clima al primo posto nel suo quadro giuridico. In definitiva, se supportato da una rigorosa applicazione, da un allineamento normativo e da future leggi, come una legge specifica sul clima, il codice svolgerà un ruolo cruciale nel rafforzare la governance ambientale cinese e contribuirà in modo significativo alla transizione verde globale.
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